Le dinamiche della concorrenza
di Giangiacomo Nardozzi

Le forme della concorrenza, la dinamica dell’economia, il progresso tecnologico. Con questo
intreccio di problemi, tra i più complessi nella scienza economica, si è misurato Paolo Sylos
Labini. Da economista di razza ne aveva compreso il rilievo non solo per le questioni ancora
aperte sul piano teorico che contribuì a risolvere con Oligopolio e progresso tecnico, ma anche
per l’aggancio con la storia che, nel suo trascorrere, presenta agli studiosi che la vivono materia
sempre diversa da analizzare. Per capire a pieno gli effetti della concentrazione industriale sulle
economie occorreva, quando Sylos scrisse questo suo libro, rivedere la teoria dell’oligopolio
dandogli una forma dinamica che consentisse di raccordare l’analisi “micro” delle strategie
competitive delle imprese con quella “macro” della crescita. Oggi, passato mezzo secolo, per
comprendere i sintomi del declino italiano dobbiamo fare un’operazione analoga. Dobbiamo
partire dalle forme in cui si esprime la concorrenza nei mercati dove si confrontano in gran
numero le nostre piccole imprese e in quelli dove interagiscono pochi rivali. Se il motore della
crescita ha perso potenza è perché si sono indeboliti i meccanismi competitivi -questo grande
economista fu tra i primi a coglierli -che operano ai due livelli della concorrenza tra molti che
vogliono affermarsi e dell’oligopolio in cui combattono pochi rivali soprattutto con l’arma del
progresso tecnico. Credo che Sylos si fosse rassegnato al fatto che, per tornare a crescere,
l’economia italiana non può far gran conto sull’ormai sparuto numero delle sue maggiori
imprese. Per questo credeva nella possibilità  di riorganizzare le piccole, puntando sui distretti.
Aveva ritrovato, con le sue proposte per i distretti ospitate su «Il Sole-24 Ore», il filo conduttore
che sempre ha connesso il suo lavoro a quello dei “classici” dell’economia. La rinascita
economica e politica delle città  medioevali dopo la dissoluzione dell’Impero romano –
ricordava su questo giornale – iniziò, secondo Adam Smith, quando si organizzarono
collettivamente per pagare tributi. Sylos credeva molto – e questo era un punto che ci divideva
– nella organizzazione collettiva come chiave per compensare gli svantaggi, ormai del tutto
evidenti, del nanismo dell’impresa italiana. Era però rimasto insoddisfatto del modo in cui il
Parlamento aveva recepito, nella Legge finanziaria, le sue proposte. E poi c’è il Sylos delle
battaglie civili. Che non sta a parte, ma in fondo è tutt’uno con il teorico delle forme di
concorrenza. Nessuna di queste ammette le vie brevi dei furbi e dei corrotti, contro i quali si è
sempre battuto con forza. Il buon viver civile è una prerequisito della competizione da cui deriva
la competitività  di un Paese. Un principio elementare, purtroppo sempre meno rispettato, causa
non ultima del malessere economico italiano. Le dinamiche della concorrenza Dall’analisi dei
meccanismi competitivi una chiave per capire oggi il declino italiano.

Redazione
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