fiat-chryslerOk l’acquisizione del colosso Usa. Ma ora è il momento di svelare le strategie. L’economista Pozzi frena gli entusiasmi.

La Fiat diventa proprietaria della Chrysler. L’azienda torinese ha comprato il 100% del colosso americano (leggi le tappe della scalata). E’ questo il grande sogno italiano che, secondo l’economista Cesare Pozzi, rappresenta «il vero elemento di originalità ».  «MARCHIONNE ABILISSIMO NEGOZIATORE». «Si sapeva già  da tempo quali erano le intenzioni di Sergio Marchionne», dice a Lettera43.it il docente di Economia dell’impresa, della concorrenza e dei mercati globali all’università  Luiss di Roma, «che si è confermato un abilissimo negoziatore». A stupire invece è «il fatto che normalmente accade il contrario: le grandi imprese assorbono le piccole e sempre più spesso le comprano per chiuderle». L’acquisizione di Chrysler, quindi, è stata un processo inverso, che lascia spazio alla speranza sul futuro del Lingotto: «Un’impresa italiana diventa multinazionale e coglie l’occasione per ridisegnarsi».

Pozzi gela Bonanni: «La partita è ancora tutta da giocare»

Ma per ora, secondo Pozzi, essere ottimisti è solo un esercizio di stile: «Ancora non si sa niente su che cosa succederà  e se l’acquisto delle azioni Chrysler potrà  avere delle ripercussioni positive sul sistema Paese». L’OTTIMISMO DI BONANNI. Il professore dunque raffredda l’entusiasmo della Cisl. La Fiat «avrà  certamente più risorse da destinare agli investimenti in Italia, con positive ricadute anche per l’indotto», aveva infatti commentato a caldo il segretario Raffaele Bonanni. «Sul piano produttivo tutti sanno che gli stabilimenti negli Stati Uniti sono saturi, quindi ci saranno ampi margini di produzione per quelli italiani». Affermazioni che, per l’economista, risultano prive di un riscontro reale. «Suonano più come desiderata», chiosa Pozzi. «Anche perché non è facile pensare di produrre in Italia per esportare sul mercato americano».

«MANCA L’INFORMAZIONE». Sogni sindacali e sindacabili, quindi. Alimentati dal fatto che «in questi giorni c’è stata una grande operazione di comunicazione gestita benissimo da Fiat per la parte finanziaria», osserva l’economista. «Ma purtroppo è mancata e manca tuttora l’informazione». Ecco perché secondo Pozzi al di là  «dell’importante successo che permetterà  a Fiat di avere un maggiore margine di scelta, la partita è ancora tutta da giocare». E per vincerla davvero Fiat Chrysler deve «svelare il suo piano industriale, a partire da quello italiano».

ALTA GAMMA O SVOLTA ELETTRICA. Per esempio, sceglierà  di concentrarsi e investire sulle auto di alta gamma sperando, per esempio, in una rinascita di Alfa Romeo come possibile concorrente di Bmw, o punterà  sulle vetture elettriche? Una decisione fondamentale. Anche perché, come ha scritto il Wall Street Journal, «per Fiat-Chrysler non sarà  facile operare in un mercato globale dominato da rivali più grandi e più ricchi come Volkswagen, Toyota, Gm e Ford». Inoltre, secondo Pozzi, non ci si può non interrogare sull’impatto ambientale del settore auto e sulla sempre maggiore sensibilità  al tema dimostrata dai consumatori.

«Servono politici e sindacati più interessati e attivi»

Basta pensare che oggi in America «Tesla (che produce veicoli a impatto zero, ndr) capitalizza sul mercato l’80% in più di Chrysler». E visto che questo è davvero il business del futuro, va capito come l’Italia, Paese legato ancora alla mobilità  su gomma, potrebbe muoversi. Temi che dovrebbero essere al centro del dibattito, «se solo le istituzioni e i sindacati fossero più pro attivi come lo sono stati quelli americani», critica Pozzi.

Va però detto che giocare un ruolo da stakeholder non è facile. «Il sindacato italiano non ha lo stesso potere di quello americano», precisa l’economista, «ma deve imparare a ritagliarsi un ruolo, pretendere di conoscere l’orientamento strategico dell’azienda. E allo stesso tempo mettersi in discussione, avere un approccio consapevole, realista».
BORSA OK, MA LA CRISI RIMANE. Invece di certo, per ora, a parte dell’exploit di Fiat in Borsa, c’è solo un dato. E non è incoraggiante: «La crisi dell’auto, soprattutto nei mercati storici, c’è e continua a fare vittime. E questo fa pensare che quella di Fiat-Chrysler sia solo un’operazione di razionalizzazione in linea con l’obiettivo di ridurre la capacità  produttiva ancora in eccesso», continua l’economista. Un problema cronico oggetto di discussione sin dagli Anni 90, ma ancora irrisolto.

Inoltre, prima di auspicare una rinascita italiana del settore dell’auto resta da capire, ricorda Pozzi, «che cosa il sindacato Uaw ha ottenuto in cambio della cessione delle azioni Chrysler del fondo Veba».
E cioè 3,65 miliardi di dollari invece dei 5 chiesti dalle tute blu a stelle e strisce.

Fonte: Lettera43 Giovedì, 02 Gennaio 2014

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