visco-6401di Carlo Clericetti

“Devi migliorare il tuo tenore di vita: elevare la qualità  del cibo, rendere la tua casa migliore, investire per il futuro. Però, mi raccomando: fallo senza spendere più di adesso”. Che cosa risponderemmo a chi ci dicesse una cosa del genere? Che è un ottimo consiglio, ma non si capisce bene come metterlo in pratica, perché tutte quelle cose qualche spesa in più la richiederebbero.

Forse è una banalizzazione, ma l’impressione dopo aver ascoltato le Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco è stata questa. Una svolta nell’analisi della crisi e su cosa fare per superarla, ma lasciata un po’ a metà, perché è difficile capire come metterla in pratica, visto che “crescita economica ed equilibrio del bilancio pubblico non possono che essere perseguiti congiuntamente”. E sì che lo stesso governatore riconosce che “i costi congiunti della recessione e di politiche di bilancio restrittive sono stati elevati”, e che se “la lunga recessione si è arrestata alla fine dello scorso anno” questo è avvenuto un po’ per la domanda estera, ma anche per il “ridursi della necessità  di correzione dei conti pubblici”.

Insomma, la svolta è nell’accento posto quest’anno sulla necessità  di un rilancio della domanda, piuttosto che sulle famose “riforme strutturali” (che ovviamente non vengono affatto dimenticate, ma, a differenza degli anni scorsi, si insiste di più sul primo fattore). L’incompletezza sta nel fatto che non viene ben chiarito con quali risorse. Non si parla di tagli al welfare, che del resto sarebbero in contraddizione con il sostegno al reddito delle famiglie che pure viene citato come auspicabile. Certo, si ripete quanto sia necessaria la lotta a “corruzione, criminalità, evasione fiscale” e “l’efficienza della pubblica amministrazione”. Ma sono obiettivi (condivisibili e indispensabili) che non danno frutti immediati nella quantità  che servirebbe.

Forse la logica del discorso di Visco va ricercata essenzialmente in questa frase: “Aumenti di produttività  e crescita dell’occupazione sono conciliabili se si riprende la domanda interna. La chiave è l’aumento degli investimenti fissi, che sono la cerniera tra domanda e offerta: da un lato, se ci sono le giuste condizioni esterne, esse sono la componente della domanda che reagisce più rapidamente al mutamento delle aspettative; dall’altro, essi potenziano la capacità  di offerta sfruttando il progresso della tecnologia e rispondendo alla globalizzazione dei mercati e degli stessi processi produttivi”. Interpretiamo: se si fa quello che si deve, le aspettative degli imprenditori migliorano; questo fa sì che riprendano ad investire e dunque si rimette in moto tutto, domanda interna, produttività  e occupazione. Se è giusta questa interpretazione, il fattore che Visco considera fondamentale è appunto quello delle aspettative.

Ma sono sufficienti le aspettative che si sta “mettendo la casa in ordine” per convincere le imprese ad aprire il portafoglio, o serve, non meno di quelle, anche la convinzione che lo Stato smette di drenare risorse e comincia invece a immetterle, aumentando il volume degli affari e la capacità  di spesa dei consumatori? Molti ritengono che questa seconda conti sensibilmente di più. Per il momento, comunque, accontentiamoci del fatto che il governatore abbia messo in rilievo che senza una ripresa della domanda interna dalle secche non si esce.

(blog di Carlo Clericetti, 30 maggio 2014)

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