Il 7 dicembre di quattro anni fa moriva a Roma Paolo Sylos Labini. Ieri, a ricordare l’economista nella sede romana della casa editrice Laterza, c’erano soprattutto le sue parole. A trasformarle in voce, le persone che lo hanno conosciuto e che oggi continuano a portare avanti i suoi insegnamenti.

Nello Ajello, con il racconto di Un paese a civiltà  limitata, ha ricordato che Sylos Labini definiva Berlusconi al potere una “sciagura nazionale” e diventava nervoso quando sentiva dire che “la Casa delle Libertà  rappresenta la destra o il centrodestra: il capo è un ricco personaggio che pensa principalmente alla sua azienda e ai suoi problemi giudiziari – si arrabbiava – Che diavolo c’entra la destra?”.

La versione Sylos Labini sulle vicende giudiziarie del premier è stata affidata alla voce di Gian Carlo Caselli: “Guai a disperare”, scriveva Sylos Labini. L’unico antidoto alle bugie e ai soprusi è l’informazione, perché “più sarà  diffusa la conoscenza, più sarà  difficile l’insabbiamento”.

Non si poteva ricordare Sylos Labini, però, senza parlare di economia: Enzo Cipolletta ha letto un brano del Saggio sulle classi sociali, Giuseppe Guarino ha parlato di oligopoli e concorrenza, Marcello De Cecco ha riportato il punto di vista di Sylos Labini sul mercato e su “quell’involucro giuridico” che “condiziona e può assecondare ovvero frenare lo sviluppo”.

“E’ la legge – ha ricordato Giorgio Ruffolo leggendo un altro brano – che crea gli argini tra i quali scorre l’acqua dell’economia; senza quegli argini l’acqua diventa palude o dà  luogo a inondazioni”. E poi la scuola: Tullio De Mauro non ha dimenticato che già  nel 1963 Sylos Labini invitava a “rivalutare nei fatti e nel giudizio sociale la funzione del docente”.

L’impegno civile e l’etica politica non lo hanno mai abbandonato. Nel 2001, firmò insieme con Bobbio, Galante Garrone e Pizzorusso, che ieri ha riletto quel brano, un appello al voto contro la Casa delle Libertà. Recitava così: “A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare, diciamo: chi si astiene vota Berlusconi”. Berlusconi vinse. Ma “guai a disperare” diceva sempre Sylos Labini. Lui preferiva combattere: qualche mese più tardi, in un articolo letto da Antonio Padellaro, chiedeva “un’opposizione vera “ per non “essere costretto a dimettermi da italiano”. Si arrabbiava con D’Alema e la scelta della Bicamerale, non “bisognava farla con un socio che aveva quel po’ di conti da regolare con la giustizia (“¦). D’altro canto, l’unica riforma veramente urgente era quella riguardante la giustizia, per la quale quel pessimo socio aveva evidenti interessi personali”. “E’ vero: io non escludo di essere costretto a dimettermi da italiano. Ma per ora, come vede, non mi sono affatto dimesso”.

Paola Zanca
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