Che Giorgio Napolitano abbia detto a Berlusconi ciò che Berlusconi da tempo meritava gli fosse detto è il segno di una spaccatura forse salutare certamente non più occultabile. La spaccatura tra un premier che usa il consenso del 35 per cento degli elettori (alle ultime europee) come una clava con cui colpire il resto degli italiani che non la pensano come lui. Un premier il cui ego dispotico e violento lo porta a travolgere chiunque a lui si frapponga: a cominciare dal cofondatore del Pdl nonché presidente della Camera Gianfranco Fini. Un premier con tanti scheletri nell’armadio e tanti reati nei cassetti da buttare per aria tutto quanto, governo, maggioranza, Parlamento pur di arrivare alle elezioni anticipate. Lo scontro finale e disperato, dal quale egli conta di uscire con un plebiscito, e non importa se al prezzo della guerra civile da lui stesso evocata. Un premier su cui si addensano cupe domande sul traffico ricattatorio di video e intercettazioni compromettenti per i suoi avversari e a lui regolarmente recapitati. Un premier esagitato, fuori controllo che si esibisce nei consessi internazionali sparando accuse sulla magistratura del suo paese, dai pm alla Corte costituzionale. Un premier che, in un modo o nell’altro, tiene sotto il tallone quasi tutta l’informazione scritta e parlata: tanto che ormai grandi giornali evitano perfino di accostare il suo nome a vicende disdicevoli. Un premier che si è circondato da una corte di mazzieri, che tutto gli devono e tutto sono disposti a fare a un suo ordine.

Tra un personaggio siffatto e l’Italia che preferisce invece inchinarsi alla Costituzione della Repubblica ormai non possono esserci compromessi. Perché costui della Costituzione vuol farne uno zerbino per i suoi comodi. La speranza è che dopo il duro comunicato del Quirinale non si torni più indietro. Non parliamo naturalmente dei doveri costituzionali del presidente della Repubblica. Egli saprà  come rispondere allo strappo del premier-padrone e alla sua pretesa di sciogliere le Camere. Quello che non è più accettabile è la continua mediazione sul nulla. Perché nulla Berlusconi può offrire ai continui appelli al dialogo se non il suo totale disprezzo per le istituzioni. Ieri, mentre quello a Bonn strillava insulti, a Roma si ricordava Paolo Sylos Labini. E si leggevano i suoi scritti nitidi e preveggenti. Una frase pubblicata sull’Unità  di Furio Colombo ha colpito il folto pubblico: “Datemi un’opposizione vera e non mi dimetto da italiano”.

L’articolo è del 24 novembre 2001.

Redazione
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