di Marta Fana e Giacomo Gabbuti

 

<<Secondo Sylos Labini, sviluppo economico e sviluppo civile possono solo progredire insieme: il primo è presupposto del secondo – “è difficile parlare di ‘civiltà’ quando gran parte della gente conduce una vita grama nella povertà” – e allo stesso tempo “trova seri ostacoli quando non può fondarsi su una forza lavoro sufficientemente sana e istruita, su una ragionevole aspettativa che i contratti verranno regolarmente onorati, su uno Stato capace di regolare pacificamente i conflitti e di promuovere l’interesse comune”.

Impossibile non pensare al senso di compiacimento con cui, a “sinistra”, si rivendica l’aver preso i voti dei pochi istruiti e colti, dopo non aver saputo garantire alla maggioranza lavoro, redditi e servizi pubblici degni.>>

 

Dal 5 marzo, e cioè dal giorno dopo le elezioni, gli occhi sono puntati sull’Italia del sud. Tutti provano a capire cosa abbia diviso il paese a metà: da una parte il nord che ha decretato il successo della Lega, dall’altra il sud che ha votato in maggioranza per il Movimento 5 stelle.

In particolare, quel sud tutto dipinto di giallo è utile per ridimensionare la novità del voto, e ricondurla a più vecchie certezze.

Il reddito di cittadinanza (nel programma dell’M5s fin dal 2013, oggetto di un già discusso disegno di legge e, nei fatti, come ha osservato Chiara Saraceno, nulla più di una generosa, imperfetta, banale assicurazione universale contro la disoccupazione) spiegherebbe la geografia del voto “lazzarone” del sud; parallelamente, il nord produttivo avrebbe votato egoisticamente per la flat tax. Su una simile lettura, per citare il caso più autorevole, basa la sua proposta di reintroduzione di gabbie salariali il presidente dell’Inps Tito Boeri.

Ma questa interpretazione, solo apparentemente economicistica, rimuove in realtà la profonda trasformazione imposta all’Italia dagli ultimi, lunghi decenni di stagnazione e poi crisi. Quando il voto è spiegato esaminando le preferenze economiche, le osservazioni paiono tuttavia risentire degli stereotipi riguardanti i vizi del sud “terrone” e le virtù del nord produttivo.

Per rendersi conto di cosa è successo, può essere dunque utile mettere insieme alcuni numeri, noti e disponibili, ma largamente rimossi dal dibattito pubblico. Focalizzandoci sul risultato dei cinquestelle nel sud, cosa può spiegare il voto di chi, secondo Tecnè, li ha votati individuando nella mancanza di lavoro e nei bassi redditi i problemi principali del paese?

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Pubblicato su Internazionale il 23 marzo 2018

 

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