Addio a Sylos Labini, economista indignato
di Gianfranco Pasquino

E’ morto a Roma l’economista Paolo Sylos Labini.
Aveva 85 anni. I funerali si svolgeranno sabato all’interno dell’Università  “La Sapienza” dove Sylos Labini insegnava.
Paolo Sylos Labini non è stato soltanto un grande economista. E’ stato soprattutto un grande intellettuale dotato di un intensissimo sentimento civico. La sua scienza economica era ampia, poiché Sylos era interessato ad una molteplicità  di problemi, solida, poiché le sue conoscenze, raffinate sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti, erano profonde, come è splendidamente dimostrato nei saggi che gli dedicarono i suoi allievi in occasione del suo settantesimo compleanno: Istituzioni e mercato nello sviluppo economico (Laterza 1990), e mai asettica. Per altri, forse, l’economia poteva essere una «scienza lugubre», come scrisse Keynes.
Sicuramente per Sylos era una scienza che era doveroso praticare anche con ottimismo purché razionale, basato sui fatti e ispirato da una teoria. Insomma, la scienza economica può illuminare le scelte, spesso difficili, dei governanti, e può migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Naturalmente, le condizioni del miglioramento della vita economica di un paese dipendono anche dalla qualità  dei governanti, dalla loro integrità  prima ancora che dalla loro competenza, e dai loro obiettivi. Tutt’altro che un marxista quanto, piuttosto, un seguace del grande economista austriaco Joseph Schumpeter, Sylos non pensò mai che si dovesse trascurare l’impegno a migliorare le condizioni dei lavoratori all’interno dei paesi capitalistici e dei paesi in via di sviluppo. La povertà  non era, secondo lui, un destino ineluttabile. Era, piuttosto, una condizione prodotta da cattive scelte economiche e da cattive decisioni politiche, ma anche dalla corruzione e dallo sfruttamento. In argomento, la sua produzione è vastissima e notissima anche all’estero.
Su Marx scrisse un pregevole libretto, Carlo Marx: è tempo di un bilancio (Laterza 1994), ripubblicato di recente, meritata sorte di molti suoi altri libri. Nella comunità  accademica italiana, il suo libro di maggiore e, in larga misura, inaspettato, successo, fu il frutto di una incursione di straordinaria intelligenza nel campo della sociologia: Saggio sulle classi sociali. Pubblicato per la prima volta nel 1974 (Laterza), venne poi rivisto, ampliato, aggiornato (Le classi sociali negli anni `80, Laterza 1987, 6a ed.). La sua critica della voracità  dei ceti medi italiani, della piccola borghesia, si accompagnava ad indicazioni operative su come (re)distribuire il reddito in maniera più equa e più produttiva per tutto il sistema economico.
A Sylos piaceva viaggiare, incontrare persone nuove, discutere di problemi di attualità. Lo faceva con grande, straordinaria curiosità  e, persino, con entusiasmo. nonché, qualità  nient’affatto diffusa fra gli economisti, con un sottile senso dell’umorismo. Politicamente era schierato a sinistra, ma tutt’altro che cieco di fronte agli errori, che gli parevano spesso imperdonabili, dei dirigenti della sinistra. Non essendo un opportunista, fu un critico severo e documentato delle politiche della sinistra, anche del partito al quale fu più vicino, il Psi, che lo aveva deluso profondamente, prima ancora che con Craxi, quando ostacolò la fondazione dell’Università  di Calabria, da lui voluta insieme a Beniamino Andreatta. Da ultimo, però, il problema vero dell’Italia contemporanea, quasi uno scandalo a suo modo di vedere, era costituito da Berlusconi e dal berlusconismo. Sapeva benissimo che Berlusconi non è un alieno, ma uno dei prodotti possibili, concreti della storia d’Italia. E questo lo addolorava ancora di più. Dunque, partecipò attivamente alla associazione «Libertà  e Giustizia», memore dell’impegno dei fratelli Rosselli e di Ernesto Rossi, contro il fascismo, impegnandosi in relazioni, elaborazioni, discussioni, presentazioni di libri. L’ho visto l’ultima volta a Bologna. A ottantaquattro anni Sylos era ancora combattivo e, qualche volta, ingenuo, come un ragazzino. Presentò, di fronte ad una platea grande, simpatetica, affascinata dal suo modo di parlare e dal suo stile, il suo libro di saggi: Berlusconi e gli anticorpi.
Diario di un cittadino indignato (Laterza 2003). Indignato e impegnato, eppure sorridente e, in definitiva, fiducioso nella possibilità  di cambiare, Paolo Sylos Labini ha cercato di rendere noi e l’Italia migliori. Gli dobbiamo molto.

Redazione
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