AUSTERITA“ […] proseguendo con le politiche di “austerità “ e affidando il riequilibrio alle sole “riforme strutturali”, il destino dell’euro sarà  segnato: l’esperienza della moneta unica si esaurirà, con ripercussioni sulla tenuta del mercato unico europeo. In assenza di condizioni per una riforma del sistema finanziario e della politica monetaria e fiscale che dia vita a un piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati, contrasti le sperequazioni tra i redditi e tra i territori e risollevi l’occupazione nelle periferie dell’Unione, ai decisori politici non resterà  altro che una scelta cruciale tra modalità  alternative di uscita dall’euro”. 

 

Nello stesso giorno in cui i media celebrano la vittoria di Angela Merkel in Germania, il Financial Times pubblica un testo che interpreta molto diversamente la fase e che guarda più avanti: è “Il monito degli economisti” (“The Economists’ Warning”), un documento promosso dagli italiani Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo (Università  del Sannio) e sottoscritto da alcuni tra i principali esponenti della comunità  accademica internazionale, appartenenti a varie scuole di pensiero: tra di essi Philip Arestis (University of Cambridge), Wendy Carlin (University College of London), James Galbraith (University of Texas), Mauro Gallegati (Università  Politecnica delle Marche), Eckhard Hein (Berlin School of Economics and Law), Alan Kirman (University of Aix-Marseille III), Jan Kregel (ex capo dell’ufficio Finanziamenti per lo sviluppo dell’ONU), Dimitri Papadimitriou (presidente del Levy Economics Institute), Pascal Petit (Université de Paris Nord), Dani Rodrik (Institute for Advanced Study, Princeton), Willi Semmler (New School University, New York), Tony Thirlwall (University of Kent) ed altri.

Il testo completo e tutte le informazioni su:
www.theeconomistswarning.com

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One thought on “Una via costituzionale al “reddito minimo” per la piena e buona occupazione”

  1. Cara Daniela,

    ho scritto molto sul basic income o reddito di cittadinanza che dir si voglia, ma tutto quel mio buon lavoro é andato purtroppo perduto con la scomparsa del sito http://www.radicalsocialismo.it, per cui ed invece di un link non mi resta che riassumerti per grandi linee il mio pensiero.

    L’art. 4 della Costituzione riconosce INCONDIZIONATAMENTE il diritto al lavoro sospingendo invece a posteriori la sua FONDAMENTALE essenza anche di dovere.

    Poiché anche quasi tutte le opere del compagno Rodotà seguono lo stesso orientamento (ed in questo gli muovo una secca critica), non posso che evidenziare come tutto ciò sia molto italiano,

    mentre io "“ da mezzo tedesco "“ molto avrei gradito una simile formulazione del comma 4.2

    "Tale diritto comunque scaturisce da SINCRONA, VOLONTARIA ed attiva partecipazione – allo sviluppo della Società "“ indifferentemente se materiale e/o spirituale, purché in quantità e/o qualità direttamente proporzionali alle proprie possibilità innate:

    perché quell’"a ciascuno secondo i suoi bisogni" – che, dal punto di vista economico, fisico e della selezione naturale, é solo e proprio una BESTEMMIA –

    diventa invece SACRO e PROVERBIALE se preceduto (o quantomeno accompagnato manonella mano!) da quel "da ciascuno secondo le sue possibilità!"

    Infatti "“ per creare la Società del Futuro "“ bisogna assolutamente vedere e conoscere l’uomo non come dovrebbe essere ma come realmente é, con i suoi pregi ma anche coi suoi difetti:

    solo in questo modo lo si aiuterà ad evolversi positivamentemente ed a diventare quello che dovrebbe essere, perché ha solo figli molli ed imbelli il paese dove scorre il latte ed il miele,

    qual risultato di Padri Costituenti che "“ per far sviluppare diritto il neovirgulto "“ invece del realismo d’un bastone, dritto e robusto, lo hanno sorretto ed affiancato con la fumosità di certi loro eccellenti idealismi e visioni (oltre che con i consueti elastici di mutande marxiste!)

    Alle mie considerazioni, su radicalsocialismo.it, facevo seguire una deliziosa striscia "Paperino ed il reddito di cittadinanza" estratto da un vecchio numero dell’edizione americana e talmente graffiante, che in Italia il consociativismo ne aveva interdetta la pubblicazione:

    se mi fornirai una e.mail sarò lieto di mandartela……. la giudico FONDAMENTALE per chiunque scriva di basic income e se deve percepirlo anche il surfista di Malibù!

    Concludendo: poiché troppa dell’attuale gioventù "“ più che a guadagnare "“ aspira a non lavorare, finendo coll’impersonale la quintessenza del fancazzismo e del disoccupato volontario,

    sono cento per cento del parere del compianto compagno Ernesto ROSSI, e cioé sì entusiasta ad una riedizione, riveduta e corretta, della DAF (deutsche ArbeitsFront, Fronte del Lavoro,

    perché anche l’art. 25 della Carta Onu dei diritti dell’uomo riconosce il diritto al mantenimento dell’infortunato o disoccupato INVOLONTARIO),

    ma secco NO! a qualunque pensionamento dalla nascita di ridicoli spastici volontari, che non alzino un dito pur ritrovandosi giovani, sani, forti, ben nutriti, acculturati e fin’anche palestrati!

    E "“ esattamente come Padoa Schioppa – parlo per esperienza vissuta, quella dei miei due bamboccioni; è stata tutta colpa mia e come rimpiango di non aver usato la frusta (come faceva mia madre): val più colpo di mazza che non cento harri-ciuco!

    Schlag (Francesco Raucea, fra@gesell.it)

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