Il punto di partenza era sacrosanto: fissare finalmente dei parametri quanto più possibile oggettivi e incontestabili per una sorta di preselezione dei professori universitari. Obbligando gli aspiranti cattedratici a presentare un certo numero di lavori scientifici, diversi a seconda del settore, pubblicati su una serie di riviste.
Certo è che nella prima lista, utilizzata per selezionare gli stessi commissari che poi valuteranno quanti aspirano all’abilitazione scientifica nazionale, c’erano alcune «eccentricità », diciamo così, che farebbero scoppiare in una fragorosa risata qualunque docente non solo di Harvard, Princeton o Berkeley ma anche di un qualsiasi ateneo minimamente serio dal Cile al Kamchatka.
Come denunciarono tre settimane fa i professori e i ricercatori che animano roars.it, un blog che si occupa di politica universitaria, tra le pubblicazioni “scientifiche” c’erano infatti non solo il Sole24Ore (leggi tutto… ).
Sesso droga e Chiesa: le pazze riviste ANVUR sempre più pazze (episodio 2 della trilogia).
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