bolla-immobiliaredi Guido Iodice e Daniela Palma

In attesa del G8 in Irlanda del Nord, dove il governo di Sua Maestà  è arrivato a realizzare negozi finti per nascondere la crisi, è il caso di dare uno sguardo alla politica economica britannica. Il primo ministro David Cameron, insieme al ministro delle Finanze George Osborne, dopo aver condotto il paese in un’inutile recessione, hanno partorito un’idea davvero originale per far tornare il Regno Unito a crescere: una bolla immobiliare.

Ad alimentarla sarà  il programma “Help to Buy” per l’acquisto di abitazioni, finanziato con 3,5 miliardi di sterline. Il mutuatario anticipa il 5% poi, a seconda dello schema, lo Stato presta una quota o garantisce parte del mutuo. Con i bassi tassi d’interesse garantiti dalla Banca d’Inghilterra, la speranza è che finalmente l’enorme massa di liquidità  creata con i Quantitative Easing possa defluire nell’economia reale.

Ciò che molti temono è invece il ripetersi della storia già  vissuta negli Stati Uniti. I prezzi delle abitazioni continueranno a salire, finché la gente, indebitata e con lavori sottopagati e precari, non incomincerà  a vendere gli immobili, non potendoli ripagare, e qualcuno si renderà  conto che le valutazioni non potranno salire ulteriormente. L’offerta aggiuntiva farà  cadere i prezzi e le banche si troveranno in mano immobili svalutati.

Nel libero mercato – spiegano gli economisti – per riequilibrare domanda e offerta i prezzi dovrebbero scendere, non salire. Ma la realtà  è spesso differente. Ed anche il comportamento dei liberisti come Cameron ed Osborne, di fronte alla dura realtà, può cambiare repentinamente. Coloro che fino al giorno prima aborrivano l’intervento pubblico in economia ora lo usano nel modo più deleterio. Dovrebbero scegliere se continuare ad uccidere l’economia con l’austerità  o avviare una reflazione che porti più lavoro e soldi in tasca alla classe media. Invece scelgono la terza via: austerità  per contenere i redditi e rendere più “fluido” il mercato del lavoro, garanzie di stato per alimentare il debito privato, perché alla fine la domanda conta.

E’ pur vero che lo scenario nefasto fin qui descritto potrebbe non materializzarsi. Può accadere che gli inglesi continuino a non chiedere prestiti o che le banche, nonostante le garanzie pubbliche, non allentino più di tanto i cordoni. Ma i prezzi delle abitazioni sono già  in salita e la tentazione potrebbe essere irresistibile.

In ogni caso, chissà  se i liberisti di casa nostra, così ammiratori dei conservatori inglesi, avranno l’onestà  intellettuale di dire la verità  sui disastri già  compiuti e su quelli a venire.

(da Left 15 giugno 2013)

Daniela Palma
palma@sede.enea.it

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