Ricordo di un cittadino grato
di Vittorio Melandri

E’ morto Paolo Sylos Labini, e credo che l’ Italia ” più” civile debba soffrirne la dipartita in un modo
particolarmente intenso, perché viviamo in un periodo particolarmente cupo per la nostra comunità 
nazionale, anche se, se ne intravede forse, il crepuscolo; a dire il vero più con l’ ottimismo della volontà  che con la forza della ragione. Proprio perché comunque, il possibile nuovo inizio appare in mani ” piccole piccole” , della statura intellettuale di Sylos Labini, ma soprattutto del suo rigore e più ancora della sua passione morale (merce molto rara da scorgersi fra tutte le prime file della classe dirigente italiana), si sentirà  la mancanza.
Lascia dietro di sé una testimonianza imponente, fatta di studi e più ancora della trasmissione alle generazioni future dei frutti dei suoi sforzi di studioso, ma anche fatta su misura per i cittadini semplici, come me, più lontani dagli alti studi economici cui ha dedicato la sua vita. Lo scorso settembre, è apparso ull’ Unità  diviso in tre parti e pubblicato l’ 8, 9 e 10 di quel mese, quello che si può forse considerare una sorta di suo testamento spirituale, proprio rivolto a tutti i cittadini di questo disgraziato Paese, in quanto tali.
E’ stato titolato: ” Io e i Cattolici per bene” , e cominciava così : ” La crisi della società  italiana che ha
origini antiche e che il governo Berlusconi ha reso più grave, si è ulteriormente aggravata con l’ esito del
referendum. Sta emergendo un nuovo clericalismo che non può non essere accompagnato da un nuovo
anticlericalismo. Per la nostra convivenza civile il pericolo è mortale. Vedo una sola via d’ uscita: che i laici e i cattolici di buona volontà  esprimano con totale franchezza tutte le critiche che in coscienza si sentono di rivolgere ai propri simili e agli altri.” Nei pochi mesi che ci separano da quell’ inizio di settembre, le cose sono ulteriormente peggiorate, e al posto della ” totale franchezza” auspicata da Sylos Labini, si vede
sempre più emergere una gran voglia di sopraffazione degli uni sugli altri, condita di ipocriti salamelecchi e
sostenuta quando occorre, dal più plateale ricorso alla menzogna. Sylos Labini, concludeva lo scritto a cui
sopra ho accennato, con un richiamo alla sua ultima avventura ” politica” , animata insieme a cinque
compagni di avventura, e così , a sé stesso e a loro si riferiva: ” Tutti e sei non amiamo le «imposizioni più
o meno oblique». Tutti e sei ci adoperiamo – ho scritto questo articolo d’ accordo con gli altri – per
scongiurare la nuova spaccatura tra clericali ed anticlericali. Tutti e sei crediamo al metodo della libertà  ,
ossia alla persuasione, che i greci vedevano come una semidea; Peito, e i romani chiamavano con un nome
bellissimo, Suadela. Ecco: per noi la via della civiltà  si chiama Suadela.” Chi riesce a scorgere attorno a sé
tracce di persuasione, nell’ accezione significata da Sylos Labini, nel fare della classe dirigente italiana tutta, credo oggi possa dirsi, o fortunato, o presbite e miope (cioè quasi ceco) insieme. Si scorgono, è vero, vaghe tracce della volontà  di ” cambiare” , e per concludere questo ricordo di Sylos Labini, vorrei riferirmi a quella ” vaga traccia” che è più carica di potenzialità  : la possibilità  che in Sicilia, per la prima volta, l’ antimafia arrivi alla guida politica dell’ isola. E’ una possibilità  dirompente per la vita futura di tutta l’ Italia, e non possiamo non ” persuadercene”. Francamente però , al pensiero del groviglio enorme di interessi che si potrebbero scoperchiare, tremo per lei, al pensiero del compito che attende Rita Borsellino.
Inutile però girarci intorno, al suo successo, è oggi legato il residuo di speranza che lo Stato italiano, possa
cambiare atteggiamento e finalmente incidere chirurgicamente sul suo rapporto incestuoso con tutte le mafie, cominciando intanto con lo smettere di stilare classifiche grottesche e vergognose, che mettono in fila una mafia più pericolosa e una di meno. Anche per questo, occorre proteggere come non mai, Rita Borsellino.
Troppo forte per me è la possibilità  di collegare Rita Borsellino al ricordo di Robert F. Kennedy. Anche lui
aveva alle spalle un fratello barbaramente assassinato, anche lui era reduce da una vittoria alle primarie, il 4
giugno 1968, in South Dakota e California. Ma quella sera stessa Robert Kennedy fu aggredito a morte e
all’alba del 6 giugno 1968, a soli 42 anni morì . Lasciandoci solo la voglia, di ” un mondo più nuovo” . E’ la stessa voglia di un’ Italia più nuova, che viene affaticata dalla morte di Sylos Labini, e che ri-sorge
rinvigorita al pensiero che Rita Borsellino possa domani essere alla guida della regione Sicilia, ma non
possiamo neppure per un attimo, sottovalutare il fatto, che c’ è ” qualcuno” , che non può nemmeno
immaginare che una cosa simile avvenga, e purtroppo sappiamo, che ” quel qualcuno” non si è mai
fermato dinnanzi a nulla.

Redazione
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