Copertina
Autore Paolo Sylos Labini
Titolo Saggio sulle classi sociali
EdizioneLaterza, Roma-Bari, 1975 [1974], Saggi tascabili 11 , pag. 196, dim. 110x180x14 mm
LettoreRenato di Stefano, 1977
Classe economia , scienze sociali
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Indice


Prefazione                             VII

Introduzione                             3

I.  Tendenze di lungo periodo

1.  Distribuzione del reddito e classi
    sociali                              9
2.  Cause della disuguaglianza nella
    distribuzione del reddito           21
3.  Tendenze delle classi sociali       27
4.  Nord, Centro e Sud                  35
5.  Marx e la piccola borghesia         41
6.  La rapida espansione della
    burocrazia privata e pubblica       47
7.  L'ubiquità della piccola borghesia  53
8.  Confronti internazionali            63
9.  Piccola borghesia e fascismo        73

II. Lo stato attuale e le prospettive

1.  La questione delle riforme          83
2.  Intellettuali e tecnici             91
3.  I condizionamenti internazionali e
    le tensioni di origine interna      95
4.  La sinistra tradizionale e
    i ceti medi                        103
5.  Sindacati operai e sindacati
    dei ceti medi                      109
6.  L'attuale crisi politica e
    la borghesia finanziaria           117
7.  Un popolo di semianalfabeti        125
8.  Contrasti economici e
    contrasti sociali                  131
9.  Il grande tiro alla fune           135

Note al testo

1.  La nazionalizzazione e le retribuzioni
    nell'industria elettrica           141
2.  Le rendite edilizie                142
3.  Sulla possibile graduale sostituzione
    della divisione orizzontale del lavoro
    con una certa rotazione verticale  142
4.  Intorno alla suddivisione
    delle classi sociali               143
5.  «Uomini di grande onestà civile»   144
6.  Espansione della burocrazia
    nel periodo fascista               145
7.  Salari e stipendi
    nel periodo fascista               145
8.  Piccola borghesia e fascismo       146
9.  Riforma scolastica                 147
10. Potere, controlli e responsabilità
    della burocrazia                   147
11. La strategia della grande
    borghesia industriale              148

Appendice.  Tabelle statistiche commentate

1.  Le grandi classi sociali in Italia 153
2.  Confronti internazionali           161
3.  La distribuzione del reddito       168
4.  Gruppi sociali particolari,
    occupazione nell'industria e
5.  Sindacati operai e sindacati
    dei ceti medi                      180
6.  Dati sull'istruzione               186
7.  Stime e ipotesi sul comportamento
    elettorale                         189

 

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Pagina 3

Introduzione


Il fisico studia gli atomi, ma egli non è un atomo. Il microbiologo studia i microbi, ma egli non è un microbo. L'economista, non diversamente dal sociologo, studia la società della quale fa parte: egli non è estraneo all'oggetto del suo studio nel senso particolare in cui si può affermare che lo sia il cultore di scienze naturali. Di conseguenza, lo studioso di discipline sociali nella sua attività intellettuale (e politica) è necessariamente condizionato dall'educazione che ha ricevuto, dall'ambiente dal quale proviene, dalle sue preferenze circa i movimenti della società in cui vive, in una parola, dalla sua ideologia. Di ciò egli deve essere ben consapevole, proprio per ridurre le distorsioni che nelle sue analisi - addirittura nella scelta stessa dei temi da studiare - può provocare la sua ideologia. Lo studioso di discipline sociali che si crede orgogliosamente «obiettivo», neutrale, fuori della mischia, è, tutto sommato, un personaggio patetico, perché è vittima di una ideologia senza saperlo e senza possibilità di contrastarne le pressioni. Se lo studioso non può sperare di essere rigorosamente «obiettivo» (ciò che è impossibile), può e deve tuttavia sforzarsi di essere intellettualmente onesto, ossia può e deve cercare di vedere tutti gli aspetti di un determinato problema, anche gli aspetti per lui sgradevoli, e non solo quelli che sono conformi alla sua ideologia o utili per la sua parte politica.

Detto tutto questo, credo di dover spiegare ai lettori alcuni frammenti della mia ideologia, nella misura in cui ne sono consapevole: tali indicazioni potranno anche chiarire, spero, il motivo o i motivi che mi hanno indotto ad affrontare questi problemi, ciò che a rigore rappresenta un'invasione in campo altrui. Indicherò, in particolare, tre punti.

Punto primo. La posizione del singolo nella società - in una determinata classe o gruppo sociale - condiziona il suo modo di pensare e di agire, ma non lo determina in modo puntuale. Il singolo può ampliare (ma non indefinitamente) i limiti entro cui pensa e agisce proprio attraverso la coscienza e la conoscenza critica della sua posizione nella vita sociale. Per il bene o per il male, la zona discrezionale è specialmente ampia nel caso di coloro che appartengono alle classi intermedie e, ancora più specialmente, nel caso degli intellettuali; ma tende a crescere anche per coloro che appartengono alle così dette masse, man mano che il livello medio di vita supera il livello di sussistenza (comunque venga inteso).

Punto secondo. Con riferimento alla classificazione indicata nella prima tabella (v. l'Appendice), dal punto di vista economico-sociale chi scrive, che è un professore universitario, si considera membro di una frangia che sta fra la media e la piccola borghesia. Egli è dunque, per diversi motivi, un privilegiato - lo è dal punto di vista economico, lo è dal punto di vista del grado d'istruzione che ha potuto conseguire grazie alla posizione sociale della sua famiglia e non per virtù «innate». Ma il privilegio non è, in sé e per sé, un motivo di censura o di vergogna: lo è se è fine a se stesso; non lo è se viene usato per fini socialmente e civilmente validi - in ultima analisi e in prospettiva, per negare i privilegi stessi.

Punto terzo. Chi scrive si considera, politicamente, un onesto riformista - onesto nel senso che non solo crede ma, con le sue modestissime forze, opera per le riforme, specialmente per quelle riforme che possano contribuire a «sgombrare il terreno da tutti quegli impedimenti legalmente controllabili che impacciano lo sviluppo della classe operaia» (Marx, Prefazione al Capitale, Ed. Rinascita, Roma, 1951, p. 17). Egli pensa di avere una tale concezione non per una straordinaria nobiltà di animo e per una generosità senza pari, ma semplicemente per ragioni di meditato egoismo: il processo di trasformazione sociale del nostro paese «si muoverà in forme più brutali o più umane secondo il grado di sviluppo della classe operaia» (Marx) e, più in generale, secondo il grado di sviluppo delle classi inferiori o subalterne: lo stesso livello civile della nostra società e, in definitiva, della nostra vita quotidiana, dipendono dal grado di sviluppo di queste classi, che nessuna legge soprannaturale ha condannato a rimanere per sempre subalterne. Pur considerandosi un riformista, chi scrive non ha ostilità, ha anzi rispetto, per coloro che vogliono operare da rivoluzionari, a condizione che si tratti di rivoluzionari seri e non di miserevoli parolai o di luridi imbroglioni. E sebbene egli auspichi le riforme non per consolidare il sistema ma per cambiarlo, chi scrive deve ammettere che gli fa difetto la fede rivoluzionaria - la fede nella necessità o nell'utilità di un grande trauma nel processo di trasformazione sociale.

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Pagina 21

2. Cause della disuguaglianza
nella distribuzione del reddito


In via generale, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito può essere oggetto di due critiche distinte, secondo che essa si ricolleghi alla proprietà privata dei mezzi di produzione ovvero alla differenziazione delle attività lavorative.
[...]

 


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