Stefano Lucarelli ha suggerito questo articolo di PSL con questa motivazione.

“All’inizio degli anni Ottanta il Journal of Post-Keynesian Economics era ancora oggettivamente percepito come una rivista prestigiosa su cui scrivere (resta una rivista prestigiosa, ma non è più percepita come tale). La rivista era diretta da Paul Davidson e mirava a coltivare un approccio alla teoria economica e alla politica economica in grado di rappresentare un’alternativa credibile sia ai modelli teorici di impianto neoclassico che al dibattito di politica economica incentrato sulle idee monetariste. Con questo articolo Paolo Sylos Labini sparigliava le carte e invitava a riscoprire la magnificent dynamics dei Classici riportando al centro del ragionamento le determinanti della produttività. Lo ho sempre considerato un modo molto intelligente di andare oltre il keynesismo idraulico e un invito a prestare attenzione alla dinamica economica strutturale. A differenza di altri economisti non ortodossi Sylos invitava a guardare con grande attenzione ai dati e ad usare l’econometria. Basterebbero queste ragioni per guardare a questo contributo come una lettura imprescindibile per tutti coloro che desiderano apprendere la scienza economica in modo critico”

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One thought on “Luciano Gallino e la sua lezione sull’euro”

  1. C’era dunque stata un’evoluzione notevole del pensiero del Prof. Gallino sull’euro.
    Nel Settembre del 2011, intervistato, rispondeva :
    “Ha senso, come alcuni fanno, auspicare il default o il ritorno alle monete nazionali?
    Sarebbe una pura follia. In primo luogo il ritorno a diciassette monete diverse solleverebbe difficoltà tecniche assai complicate da superare, poiché l’integrazione economica, finanziaria e legislativa tra i rispettivi paesi ha fatto nel decennio e passa dell’euro molti passi avanti. Inoltre parecchi paesi avrebbero a che fare con tassi di scambio catastrofici. Tra di essi vi sarebbe sicuramente l’Italia. Il giorno dopo un eventuale ritorno alla lira ci ritroveremmo con il franco a 500 lire (era a 300 quando venne introdotto l’euro), il marco a 2.000 (era a 1.000) e la sterlina a oltre 3.000. A qualche imprenditore simili tassi possono far gola, poiché favoriscono le vendite all’estero; ma essendo quella italiana un’economia di trasformazione, che all’estero deve comprare tutto, dal gas ai rottami di ferro, il costo degli acquisti dall’estero le infliggerebbe un colpo insostenibile.” Non sta a me sottolineare alcuni errori macroeconomici contenuti nella risposta…il Prof . Gallino era un sociologo, non un economista, e ha comunque ben altri meriti per aver smascherato l’UE e il suo progetto illiberale…ma sostenere che la sua eredita’ sia “l’uscita dall’euro”…mi pare decisamente una forzatura

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