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Se in futuro a qualcuno venisse in mente di scrivere una storia della sociologia in Italia nella seconda metà  del Novecento non dovrebbe dimenticare di dedicare un capitolo al pensiero sociologico di Sylos Labini. Non si contesta ovviamente la sua appartenenza disciplinare. Come economista, però, non fu solo eterodosso per il sospetto con cui guardava a quei colleghi che si esercitavano esclusivamente nella costruzione di modelli matematici, ma anche perché non esitava di fronte alla tentazione di inoltrarsi nei territori confinanti della storia e della sociologia. Non si stancava infatti di ricordare ai suoi colleghi economisti che uno dei padri fondatori della loro disciplina non aveva scritto soltanto intorno alla ricchezza delle nazioni, ma anche una Teoria dei sentimenti morali che oggi considereremmo un’opera tra la filosofia sociale e la sociologia, anche se è raro che i sociologi l’abbiano letta, ed erroneamente stentano a riconoscere Smith come un precursore.

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Redazione
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