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Il Fatto Quotidiano 30 marzo 2014 – Emiliano Liuzzi

Libertà  e Giustizia parla di una svolta autoritaria, inaccettabile se in ballo c’è la democrazia parlamentare, la Costituzione. Sandra Bonsanti, da qualche lustro guida l’associazione, ma fu anche tra i pochi giornalisti a prendere le distanze da quella che era la grande ubriacatura del craxismo. Lo faceva a testa alta. Ieri, come oggi. Perché il disegno di Renzi non è dissimile da quello di Giuliano Amato e  Bettino Craxi.

Chi lo guida il Paese?
Non lo so, non lo sappiamo più. Questo è un governo che nasce su un vizio elettorale chiamato Porcellum, creato su una presunta emergenza e riformato nelle sue componenti strada facendo. Sicuramente è una questione di larghe intese.

Due nomi?
A sentire i toni ci sono due leader, uno si chiama Matteo Renzi, l’altro Silvio Berlusconi. Che appena vede muoversi qualcosa che non è di suo gradimento parla di patti traditi. Piacerebbe sapere che patti siano. Ufficialmente per una legge elettorale: l’evidenza delle cose ci dice che non è solo quello. L’accordo è quello di prendere e buttare mezza Costituzione nel cestino. Mi chiedo se alla fine cambieranno anche la firma, che non sarà  più quella di Enrico De Nicola e Umberto Terracini. Probabilmente la firmeranno Boschi e Verdini. O meglio ancora, Renzi e Berlusconi. Quello che ci preoccupa è il disegno che muove i passi molto prima di ieri o l’altro ieri.

Cioè?
Quando J.P. Morgan dice che è obsoleta la nostra carta costituzionale invita a nozze le larghe intese, offre il pretesto per parlare di riforme. Poche settimane dopo Enrico Letta inizia l’accelerazione sull’articolo 138, oggi tocca a un terzo dell’intera costituzione. Un terzo che viene preso e buttato nel cestino. Poi toccherà  magari all’autonomia della giustizia, all’articolo 101. E tutto nel silenzio assoluto. Loro dicono di aver ascoltato tutti.

Da voi è venuto nessuno?
No. Avranno ascoltato le associazioni che fanno riferimento a Luciano Violante, Franco Bassanini. Noi ci siamo espressi contro e non siamo stati ascoltati da nessuno. Solo dal Fatto Quotidiano.

Scoraggiati?
Abbiamo imparato a conoscere il clima da larghe intese. Io navigo tra la depressione e la rabbia. Credo che prevalga la seconda ragione. Tutti lì a spargere lacrime sul film che Veltroni ha dedicato a Enrico Berlinguer, ma per come l’ho conosciuto io Berlinguer si sarebbe fermato già  alla forma, alle parole molto fuori luogo che vengono usate. Per non parlare della sostanza. Cosa vogliono dire questi quando “manderanno a casa tutti”? Che sconfiggeranno gli “uccelli del malaugurio”, i “gufi”. Inaccettabile.

Senza legittimazione alcuna.
Appunto. Neppure quella elettorale. Quando De Gaulle, e non Renzi, mise mano alla Costituzione chiese il parere due volte attraverso un referendum consultivo. Due volte.

Esiste una via d’uscita?
Presentarsi in una campagna elettorale con un programma per le riforme e prendere voti.

Complice il Quirinale?
Sicuramente il Colle ha giocato la sua parte, questa ormai è la storia. Siamo passati da una repubblica parlamentare al semipresidenzialismo. E credo anche che questo presumibilmente sarà  anche il dopo. Non oso immaginare chi possa arrivare dopo Napolitano, ma penso più verosimilmente che chiedano a gran voce Amato o, che ne so, Gianni Letta, piuttosto che Romano Prodi. E’ l’ultimo anello mancante. Poi sarà  accaduto quello che noi e pochi altri, incluso il Fatto, cerchiamo di evitare.  Oggi hanno aderito anche Barbara Spinelli e Maurizio Landini. Ci siamo. Con diverse idee e linguaggio ma siamo qui a difendere la democrazia.

Redazione
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