Federico Caffè amava spesso soffermarsi sulle vicende dell’accademia
italiana e narrare i tanti episodi che costellavano il mondo
dell’economia, quelli che avevano protagonisti Nitti e Pantaloni,
o le vicende accademiche di Ricci, e, per i tempi più recenti,
quelle di Napoleoni, ecc. Quando la sua ricostruzione del panorama
toccava il periodo successivo alla guerra Caffè aveva come una
folgorazione: “..E poi venne improvvisa l’esplosione di Sylos…”.
Deve essere sostanzialmente stata tale l’apparizione di Sylos
sulla scena accademica. Non era neppure giovanissimo (36 anni)
quando il suo Oligopolio e progresso tecnico, trasformava i canoni
di riferimento di una branca dell’economia. Ma, in più, egli aveva
rapidamente guadagnato la scena pubblica con la sua verve,
con la sua capacità di incidere nella cultura del tempo, con la capacità
di suscitare discussione e trattare gli argomenti più sofisticati
in modo da risultare intelligibili a vari livelli.
Quel posto di protagonista nell’accademia e fuori Paolo Sylos
Labini lo ha tenuto fino alla fine. È morto il 7 dicembre del 2005.
Aveva appena compiuto 85 anni.
La sua importanza negli studi economici di questo paese è
difficile da sopravvalutare. A lui si deve, col concorso di pochi

coetanei, il rinnovamento degli studi di economia in Italia e la
congiunzione del pensiero economico italiano con le correnti più
avanzate del pensiero internazionale. Eppure Sylos non era interessato
al proselitismo, anche se in tanti finivano per richiamarsi
a lui. Amava anche moderatamente l’insegnamento da dietro la
cattedra, che lo costringeva a seguire binari pedagogici preordinati;
amava invece il seminario e la conferenza; gli risultava innaturale
sistematizzare idee altrui, non gradiva gli allievi che gli
facessero da codazzo, anche intellettuale. Amava produrre idee,
ragionare sui fatti e sistemarli dentro uno schema concettualizzato
che non prescindesse da storia, situazioni, dalla vita e comportamenti
di operatori differenziati, che prima di essere operatori
collettivi erano operatori individuali. Amava l’accademia nel
suo complesso, dove ha trascorso tutta la sua vita e da cui non
ha mai pensato di allontanarsi, anche momentaneamente, per occupare
cariche pubbliche, per le quali il prestigio, il ruolo nella
società e le sue doti personali tendevano a farne ricorrentemente
un naturale candidato. Non ha mai gradito neppure di presiedere
la Società Italiana degli Economisti (cui pure tanto ha contribuito).
È dall’Accademia che, come studioso, persona di cultura e
da ultimo, come Professore Emerito e Accademico dei Lincei, egli
ha condotto le battaglie civili in cui è stato impegnato.

(continua qui)

Salvatore Biasco
salvatore.biasco@uniroma1.it

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