Un articolo di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa, Stefano Sylos Labini

Il referendum per l’uscita dall’euro, che è stato rilanciato sia pure con toni diversi dalla Lega e dal Movimento a 5 Stelle dopo la vittoria dell’exit dall’Unione Europea in Gran Bretagna, è un percorso che richiede tempi non brevi per essere realizzato. Infatti, per indire un referendum consultivo è necessaria l’approvazione di una legge costituzionale votata dai 2/3 del Parlamento. Inoltre, non è chiaro come potrebbero essere gestite le tensioni e l’instabilità  – fughe di capitali e corsa agli sportelli bancari – che si produrrebbero sui mercati finanziari nel periodo che passerà  dal momento in cui viene indetto il referendum al momento del voto. Infine, è dubbio che gli Italiani dispongano di informazioni adeguate per valutare i pro e i contro che comporterebbe l’uscita dall’euro, e che abbiano il coraggio e la volontà  di uscirne. Tutto ciò farebbe aumentare l’incertezza in merito al risultato finale, rendendo il nostro Paese estremamente vulnerabile di fronte agli attacchi della speculazione finanziaria.

La “moneta fiscale”, oggetto della nostra proposta, supera questi problemi perché consente di creare potere d’acquisto e liquidità  complementari rispetto all’euro in tempi rapidi, senza mettere in atto rotture e senza peggiorare – anzi, in effetti, migliorando – i saldi del bilancio pubblico.

La “moneta fiscale” è costituita da titoli non di debito emessi dallo Stato ed assegnati gratuitamente a famiglie e imprese. In Italia potrebbe essere introdotta sotto forma di Certificati di Credito Fiscale (CCF): titoli utilizzabili per ridurre i pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione (tasse, imposte, contributi eccetera) a partire da una certa data futura – per esempio, due anni dopo l’emissione.

Il M5S ha già  presentato un progetto di legge (elaborato a cura del deputato Girolamo Pisano) per una prima applicazione dei CCF, in particolare rivolta ai settori delle ristrutturazioni e dell’edilizia sostenibile. Ma i CCF possono costituire la base di un progetto di rilancio economico molto più ampio.

I CCF possono, infatti, essere assegnati gratuitamente a disoccupati, lavoratori precari e pensionati con assegni bassi per integrare i loro redditi, e alle aziende per ridurre i costi di lavoro lordi e migliorarne immediatamente la competitività. Potrebbero inoltre finanziare iniziative di spesa sociale, nonché investimenti e opere di pubblica utilità. L’obiettivo della manovra è quello di promuovere l’espansione della domanda interna, condizione fondamentale per trainare la produzione, gli investimenti e l’occupazione delle imprese.

I CCF sono un credito tributario, non sono soggetti a rimborso, e ai sensi dei regolamenti Europei di contabilità  nazionale non costituiscono indebitamento dello Stato che li emette. A differenza di BOT e BTP, non vengono emessi per raccogliere denaro che deve essere restituito alla scadenza. Al momento dell’emissione dunque non interferiscono con i parametri imposti dai trattati e dalle normative europee e non vanno iscritti a bilancio come riduzione delle entrate fiscali.

Per chi li riceve, peraltro, i CCF hanno valore immediato, perché conferiscono un diritto a beneficiare di sconti d’imposta d’importo finale certo. Il ricevente li può convertire in euro vendendoli sul mercato finanziario come un normale titolo di Stato e spenderne il ricavato, o anche utilizzarli come mezzo di pagamento per acquisti di beni e servizi (con controparti disposti ad accettarli).

L’assegnazione di CCF stimola quindi una forte ripresa dell’occupazione e del PIL. Da ciò derivano anche maggiori entrate fiscali lorde, più che sufficienti a compensare la perdita di gettito prodotta dai CCF stessi quando giungeranno a scadenza e cominceranno a essere utilizzati per ottenere sconti fiscali. Lo scorso anno Mediobanca ha elaborato una simulazione di una manovra sostenuta da emissione di CCF, ipotizzando l’immissione di 20 miliardi di euro di CCF nel 2016 e di ulteriori 40 miliardi nel 2017 e nel 2018, rispettivamente. La simulazione mostrava che con questo intervento il Pil reale sarebbe cresciuto del 3,1% nel 2016 e del 3,0% nel 2017, portando il rapporto debito/Pil a ridursi dal 132,8 al 112% nel 2019.[1]

Ciò che proponiamo è un programma di assegnazioni prolungato e certo, che sostenga la spesa e produca la riduzione del costo del lavoro lordo delle imprese. In tal modo, l’Italia può rimettere in modo l’economia e, nello stesso tempo, avviare una rapida riduzione del rapporto debito pubblico / PIL.

Una manovra con la moneta fiscale sarebbe ancora più efficace se venisse costruita come un’operazione di sistema, poiché la mobilitazione e il coordinamento delle forze economiche – imprese, banche e sindacati – permetterebbe di sfruttare al meglio gli ampi incentivi che la manovra stessa offre.

Per concludere, la “moneta fiscale” è una strada molto più semplice e meno traumatica dell’uscita “secca” dall’euro. Nel tempo, potrebbe perfino sostituire totalmente l’euro, creando le condizioni per un’uscita “morbida” dalla moneta unica qualora ciò si ritenesse utile o necessario. Ma potrebbe anche costituire uno schema permanente, adottabile, oltre che dall’Italia anche da altri paesi dell’Eurozona, per riavviare la crescita dell’occupazione e del PIL, risolvere finalmente la crisi e sgomberare il campo dai rischi e dai costi economici e sociali impliciti nell’attuale struttura disfunzionale dell’Eurosistema.

Per una descrizione dettagliata del progetto si vedano

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/01/19/una-proposta-rianimare-la-domanda-con-i-certificati-di-credito-fiscale/?uuid=1cA3elPO

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/01/21/con-i-certificati-di-credito-fiscale-il-tasso-di-crescita-puo-raddoppiare-ecco-perche/

[1] Mediobanca Securities, Country Update, Italy – Tide turns as recovery starts, 17 November 2015 – Simulazione Mediobanca

Stefano Sylos Labini
geronimostilton970@gmail.com

One thought on “Una moneta complementare all’euro per tornare a crescere senza debito”

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.