Il secondo volume di Atlante Luiss, che ho il piacere di presentare, rappresenta già  un’esperienza di conoscenza consolidata.
I motivi che ci avevano spinto a intraprendere come Università  l’iniziativa, più di due anni fa, risultano confermati sia con questa nuova edizione, sia dalle occasioni di incontri internazionali che a cadenza periodica la Luiss promuove e che sono la base su cui viene costruito il volume. Ciò per dare un contenuto e un senso a quel richiamo all’internazionalizzazione che è oggi, nei programmi di tutte le università  italiane, una vera e propria priorità  e che, a maggior ragione, è fattore irrinunciabile per una libera università  internazionale come la Luiss.
Se l’università  è fucina, per sua natura, di competenze e saperi specialistici, l’Atlante intende inserire competenze e saperi in un contesto e in una visione più ampi, che concernono gli scenari di fondo in cui si muove un mondo sempre più integrato e interdipendente. Quale migliore occasione, da questo punto di vista, che quella di far dialogare i nostri docenti e anche i nostri studenti con i rappresentanti più autorevoli della cultura mondiale?
L’Atlante 2006 ruota attorno a quelli che sono oggi forse i due principali spettri di fronte ai quali si trova l’umanità: l’incubo di un sottosviluppo generalizza-to, con sempre più vaste zone del globo in preda alla povertà; la possibilità  di un tragico e irreversibile “scontro fra civiltà “, in prima istanza fra la nostra, oc-cidentale e cristiana, e quella islamica.
Due importanti tematiche, quella economica e l’altra della violenza su base religiosa, che sono forse più intrecciate di quanto possa a prima vista sem-brare, come ci ricorda il Premio Nobel per l’Economia Amartya Sen, con il cui intervento si apre l’Atlante. E che vanno lette anche con spregiudicatezza in-tellettuale e capacità  di andare oltre i luoghi comuni e le stanche abitudini di pensiero, come appare evidente sia nelle tesi dello storico americano Richard W. Bulliet, sia in quelle, meno provocatorie ma ugualmente dirompenti, e-spresse nel suo intervento sulle cause extraeconomiche (in primo luogo poli-tiche e culturali) della miseria, dallo lo studioso peruviano Hernando De Soto.
Con l’intervento di de Soto, organizzato dalla Luiss in collaborazione con l’Istituto Italo Latino Americano, ha anche avuto inizio, come preannunciato lo scorso anno, un primo, importante Atlante geo-regionale (cui altri presto ne seguiranno sull’Eurasia e su Cina e India) dedicato al Sud America, alle sue sempre più reali prospettive di sviluppo e al ruolo che noi europei, soprattutto noi italiani, possiamo giocare in questo processo.
Interpretare e capire il mondo, e quindi gli altri, è in effetti non solo un pro-blema di conoscenza, ma anche un problema pratico che un’università  legata al mondo delle imprese come la nostra non può sottovalutare. L’Italia, in par-ticolare, potrà  contrastare il rischio di un tendenziale “declino”, facendo tesoro delle sue doti migliori. Laddove il suo sviluppo e la sua espansione – legati in gran parte al sistema delle piccole e medie imprese – sono stati resi possibili proprio da capacità  di dialogo, confronto, e da una penetrazione commerciale del made in Italy sui mercati del mondo che è anche una penetrazione cultu-rale. Il nostro Paese ha perciò tutte le carte in regola per contribuire a quella globalizzazione dei diritti umani che Kerry Kennedy, nel suo intervento, indica come la più concreta possibilità  di progresso del genere umano.
Non si può infine dimenticare che l’Atlante di quest’anno ospita anche un ma-gistrale saggio di Paolo Sylos Labini sui temi e i problemi connessi alla mise-ria dei paesi sottosviluppati. Sylos Labini, oltre a essere stato un campione di impegno civile, può essere considerato uno dei maggiori e più influenti eco-nomisti italiani di tutti i tempi. Il caso tragico ha voluto che l’intervento qui pubblicato, pronto ma mai pronunciato nella nostra Università  per l’improvvisa scomparsa il 13 dicembre del 2005, sia stato l’ultimo preparato dal nostro grande economista. Pubblicato, per gentile concessione della famiglia, dalla Luiss University Press, assume oggi un imprevisto valore di testimonianza. Si tratta di una testimonianza intellettuale, certamente, ma anche in un senso la-to “politico-strategico”, come risulta dall’enfasi posta sul ruolo che deve avere l’Europa, e quindi l’Italia, nella governance internazionale.
Creare e contribuire a formare le condizioni per esercitare questo ruolo e per raggiungere questo obiettivo è anche, non ultimo, uno degli obiettivi dell’Atlante. Dedicare questa nostra pubblicazione alla memoria di Paolo Sylos Labini ci sembra, in tal senso, un atto dovuto piuttosto che un semplice omaggio di circostanza.

Redazione
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