Goya-fucilazioneE’ di nuovo in discussione l’ amor di patria nel nostro paese e sono molti gli intellettuali che lo giudicano carente.  I motivi sono molteplici; parecchi si possono comprendere attraverso la storia: le dominazioni straniere, le autonomie comunali nel Nord, positive per l’ autogoverno, negative per l’ unità  nazionale; il malgoverno della Chiesa nel Centro e dei Borboni nel Sud.  Ci sono tuttavia motivi riconducibili a eventi relativamente vicini.  Mi soffermerò su questi.

Non c’ è dubbio: gli atti di eroismo accrescono l’ orgoglio nazionale e l’ amor di patria mentre li deprimono gli atti di codardia.  Tra questi negli ultimi ottant’ anni ne spiccano due; protagonisti: il re e Mussolini.  Il piccolo re, che aveva chiamato Mussolini al governo e lo aveva confermato anche dopo l’ assassinio di Matteotti; il piccolo re, che aveva firmato le leggi razziali in un paese in cui l’ antisemitismo era sempre stato minimo, dopo l’ occupazione nazista era fuggito da Roma approfittando della misteriosa inefficienza dell’ esercito tedesco, che aveva dimenticato di presidiare la via che da Roma porta negli Abruzzi e in Puglia.  Un re non fugge di fronte al pericolo, per di più lasciando le forze armate senza ordini  “ io ero ufficiale di prima nomina e ricordo il proclama vergognosamente ambiguo di Badoglio, concordato col re.  Mussolini, «il più grande statista del XX secolo», prima di essere barbaramente ucciso, era stato catturato mentre scappava travestito da caporale delle Ss.  Vergogna!  Lo stesso Mussolini aveva gettato l’ intero paese nella fornace della seconda guerra mondiale pur sapendo che eravamo del tutto impreparati.  Per un paese una guerra è sempre un trauma; una guerra perduta è un trauma grave; una guerra perduta anche per la tremenda impreparazione rappresenta un trauma gravissimo che può incidere a lungo sull’ autostima “ sull’ «amor di patria» “ dei cittadini di un intero paese.

Crollato il fascismo, c’ era stata la Resistenza, che era costata pene indicibili, ma aveva originato grandi speranze.  Sebbene il pieno sviluppo della democrazia venisse impedito dalla guerra fredda, aveva avuto luogo un notevole progresso civile, che poi  “ e qui veniamo ai nostri giorni  “ è stato bloccato dall’ ascesa al potere di Silvio Berlusconi il quale, per sua stessa ammissione, non aveva grandi ideali: voleva il potere per salvare la «roba» ed evitare la galera.  Il bilancio dei primi dodici mesi del nuovo governo Berlusconi è disastroso.

Le promesse elettorali sono state rinviate a data da destinarsi.  Sono state invece attuate a tamburo battente, umiliando gli alleati con un po’ di sangue nelle vene, le misure prese nell’ interesse di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi soci.  Insieme a un selvaggio attacco all’ autonomia della magistratura e ai giudici che avevano avviato «Mani Pulite», accusati di aver fomentato una «guerra civile».  Gli stessi giudici e alcuni loro colleghi hanno poi cercato e stanno cercando, in mezzo a indicibili difficoltà  e a calunnie di ogni genere, di scongiurare il ritorno al Medio Evo, quando la legge non era eguale per tutti.  è sotto attacco anche l’ altro pilastro della democrazia, la libertà  di stampa, un attacco avviato con l’ accusa di «trasmissioni criminose» a Biagi, Santoro e Luttazzi  “ invano un organo europeo ha chiesto chiarimenti sull’ accusa.  La libertà  di espressione ha subito un altro colpo durissimo con l’ estensione del controllo sulle tv già  pubbliche.  In tutte o quasi tutte le vicende ora richiamate abbiamo assistito, con angoscia, all’ arrendevolezza delle alte cariche dello Stato.  E’ vero: hanno pesato gli errori e le furbesche omissioni dell’ opposizione.

Ciascuno ha le sue responsabilità.  Ma allora Berlusconi non lo ferma più nessuno?  Lo sbocco che s’ intravede non è una repubblica delle banane  “ magari!  “ ma una dittatura alla Duvalier o, se si preferisce, un paradiso penale.  Ci viene detto e ripetuto: attenzione.  Berlusconi è stato democraticamente eletto e gode di un’ ampia maggioranza in Parlamento.  Sì, ma questa maggioranza è stata raggiunta con astute manovre  “siamo tutti furbi, chi più chi meno.  In realtà  nel paese la maggioranza della Cdl è solo relativa: se diamo peso alle elezioni amministrative, la quota è del 50%; e si tratta di percentuali di votanti, i non votanti sono circa un quarto.  Ancora più impressionante è la quota riguardante Berlusconi e il suo partito, Fi: il 21% (era il 29% nelle politiche).  Allora il problema rigorosamente democratico è se un personaggio che ha poco più di un quinto dei voti può fare tutto quello che gli pare, con un’ impudenza senza pari nel mondo.

Replica: ciò dipende dai partner.  Ma allora in questo paese domina la cupidigia di servilismo?  Coi soldini e coi favori di posti e di carriere si può ottenere tutto?  Lo sanno o non lo sanno gli alleati di Berlusconi  “ anche quelli che pretendono di rifarsi a una morale ben più ampia di quella riguardante noi poveri laici “ che al loro leader sono stati contestati una serie di reati, fra cui quello, ripugnante, di corruzione di magistrati?  Lo sanno o non lo sanno che alcuni processi si sono conclusi, non con l’ assoluzione, ma con la prescrizione, grazie ai rinvii, e altri processi con la condanna?  Hanno o non hanno la capacità  di arrossire?

In una pubblica requisitoria il pm Luca Tescaroli ha scritto: «Nel corso del giudizio di appello/il pentito/Salvatore Cangemi ha raccontato di una riunione, tenutasi circa dieci giorni prima della strage di Capaci, nel corso della quale Riina aveva fatto presente che esistevano accordi con persone che ha indicato nominativamente in Silvio Berlusconi e Marcello Dell’ Utri, aventi ad oggetto provvedimenti legislativi favorevoli all’ organizzazione/alla mafia/, interventi sull’ autorità  giudiziaria e garanzie dalle conseguenze derivanti dalla strage».  (…)  «Riina aveva una certa urgenza per fare la strage Borsellino, dice Cangemi in aula, eravamo a giugno.  Io mi sto giocando i denti, ribadiva, possiamo dormir tranquilli, ho Dell’ Utri e Berlusconi nelle mani, e questo è un bene per tutta Cosa nostra».  In qualsiasi paese civile affermazioni di questo genere avrebbero suscitato un clamore inaudito: non da noi.

Pochi giorni fa l’ accusa di concorso in strage è stata archiviata, non quella di rapporti con la mafia, per la quale anzi, dati gl’ indizi, si auspica un approfondimento: terribile!  Forse Lunardi ha ragione: dobbiamo abituarci a convivere con la mafia.  Io domando: come faccio, in queste condizioni “ alludo alla mafia, alla fedina penale di Berlusconi, al «patteggiamento» di 100 miliardi del fratello Paolo per una maleodorante discarica ed alle condanne definitive del senatore Dell’ Utri, che oggi prepara leggi anche a suo vantaggio “ , come faccio a non vergognarmi di essere italiano?  Come posso, retorica a parte, amare la patria?  Siamo precipitati in fondo all’ abisso.  Secondo la filosofia di Lunardi, Falcone e Borsellino erano due imbecilli, che non avevano capito nulla del paese in cui vivevano.  Io dico di no: avevano capito benissimo e sapevano di essere in pericolo.

Ed allora perché non hanno desistito?  La domanda si può riproporre, mutando tutto ciò che va mutato, per Salvemini, Rossi, i fratelli Rosselli, Galante Garrone, Baffi: in nome di che hanno affrontato esilio, carcere, morte, insulti e tribolazioni di vario genere?  La risposta non è difficile: per rispetto di se stessi ovvero per preservare la propria autostima e la stima degli onesti di questa e, quando capiranno, della nuova generazione e per contribuire all’ incivilimento del proprio paese.  Per loro l’ amor di patria era  “ ed è  “ genuino e non retorico, come era genuino quello dimostrato dal carabiniere Salvo D’ Acquisto, che scelse di farsi uccidere in sostituzione di un gruppo d’ ostaggi.  La cultura è l’ elemento unificante di una società  e nella cultura rientra l’ arte.  Per l’ arte e per la natura l’ Italia è uno dei paesi più belli del mondo, io credo il più bello.

Ma, per la società, non meno importante è l’ onestà  civile della gente di ogni livello; è l’ onestà  civile diffusa che rende vivibile una società.  Qualche speranza è rinata dopo la presa di posizione del presidente Ciampi sul patrimonio pubblico.  L’ autostima al livello popolare e la stima degli altri paesi sono la base dell’ amor di patria e dell’ orgoglio di appartenere ad una comunità.  Esortazioni, gare sportive e festeggiamenti non sono inutili, ma senza quella base sono addirittura dannosi, perché pongono in risalto il contrasto fra l’ apparire e l’ essere e l’ amor di patria, quando c’ è ipocrisia, invece di crescere diminuisce ulteriormente.  Risalire la china è possibile, alla condizione di compiere un’ analisi priva di rispetti umani.

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TESTATA: la Repubblica DATA: 26/06/2002 PAGINA: 15 TITOLO:  AUTORE: Paolo Sylos Labini LINK http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/349/1/repubblica26062002.pdf:

 

Paolo Sylos Labini
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