grecia-crisi2di Mariana Mazzucato

L’emergenza ellenica riguarda tutta l’economia, dai dati “macro” alle singole imprese. Ma l’ipocrisia tedesca e il rigore “copia e incolla” non servono: bisogna agire come la Germania post-1945. L’austerità  non aiuta, come sapeva bene Keynes, però ai greci si chiedono tagli su tagli

Gli economisti si dividono in macroeconomisti e microeconomisti. I primi focalizzano la loro attenzione sugli aggregati, come l’inflazione, l’occupazione e la crescita del Pil. I secondi si occupano delle decisioni a livello individuale, che si tratti di un consumatore, di un lavoratore o di un’impresa. La crisi della Grecia pone al tempo stesso un problema macroeconomico e un problema microeconomico, ma le soluzioni di rigore “copia-incolla” proposte dai creditori non hanno affrontato l’enormità  di nessuno di questi due problemi.

Alla fine degli anni Novanta la Germania aveva un problema di domanda aggregata (un concetto macroeconomico). Dopo un decennio di moderazione salariale, che aveva fatto calare il costo unitario del lavoro, ma anche il tenore di vita, non c’era più abbastanza domanda in Germania per i beni prodotti dalla Germania stessa, che quindi dovette andare a cercare domanda all’esterno. La liquidità  in eccedenza nelle banche tedesche fu prestata all’estero, a banche straniere come quelle greche. Le banche greche prendevano i prestiti dalla Germania e prestavano a loro volta alle imprese greche per consentire loro di acquistare beni tedeschi, incrementando in tal modo le esportazioni teutoniche. Tutto questo ha fatto crescere tanto l’indebitamento del settore privato ellenico. Non a caso sono le banche tedesche a detenere una grossa fetta del debito greco (21 miliardi di euro).

Il fattore cruciale è che il maggiore indebitamento non è stato accompagnato da un incremento della competitività  (un concetto microeconomico). Le imprese greche non investivano in quelle aree che fanno aumentare la produttività  (formazione del capitale umano, ricerca e sviluppo, nuove tecnologie e cambiamenti strategici nella struttura delle organizzazioni). Oltre a questo, lo Stato non funzionava, per via della mancanza di riforme serie del settore pubblico. Pertanto, quando è arrivata la crisi finanziaria, il settore privato greco si è ritrovato altamente indebitato, senza la capacità  di reagire.

(Repubblica, 13 luglio 2015 continua a leggere)

Redazione
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