Una proposta di Claudio Nesti: far ripartire l’economia stimolando la domanda

Leggo con piacere l’analisi di Fassina sull’esito del referendum sulla Brexit, che ha sicuramente il pregio di interpretare il segnale inequivocabile di questo esito, un segnale “contro la globalizzazione ed i suoi effetti negativi sui lavoratori”.

Ma mi domando: perché solo sui lavoratori?

Ci sono tutte le evidenze  che gli effetti negativi  non ricadano solo su di essi, ma anche sul vasto campo dei disoccupati, degli inoccupati, degli occupati ad intermittenza o di quell’estesissimo numero di persone, in Italia, che si trovano a sopravvivere  con una pensione inferiore ai mille euro.

La risposta di Fassina a questa situazione è sicuramente impeccabile per quanto riguarda la stesura di un piano “B” per l’eurozona da formulare nel caso che il Consiglio Europeo non dia una risposta immediata alla situazione che si va sviluppando.

Ma tutti  sappiamo che questa risposta non ci sarà  ed allora si tornerà  a soluzioni che riguardano tempi lunghi.

Questo però comporta una mancata risposta a coloro che hanno come problema una disoccupazione attuale o prossima, un lavoro precario, il dramma che gli stacchino la luce o, peggio, di ritrovarsi a dormire in macchina, coloro il cui problema non è come vivere la vecchiaia ma come arrivarci, coloro che si devono vergognare davanti ai figli per non poterli mandare a scuola o, peggio, per non poterli far mangiare dignitosamente, coloro la cui preoccupazione è quella di non avere le risorse per farsi curare e quindi devono smettere di farlo, le donne che non hanno risorse per salvare se stesse e spesso il loro figli da chi gli rende la vita non degna di essere vissuta o le massacra in nome di un amore paranoico, coloro che  spesso non hanno, o non hanno più, la forza di dissertare sui massimi sistemi specialmente se i massimi sistemi offrono soluzioni in un futuro ipotetico e non prossimo a cui loro arriveranno in condizioni pessime se non addirittura morti……

Quelli che sentono puzza di miseria, quella vera, vogliono risposte oggi e spesso si pongono in condizioni simili a quelli che traversano il mare mettendo in conto di non arrivare sull’altra sponda, e che quindi, sul piano elettorale, votano proposte che sembrano avere un riscontro immediato, anche rendendosi conto dei rischi.

Quelli di cui sopra oggi in Italia sfiorano la modesta cifra di dieci milioni di persone.

Ed in questo contesto credo che Fassina, pur nella sua coerenza, sia sulla parte della “faglia” novecentesca che vede il lavoro e spera nel suo ritorno come i luddisti: il lavoro che non c’è più perché sostituito in parte da una manodopera a costo da schiavitù, e dall’altra parte dalla sostituzione del lavoro umano con quello degli automi.

Dire “prima di tutto il lavoro”, oggi rappresenta una rinuncia ad un vero welfare, un welfare che prendendo spunto dall’enorme incremento della capacità  produttiva della singola unità  lavorativa, redistribuisca  una quota non marginale del reddito a favore della spesa di sussistenza così facendo ripartire “l’azienda Italia” dal lato della domanda e non da quella dell’offerta.

Il dibattito sull’uscita dall’eurozona (non dalla UE) dura da anni e, sia che  per un uscita secca con il ripristino della lira sia per la creazione di una moneta complementare,  con tutte le necessarie trattative europee richiede tempi lunghi e, si sa, sui lunghi tempi forse non saremo tutti morti ma comunque parte non insignificante  della nostra esistenza sarà  stata vissuta sotto il livello di dignità, valore che noi tutti richiamiamo costantemente

Laddove invece una risposta rapida ed efficace esiste già  e si chiama carta di credito fiscale o certificati di credito fiscale con i quali, prioritariamente, pagare il reddito minimo garantito per tutte e per tutti. E’ una proposta che è stata replicata, anche se con piccole varianti, da molti economisti di fama internazionale.

Io personalmente , con la puzza di miseria attaccata alla pelle, ho già  una forte nausea a pensare che un congresso della sinistra possa cominciare a febbraio e trarre le proprie conclusioni a dicembre, figuriamoci i pruriti che mi creano le trattative europee; ma questa storia dell’Europa non era cominciata nel 1941 a Ventotene?

Ventotene è un isola bellissima ma credo che pochi tra i viventi abbiano altri 75 anni a disposizione per vedere  come andrà  a finire.

Il reddito minino non può essere ridotto ad un opzione secondaria per una forza che si voglia dire di Sinistra.

Redazione
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