Un ricordo di Enrico Grazzini su Micromega

 

Praticamente unico tra i grandi intellettuali italiani, il sociologo – da poco scomparso – ha scritto che “l’Italia può e deve uscire dalla moneta unica”, rompendo così il sacro tabù che ha congelato la sinistra italiana, ammalata di falso e mortale europeismo, illusa dal sogno sciocco degli Stati Uniti d’Europa, e quindi incapace di ribellarsi concretamente contro i vincoli monetari, istituzionali e politici dell’Unione Europea. E poi come dimenticare l’aiuto nel promuovere l’iniziativa sulla moneta fiscale.

di Enrico Grazzini

Vorrei qui ricordare Luciano Gallino per il mio debito di riconoscenza verso la sua generosità  e il suo aiuto nell’incoraggiare e promuovere l’iniziativa sulla moneta fiscale che porto avanti insieme ai miei colleghi.

Non ho mai incontrato di persona Luciano Gallino. Però nell’ultimo anno ho avuto un rapporto stretto con questo grande maestro (molto incensato ma spesso inascoltato) della sinistra italiana, seppure a distanza. Grazie a questo rapporto Gallino, pur già  malato e convalescente di una brutta operazione, ha accettato di scrivere la sua splendida prefazione per il nostro ebook sulla moneta fiscale pubblicato su MicroMega[1]. Si scusò: era troppo malato per incontrarci di persona.

Finalmente una decina di giorni fa mi ha invitato a casa sua a Torino per discutere il documento che stava preparando sulle possibili modalità  di uscita dall’euro. Fino all’ultimo non ha smesso di lavorare con impegno, passione e competenza. Ma il nostro incontro purtroppo non è avvenuto.

Il nostro sodalizio è iniziato quando all’incirca un anno fa Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Stefano Sylos Labini ed io abbiamo preparato un appello per promuovere l’idea e il progetto di moneta fiscale complementare all’euro come possibilità  di uscire dalla crisi senza dover necessariamente uscire dall’euro, cioè senza provocare o subire un’altra terribile crisi.

Tutto è cominciato quasi casualmente. Avevo inviato il nostro appello sulla moneta fiscale ai maggiori economisti ed intellettuali italiani. Dopo solamente tre o quattro giorni, con mia grande sorpresa e con mia grande gioia, Gallino ci rispose che condivideva la nostra proposta, e ci fornì alcuni suggerimenti per rafforzarla. Da allora siamo sempre rimasti in contatto epistolare, ovviamente in formato elettronico. Da allora praticamente tutti gli articoli che ho scritto per MicroMega, per il Fatto Quotidiano e per il Manifesto (che però raramente li ha pubblicati) li ho inviati contemporaneamente per conoscenza anche a Gallino. Anche grazie al suo nome e alla sua autorevolezza siamo riusciti a fare avanzare il nostro progetto.

Gallino, da acuto e attento osservatore della realtà  reale, è diventato sempre più critico nei confronti dell’euro e dell’Unione Europea. Recentemente ha scritto su Repubblica che “l’euro si è rivelato una camicia di forza idonea solo a comprimere i salari, peggiorare le condizioni di lavoro, tagliare la spesa per la protezione sociale, soffocare la ricerca, gli investimenti e l’innovazione tecnologica e, alla fine, rendere impossibile qualsiasi politica progressista”.

Praticamente unico tra i grandi intellettuali italiani, Gallino ha scritto che “l’Italia può e deve uscire dall’euro“, rompendo così il sacro tabù che ha congelato la sinistra italiana, ammalata di falso e mortale europeismo, illusa dal sogno sciocco degli Stati Uniti d’Europa, e quindi incapace di ribellarsi concretamente contro i vincoli monetari, istituzionali e politici dell’Unione Europea.

Gallino era consapevole che il problema dell’Unione Europea non è solo e tanto l’austerità  – come il centrosinistra, e anche gran parte della sinistra italiana cosiddetta alternativa, ci vogliono fare credere – ma le fondamenta strutturali e l’architettura stessa della moneta unica.

“Al di là  della demagogia di alcuni politici italiani, l’euro è una camicia di forza peggiore anche del gold standard. Ha giovato solo alla Germania, perfino la Francia ha perso punti nelle esportazioni e aumentato la disoccupazione. Così com’è l’euro non può più funzionare. Sia chiaro che uscire dall’oggi al domani non si può [… ]Ma bisognerà  affrontare presto la questione del “se e come uscirne”, perché ciò vuol dire molti mesi di preparazione; oppure possiamo tentare di temperare questa uscita in qualche modo: affiancare all’euro una moneta parallela che permetta ai governi di avere libertà  di bilancio, mentre con gli euro si continua a sottostare al giogo dei creditori internazionali. Purtroppo con la Germania al comando e l’inanità  del nostro e degli altri governi non c’è molto da sperare. Intanto i muri della Ue scricchiolano e prima o poi sarà  il peggioramento della crisi a imporci decisioni drastiche”.

Le nostre idee sulle soluzioni per uscire dalla crisi e sulle monete parallele non coincidevano sempre e comunque. Tuttavia Gallino ci ha sempre generosamente appoggiato e incoraggiato. Era consapevole che la nostra proposta di moneta complementare all’euro era molto contrastata anche presso una sinistra che grida e urla contro l’austerità, ma che non riesce (e non vuole) criticare e attaccare la struttura dell’euro e di questa Unione Europea di matrice liberista e ordoliberista. Sapeva che molti degli articoli che scrivevo sulle questioni monetarie erano respinti e censurati dai blasonati think tank della sinistra italiana, che pure formalmente lo incensavano come grande studioso. Ma Gallino è sempre stato d’accordo su alcuni punti base del nostro progetto.

Era già  molto malato quando gli chiesi di scrivere la prefazione al nostro ebook. Lui all’inizio rifiutò proprio a causa delle scarse forze che la sua condizione di salute gli lasciava. Disse che quello che avevamo scritto era già  più che sufficiente e convincente. Non sapendo che era convalescente di una dolorosa operazione contro il suo male, insistetti senza pudore, e chiesi esplicitamente il suo aiuto spiegando che anche solo una sua breve prefazione avrebbe dato grande autorevolezza alla nostra iniziativa. Gallino allora – sto parlando solo di qualche mese fa – pur già  in condizioni molto precarie, non si tirò indietro. E ci inviò non una breve prefazione formale (della quale, lo confesso, mi sarei comunque accontentato) ma un assai approfondito e originale, seppure sintetico, excursus sulla moneta, sull’euro e sulle monete parallele. Gallino non tollerava la minima superficialità.

Il tema che recentemente più l’affascinava era proprio quello della contrapposizione tra moneta privata di origine bancaria da una parte e moneta statale dall’altra. Un tema radicale e nuovo per l’Italia, anche se attualissimo nel mondo anglosassone. Ha scritto all’inizio della sua introduzione al nostro ebook:

“Questo libro a più voci osa proporre, nientemeno, che allo scopo di combattere la disoccupazione e la stagnazione produttiva in corso lo stato, massima istituzione politica, si decida a fare in piccolo qualcosa che le banche private fanno da generazioni in misura immensamente più grande: creare denaro dal nulla “¦ Scegliendo di entrare nella zona euro, lo stato italiano sì è privato di uno dei fondamentali poteri dello stato, quello di creare denaro …. Per gli stati dell’eurozona, in forza del Trattato di Maastricht soltanto la BCE può creare denaro in veste di euro, sia esso formato da banconote, depositi, regolamenti interbancari o altro; a fronte, però, del divieto assoluto, contenuto nell’art. 123 (mi riferisco alla versione consolidata del Trattato) di prestare un solo euro a qualsiasi amministrazione pubblica – a cominciare dagli stati membri. …Al tempo stesso accade che le banche private abbiano conservato intatto il potere di creare denaro dal nulla erogando crediti o emettendo titoli finanziari negoziabili. Tutto ciò ha messo gli stati dell’eurozona in una posizione che si sta ormai rivelando insostenibile. Debbono perseguire politiche economiche fondate su una moneta straniera, appunto l’euro, ma se hanno bisogno di denaro debbono chiederlo in prestito alle banche private, pagando loro un interesse assai più elevato di quello che esse pagano alla BCE. Vari stati della UE – nove per l’esattezza, tra cui Regno Unito, Danimarca e Svezia – hanno invece scelto di restare fuori dall’euro e non a caso hanno affrontato con maggior successo la lotta alla crisi”.

Gallino ha attribuito immediatamente una enorme portata politica alla nostra proposta mirata all’emissione di Certificati di Credito Fiscale validi come quasi-moneta, o come moneta potenziale.

I CCF rappresentano una prima riconquista da parte dello stato (modesta, ma l’importante è cominciare) del potere di creare denaro a fronte del potere assoluto che finora hanno detenuto le banche private. Questo non sarebbe soltanto un fatto tecnico: sarebbe un evento politico di prima grandezza. I CCF costituirebbero un primo passo indolore, o se si vuole sperimentale, in direzione di una riforma incisiva del sistema finanziario in essere, resa indispensabile dai suoi gravi difetti strutturali”.

Lui non era un economista nel senso classico ed accademico del termine. Ma i suoi libri sulla crisi sono stati per me (e credo per molti) di maggiore utilità  e spessore perfino degli scritti dei più blasonati premi Nobel dell’economia. Più approfonditi ed analitici, più concreti nel descrivere e analizzare i difetti strutturali del finanzcapitalismo. Gallino era innanzitutto un sociologo e sapeva collegare i fatti economici e finanziari alle grandi questioni sociali e politiche, al problema delle diseguaglianze strutturali e delle lotte di classe, senza farsi ingabbiare da nessun modello economico astratto, e neppure da alcun dogma dei sedicenti marxisti odierni.

Gallino non era ottimista. Sapeva bene, come ha scritto nel suo ultimo e recentissimo libro “Il denaro, il debito e la doppia crisi” che “abbiamo perso, ha vinto l’ideologia neoliberale”.

Nel suo ultimo libro prende atto della quasi sparizione della cultura e della politica di sinistra in Europa, e soprattutto in Italia. Ma il suo saggio non è solo il suo vero testamento intellettuale ma anche il suo atto di fiducia e di speranza verso la ricostruzione di una cultura di sinistra critica, viva, attuale e concreta.

Generalmente chi invecchia diventa conservatore, conformista, cinico e intellettualmente pigro. Invece Gallino è diventato sempre più critico, curioso e indignato, fino a impegnarsi politicamente per una lista minoritaria e controcorrente, come la Lista Tsipras, in vista della possibile ricostruzione della sinistra italiana. Era un giovane alle soglie dei 90 anni. La sua tensione morale era ed è invidiabile, ed è caratteristica dei migliori intellettuali della generazione che ha ricostruito l’Italia nel dopoguerra, per i quali l’impegno sociale, intellettuale e politico era davvero passione esistenziale, e non solo strumento per fare carriera e guadagnarsi visibilità  e un posto ben remunerato. In questo senso, l’insegnamento di Gallino non riguarda solo i suoi libri e le sue analisi, ma anche la disponibilità  ad andare generosamente e faticosamente controcorrente.

NOTE

[1]Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall’austerità  senza spaccare l’euro“, eBook edito da MicroMega a cura di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, con la prefazione di Luciano Gallino.

(10 novembre 2015)

Redazione
redazione@nomail.nomail

One thought on “Luciano Gallino e la sua lezione sull’euro”

  1. C’era dunque stata un’evoluzione notevole del pensiero del Prof. Gallino sull’euro.
    Nel Settembre del 2011, intervistato, rispondeva :
    “Ha senso, come alcuni fanno, auspicare il default o il ritorno alle monete nazionali?
    Sarebbe una pura follia. In primo luogo il ritorno a diciassette monete diverse solleverebbe difficoltà tecniche assai complicate da superare, poiché l’integrazione economica, finanziaria e legislativa tra i rispettivi paesi ha fatto nel decennio e passa dell’euro molti passi avanti. Inoltre parecchi paesi avrebbero a che fare con tassi di scambio catastrofici. Tra di essi vi sarebbe sicuramente l’Italia. Il giorno dopo un eventuale ritorno alla lira ci ritroveremmo con il franco a 500 lire (era a 300 quando venne introdotto l’euro), il marco a 2.000 (era a 1.000) e la sterlina a oltre 3.000. A qualche imprenditore simili tassi possono far gola, poiché favoriscono le vendite all’estero; ma essendo quella italiana un’economia di trasformazione, che all’estero deve comprare tutto, dal gas ai rottami di ferro, il costo degli acquisti dall’estero le infliggerebbe un colpo insostenibile.” Non sta a me sottolineare alcuni errori macroeconomici contenuti nella risposta…il Prof . Gallino era un sociologo, non un economista, e ha comunque ben altri meriti per aver smascherato l’UE e il suo progetto illiberale…ma sostenere che la sua eredita’ sia “l’uscita dall’euro”…mi pare decisamente una forzatura

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