Per ricordare Carlo Bernardini nel giorno della sua scomparsa ripubblichiamo il suo intervento di al Convegno “Paolo Sylos Labini economista e cittadino” 16 ottobre 2006 – Università di Roma La Sapienza. L’associazione PSL si stringe ai familiari di Carlo nel ricordo di uno “scienziato e cittadino”

Ho conosciuto Paolo Sylos Labini molti anni fa, quando incominciai ad avere impegni politici negli anni ’70. Era Marcello Conversi a parlarmi spesso d i lui, con grande ammirazione. Con Marcello, scambiavamo a volte le nostre impressioni sullo sta to delle “altre” scienze; e l’economia era una di queste, indubbiamente la più inquietante per conten uto e per contiguità con i fatti politici delle popolazioni dei paesi del mondo. In un certo senso, degli economisti come “scienziati” non ci fidavamo un granché. Ma quando qualche fatto di pol itica economica ci toccava da vicino e non ne capivamo il senso o la portate e, soprattutto, le c onseguenze sul mondo della ricerca, l’ammiccamento che ci scambiavamo unanimi e quasi c onsapevoli della sua ovvietà era “sentiamo Sylos”. Eravamo vicini di casa e ci capitava spesso di incontrarci dal giornalaio, il centro di ogni sortita mattutina. Negli ultimi anni, Paolo era sem pre più fuori di sé: la sfida che la destra italian a, incolta e manigolda, stava facendo al buon senso e all’etica elementare gli sembrava smisurata. Ci sembrava smisurata; a noi non meno che a Lui. Ma Lu i sembrava soffrirne come nessun altro: sicché, raccontava con concitata disperazione a che punto era con la Sua raccolta di documentazione sugli abusi della “banda Berlusconi” . Spero che questi documenti, a cui tanto teneva, vengano conservati e siano oggetto di studi o: era difficile, in quei rapidi incontri, non appassionarsi alle sue argomentazioni esasperate; e penso che, come tutti gli spezzoni di storia di un tempo che non deve ripetersi, abbiano un inestimabi le valore pedagogico per la pubblica opinione. Dire, oggi, che Paolo Sylos era uno dei pochi itali ani rappresentativi che riuscivano a rappresentare la realtà in modo efficace e veritiero, non fa che rafforzare il rimpianto di non averLo più con noi.

Voglio portarvi a conoscenza di un particolare inedito, tra i suoi scritti, che nacque  grazie al generoso impegno che mise in una manifestazione che un gruppo di noi aveva organizzato al Consiglio Nazionale delle Ricerche. All’avvento del la sinora Letizia Moratti al Ministero dell’Università e della Ricerca, l’intenzione di ri dimensionare il ruolo della ricerca di base nel pae se apparve immediatamente esplicita con l’attacco al Consiglio Nazionale delle Ricerche, portato in nome di una “ideologia aziendalista” che denunciava una profonda ignoranza sia del ruolo della ricerca nella cultura di paesi sviluppati sia dello stato in cui si trovava il grosso delle imprese produttive italiane, piccole, medie e non innovative nel campo delle tecnologie avanzate. Indagini sulla situazione del privato erano già state fatte quando Luigi Berlinguer era stato ministro e avevano dimostrato un deplorevole analfabetismo imp renditoriale. L’idea di mettere il CNR a disposizione delle aziende a svolgere l’innovazione come compito di servizio sembrava tuttavia frutto di ignoranza profonda e arrogante. Le proteste si levarono subito: il CNR aveva i suoi difetti, appesantito come era dalle infiltrazioni di persona le non scientifico iniettato sotto la cute amministrativa dai partiti; per di più, una politica sdegnosamente separatista rispetto al vivaio universitario aveva portato alla proliferazione di centri molto discutibili e discussi; bisogna però riconoscere che alcuni accademici ne avevano approf ittato per sottrarsi ai controlli in centri di potere lontani dal resto della comunità.

Però, non si poteva certo dire che fosse inattivo e che non potesse vantarsi di ottimi risultati: fu perciò sub ito ben difeso dall’ultimo presidente “legittimo”, il professor Lucio Bianco, che si affannò a spiegare c he si poteva ben correggere ciò che non funzionava bene senza per questo azzerare e convert ire le competenze dell’Ente, che restavano indispensabili. Per di più, dal basso, si formò un fronte di difesa, per così dire, “resistenziale”, che si dette nome di Osservatorio sulla Ricerca e istituì un punto di discussione in rete telemati ca, prima attraverso la rivista Le Scienze e poi con un sito omonimo proprio. L’ Osservatorio indisse una riunione presso il CNR per il 10 settembre 2002, a cui parteciparono centinaia di ricercatori e qualche politico; successivamente, si organizzò sem pre presso il CNR un convegno di impostazione più culturale che politica, Un passato da salvare , tenutosi poi il 1° aprile 2003, con l’intento di “educare” il governo Berlusconi e la signora Moratt i in special modo, a una storia patria di cui evidentemente non avevano alcuna nozione e, sopratt utto, coscienza.

Rino Falcone, ricercatore del CNR e instancabile motore dell’osservatorio, ebbe subito l’adesione di Paolo Sylos che si iscrisse per contribuire con “Ri sultati e protagonisti della ricerca in economia”. E’ questo documento che ho qui con me; sbobinatura inedita. Semplice, chiaro, pacato e consapevole. Inizia con una precisa puntualizzazion e tipologica della disciplina, per poi seguitare con un piccolo elenco di grandi italiani, di cui riassume l‘opera e l’importanza e concludere con due osservazioni, nell’ultima delle quali denuncia la tendenza in atto nel governo Berlusconi-Moratti-Tremonti:.

Ecco, questo era Paolo Sylos: uno scienziato, disponibile e generoso con i giovani, intransigente con il potere, sincero e inesorabile con chi cercasse di violentare lacosa pubblica sotto i suoi occh i, a favore di interessi privati. Possiamo ben dire un ico, insostituibile. La Sua assenza pesa come peserebbero la mancanza della vista e della parola.

Redazione
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