517-furnwAL._SL500_AA280_la Repubblica 1/11/2000 40 di Lucio Villari

Non e’per niente facile conversare di economia, di teorie economiche, di politica, di virtu’ e vizi pubblici del nostro tempo, quando il colloquio con Paolo Sylos Labini comincia immediatamente, e allegramente, sul tema del jazz. Non e’per rompere il ghiaccio perche’ chi conosce Sylos Labini sa che al contrario la bassa temperatura bisognerebbe crearla per temperare il calore dei suoi ricordi, dei giudizi (sempre precisi e taglienti), della sua affettuosa umanita’. Alla fine, abbiamo dovuto imporci entrambi di cambiare argomento, altrimenti il pomeriggio sarebbe trascorso ricordando motivi fascinosi, solisti celebri, canticchiando insieme brani immortali di Gershwin, Cole Porter, Armstrong, Ellington, con relative annotazioni filologiche.

Mi domanda: «Non ti sembra raffinato un titolo come Mood Indigo di Ellington? Una tristezza che trascolora nell’ indaco… E come mai in Porgy and Bess di Gershwin il protagonista male in arnese dice alla sua donna: You is my woman now…; avrebbe dovuto dire you are, ma in questo caso lo slang e’la felicita’ di parlare alla ragazza mostrandola nello stesso tempo agli altri . Concordo subito sulla sottile eleganza del vero jazz. «Andavo insieme con un altro economista, il keynesiano Hyman Minsky, alla ricerca dei locali dove si suonava il jazz. Dopo aver ascoltato le lezioni di Schumpeter ci piaceva scoprire l’ Eros e il Thanatos che c’ erano nella musica negra. Si sa che jazz significa l’ atto sessuale, ma vi era anche struggimento; all’ origine le orchestrine accompagnavano anche i funerali . E’ superfluo dire che, con un esordio del genere, ricordare seppure en passant gli ottanta anni di Sylos Labini non ha alcun senso.

Gli aneddoti divertenti e l’ incalzante memoria rendono i suoi anni orizzontali. Una linea vitale di intelligenza della realta’ e di impertinenza critica salutare. «Gli auguri , dice, «non sono per me ma per l’ Italia. Io sono un allegro pessimista, con una grande rabbia di vedere il nostro paese con la sua storia, la sua bellezza, con un patrimonio di figure straordinarie di pensatori, di uomini politici, da Cavour a Cattaneo, Salvemini, Ernesto Rossi e tanti altri, ridotto ad avere una classe politica senza spessore, senza forza ideale, senza grandi programmi . Dici questo, lo interrompo, anche se da alcuni anni abbiamo governi dove la sinistra… Non mi lascia finire: «La sinistra italiana? E’ indecifrabile. Avrebbe dovuto, dopo la fine del comunismo, valorizzare il socialismo liberale, identificare una strategia di riforme, rielaborare seriamente il rapporto pubblicoprivato, Statomercato, non inseguire, come ha fatto D’ Alema, Berlusconi per coinvolgerlo in quella inutile Bicamerale, e non attaccando il pericoloso conflitto di interessi.

Eppure, dico, Berlusconi agli italiani che lo seguono, e sono molti, parla della sua irresistibile carriera imprenditoriale e della sua ricchezza come di un modello di patriottismo economico e di «cittadinanza. La risposta di Sylos Labini e’recisa e indignata: «Il padre dell’ economia liberale moderna, Adam Smith, avrebbe bollato quella carriera come una infamia. Le concessioni che Craxi, con prepotenza oscena, fece avere alle televisioni di Berlusconi ricordano i brevetti reali che venivano dati alle Compagnie delle Indie per condurre affari anche illeciti restando impunite.

A proposito delle Compagnie delle Indie, Sylos le rievoca, in particolare le Orientali, nell’ ultimo lavoro, che sara’ pubblicato ad aprile a Cambridge e ora in imminente uscita da Laterza, Sottosviluppo. Una strategia di riforme. «Nei paesi che sono stati in gran parte colonie, le strategie dello sviluppo economico in tempo di globalizzazione capitalistica ripropongono problemi di grande rilievo: i soggetti del mercato, la priorita’ delle scelte, le ricadute sociali delle trasformazioni economiche. Ho l’impressione che oggi tra gli «strateghi non vi sia grande spazio per gli economisti attenti alla dinamicita’ dei fattori economici, sociali, politici, tecnicoscientifici come erano stati Smith, Ricardo, Marx, Schumpeter, Keynes, pur con i loro errori. Gli economisti mi paiono figure evanescenti, disimpegnate. L’ economista della new economy, ha un futuro, ha un senso? Sono interrogativi paradossali, ma forse no.

«Non lo sono , risponde Sylos Labini, «perche’ e’vero che la teoria economica e’entrata in una crisi incredibile e acuta. Negli Stati Uniti, dove pure vi sono stati economisti di prim’ ordine, e’apprezzata prevalentemente l’ economia matematica che rischia di essere fine a se stessa. La matematica e’stata applicata per trovare nei sistemi economici il punto di equilibrio statico. Invece da Smith in poi si e’sempre cercata la trasformazione nella dinamicita’ (ad esempio, con la tendenza dei prezzi), nel non equilibrio . La visione dinamica della teoria economica deve suggerire processi di sviluppo secondo una spirale o secondo la velocita’ impetuosa e gli scarti delle tecnologie avanzate?

«Oggi una politica riformatrice non puo’ che seguire per forza di cose il movimento a spirale. Come mezzo secolo fa ci insegnava Schumpeter, le innovazioni tecnologiche sono fondamentali ma in un quadro politico e sociale dove il pubblico si combina con il privato. Nel senso ad esempio che il pubblico deve agire con azione chirurgica sugli intralci burocratici alle imprese, favorendo quelle piccole e innovative, migliorando il rapporto Universita’imprese, stimolando e sfidando la fantasia dei giovani, creando una nuova qualita’ del lavoro, non soltanto per il guadagno, ma per il guadagno con maggior gusto nel produrre cose nuove. E’ questo piacere di fare che «riforma la societa’. Negli Stati Uniti dove domina solo il privato lo scenario sociale e’triste. Anche la sanita’ e’dentro il mercato in quel paese, e questo noi non possiamo accettarlo in assoluto come un principio etico e sociale poiche’ il privato deve integrare il pubblico, non sostituirlo. Cosi’ come non possiamo accettare che la corruzione sia elemento inevitabile del mercato e dello sviluppo economico. Per questo, con vergogna mista a stupore, vedo che in Italia, le critiche alla corruzione e al malaffare sono sempre piu’ rare, mentre sono sempre piu’ frequenti le critiche ai giudici di Mani pulite e ai cosiddetti moralisti fra cui spiccano gli ex azionisti . Intanto imbrunisce e abbiamo toccato un tema tristissimo e forse irrisolvibile. Cerco appena di sfiorarlo. Al problema della corruzione, gli dico, dedichi l’ ultimo capitolo del tuo libro e vi e’una trasparente esortazione perche’ l’ Italia si metta su un cammino di civilta’.

«Certo, sarebbe ora che questo avvenisse per ragioni sia eticopolitiche sia strettamente economiche, e anche ripensando l’ economia teorica e riattivando i connotati che aveva alle origini . Infatti e’costante il richiamo di Sylos Labini ad Adam Smith, riletto pero’ con occhi moderni nei suoi giudizi critici verso la rivoluzione tecnologica e industriale. Forse questa rilettura del modello, almeno dal punto di vista teorico, e’piu’ facile ora che, grazie anche a Piero Sraffa, e’stato sciolto il tormentone storico dell’ economia politica, il problema della trasformazione dei valori in prezzi intorno al quale si arrovello’ inutilmente anche Marx. Ma qualche soluzione del problema, c’ era gia’ nella fisiocrazia settecentesca del geniale Francois Quesny. E’vero, questa soluzione e’stata possibile a Sraffa appunto in una visione dinamica e storica della teoria economica . Anche Schumpeter, aggiungo, ammiro’ la visione mobile e circolare della teoria fisiocratica. Ma al punto in cui e’ oggi il sistema capitalistico, tale visione non si scontra con quello che giorni fa su questo giornale Eugenio Scalfari descriveva come «il lato oscuro della new economy ? Il rischio secondo Scalfari e’che una societa’ sempre piu’ mobile e dinamica come quella della new economy possa alla fine divenire meno aperta. Sylos Labini annuisce: «Facciamoci un augurio reciproco, che la cultura, cioe’le vedute filosofiche, l’ organizzazione dell’ educazione e della ricerca scientifica, la letteratura, la musica e le scienze umane e sperimentali riescano a neutralizzare un futuro cosi’ preoccupante .

Francesco Sylos Labini
francesco.syloslabini@roma1.infn.it

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