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Sylos Labini, l’ultimo dei classici
di Galapagos

E’ morto un grande maestro: Paolo Sylos Labini, l’ultimo dei
grandi economisti italiani, l’ultimo dei classici. Era anziano e
malato, ma con gli anni aveva accentuato la sua radicalità, la
sua lotta per lo stato laico e la scuola pubblica. Era nato nel
1920. A 22 anni si era laureato e poi, finita la guerra,
specializzato a Harvard e Cambridge. Poi una brillante
carriera accademica prima a Catania, poi a Bologna, infine a
Roma. Negli anni 50 era stato tra i primi italiani a viaggiare in
Cina. Un suo bellissimo resoconto del viaggio apparve
sull’edizione statunitense della Monthly review che mi fece
leggere 35 anni fa nel suo studio a Statistica. Era stato amico
di Ernesto Rossi e con lui seguace di Gaetano Salvemini.
Sylos (come lo chiamavamo tutti) era uno schumpeteriano (il
titolo del suo primo saggio del ’60 – «Economie capitalistiche
ed economie pianificate» è un omaggio al suo maestro
Schumpeter), molto attento ai problemi strutturali
dell’economia, della crescita, della distribuzione. Molto noto a
livello internazionale, la sua opera più famosa – degna di un
premio Nobel che non gli è mai arrivato- è stata «Oligopolio e
progresso tecnico» pubblicato nel 1964. Venerdì sarà  aperta
la camera ardente nella facoltà  di Statistica della Sapienza. I
funerali sabato a Roma.

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