A quindici anni dalla scomparsa, ricordiamo Paolo Sylos Labini con questo articolo di Alessandro Roncaglia tratto dal numero 273 del Marzo 2016 di Moneta e Credito, che ne richiama l’ “adesione appassionata a un codice di moralità intransigente” in linea con una visione dell’economia in cui la ricerca del benessere non è mai separata da un obiettivo di sviluppo civile e umano.

Sylos ricordava spesso una frase di Calamandrei: “La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, l’indifferenza, la sua sistematica vigliaccheria”. Nelle battaglie politiche che ha combattuto negli ultimi anni di vita sottolineava di continuo che il berlusconismo, come il peronismo che ha distrutto l’Argentina, non può essere sconfitto senza ristabilire la fibra morale del paese. Con il pessimismo dell’intelligenza, intitolava Ahi serva Italia il suo ultimo libro, pubblicato postumo; con l’ottimismo della volontà, concludeva il libro con un elenco di persone convinte come lui che si potesse e dovesse “rimettere l’Italia sulla lunga e faticosa via dell’incivilimento”, e spesso ricordava che “l’Inghilterra del ‘600 era più corrotta dell’Italia di oggi. Nel ’700 ancora peggio! Eppure l’Inghilterra è cambiata. Perché non può cambiare l’Italia?”.

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