Questo articolo di PSL è stato suggerito da Marcella Corsi con questa motivazione.

“L’articolo ricorda come la questione del realismo dei modelli teorici coincida con la questione riguardante l’oggetto dell’analisi economica. Questo oggetto, sottolinea Sylos Labini, ha carattere storico: tutte le discipline che studiano la società sono storicamente condizionate, giacché la società stessa cambia in modo irreversibile nel tempo storico. Le discipline sociali vanno viste quindi come cerchi che in parte si sovrappongono e che si muovono tutti nella storia.” 

1. I due requisiti delle proposizioni scientifiche

In qualsiasi scienza una proposizione può avere un valore interpretativo se risponde a due requisiti: deve essere logicamente corretta e deve essere in qualche modo rilevante – deve avere cioè un qualche collegamento con la realtà che la scienza in questione si propone di studiare. Entrambi i requisiti sono essenziali. Nel nostro campo coloro che si preoccupano soprattutto del primo requisito producono modelli sterilmente astratti, come i modelli elaborati da quell’economista ironicamente definito astronomo da Maffeo Pantaleoni; coloro che si preoccupano soprattutto del secondo requisito producono descrizioni realistiche ma frammentarie e incapaci di mettere in chiaro i nessi che legano le varie parti ed i relativi movimenti. L’ideale è di essere rigorosi e rilevanti; è difficile, ma questo è il fine verso cui dobbiamo tendere.

Per mettere in risalto i vantaggi del metodo matematico è stato detto che la matematica non ha simboli per le idee confuse. Giusto. Può averli però per idee precise ma irrilevanti.

I modelli astratti non servono dunque all’avanzamento della nostra disciplina? Servono, ma a condizione che si tratti di modelli suscettibili, attraverso successive approssimazioni, di giungere a interpretare un particolare aspetto di una certa realtà. Giudicare se un modello astratto è potenzialmente fecondo nel senso ora indicato o è potenzialmente sterile è arduo; ma il problema esiste. Il modello di sviluppo di von Neumann e quello di Sraffa (entrambi si ricollegano all’impostazione classica) sono molto astratti, ma lo sono in modo potenzialmente fecondo – sono cioè suscettibili di successive approssimazioni, come nel secondo caso per alcuni aspetti cercai di dimostrare molti anni fa. (Alludo alla nota «Introduzione di forme di mercato non concorrenziali nello schema di Sraffa e passaggio alla riproduzione su scala allargata: appunti preliminari e provvisori» discussa in un seminario dell’Istituto di economia della Facoltà romana di scienze statistiche nel settembre del 1968 (cfr. Sylos Labini, 1984, cap. 6, § 8).
Debbo anche rinviare all’articolo «Premesse concrete e ipotesi teoriche nell’analisi economica» – «Giornale degli economisti», giugno 1961. Rinvio infine alla memoria «Saggio dell’interesse e reddito sociale», Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, 1948).

Reputo invece sterilmente astratta, per fare un solo esempio, la teoria dei giochi applicata all’economia nel suo complesso – altro discorso vale per l’economia aziendale e per le decisioni che debbono prendere i manager; e ciò perché, dato il carattere indeterminato di tali decisioni, in questo caso dalla microanalisi non si può risalire alla macroanalisi.

(Continua nel documento pdf qui sotto)

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Paolo Sylos Labini
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