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(Roberto Petrini La Repubblica 20 Maggio 2015)

Ottimista: Finalmente la ripresa c’è!
Pessimista: Ma va.
Ottimista: Non hai visto i dati dell’Istat?
Pessimista: Non sei l’unico a leggere i giornali e a  consultare i siti web.
Ottimista. Bene, allora saprai che il Pil nei primi tre mesi dell’anno è salito dello 0,3 per cento rispetto ai tre mesi prima, cioè gli ultimi tre del 2014.
Pessimista: Il dato tendenziale, cioè rispetto a dodici mesi fa, dice invece che la crescita è stata zero.
Ottimista: Allora cerchi rogna. Intanto visto che veniamo da tre anni di recessione, conta di più il segnale più vicino, la svolta, l’inversione di tendenza e il dato congiunturale è positivo. Ti ricordo inoltre che vanno considerate anche le attese degli analisti: ebbene il tendenziale avrebbe dovuto essere – 0,2 e il congiunturale fermarsi al +0,2 per cento. Risultati abbondantemente superati.
Pessimista: Comunque ha detto Padoan che è presto per cantare vittoria.
Ottimista: Le frasi dei politici vanno lette per intero: ha detto anche che il dato segna una svolta. E Renzi prudentemente ha parlato di “piccoli passi in avanti”.

Pessimista: Non ti conviene buttarla in politica perché potrei accusarti di essere filogovernativo.
Ottimista: E io di essere un gufo. Tuttavia sono d’accordo con te siccome siamo uomini di mondo sappiamo che nell’economia contano i numeri. E’ o no, una scienza esatta? Qui non si tratta di essere ottimisti o pessimisti.
Pessimista: Non riaprirei la vecchia polemica che ci divide da anni, qui non conta entusiasmo o scetticismo, i numeri sono numeri. Piuttosto, tu hai visto cosa c’è dentro questo 0,3 per cento? Non è che c’è il solito traino delle esportazioni dovute all’euro debole?
Ottimista: Guarda quella del 13 maggio, come dovresti sapere, è una stima preliminare e non contiene le varie componenti del Pil. Da qualche tempo comunque l’Istat inserisce delle frasi un po’ sibilline che fanno capire come è andata: stavolta ci dice, in attesa delle componenti definitive con il set completo dei dati, che le importazioni hanno superato le esportazioni. Segno che è tornata la domanda.
Pessimista. Scusami ma per dire che è tornata la domanda ci vuole qualcosa di più. Riconosco che si tratta di un elemento importante perché significa che è in corso una ricostituzione delle scorte. Significa quindi che le imprese hanno l’aspettativa di avere più ordini. Come vedi sono pessimista, ma onesto; anche se il vero fattore trainante resta ancora l’export. Inoltre ricordati sempre che si sta viaggiando ad un tasso coerente con lo 0,7 per cento annuo (anche se il prossimo trimestre avrà  una variazione analoga a quella del primo) che è sì la stima del governo, ma è circa la metà  della previsione di primavera della Commissione per l’Eurozona che, come ricorderai, è 1,5 per cento.

Ottimista. Io ricordo che Draghi quando è andato alla Camera, qualche giorno fa, ha detto che solo il quantitative easing darà  un punto di Pil entro il 2016. Ricordo che il Cer stima la crescita ad un un punto nel 2015.
Pessimista. Se non ho letto male Standard & Poor’s ha appena dato lo 0,4 per cento.
Ottimista. L’Fmi ha detto 0,7 come il governo, e quelli non sono teneri.
Pessimista. Mah.
Ottimista. Insomma vuoi negare la ripresa. E allora tassi bassi, euro debole e prezzo del petrolio ai minimi dove li mettiamo? Hai visto i dati della Commissione: nell’inverno scorso la crescita dell’Eurozona era stimata all’1,3 per cento, in primavera era salita, come ricordavi imprudentemente tu stesso, all’1,5 per cento.
Pessimista. Mi spiace che tu porga volontariamente la tua testa al patibolo. Sui limiti della ripresa internazionale sono specializzato.
Ottimista. Vuoi negare che l’euro dal 9 marzo, quando è scattato il Qe di Mario Draghi, sì è deprezzato del 5 per cento, raggiungendo il livello più basso dal 2002?

Pessimista. Non lo nego, ma sei sicuro che durerà ? Quando gli americani capiranno che la loro economia non decolla svaluteranno di nuovo, come hanno sempre fatto: altro che tapering e rientro dal quantitative easing.
Ottimista. Ho capito che non ci capisci. La Yellen sembra preoccupata della bolla di Wall Street e l’economia Usa sta camminando piuttosto bene grazie a Obama: non so se lo sai ma il Pil quest’anno farà  3,1 per cento, dati della Commissione europea. Piuttosto ci vorrà  un po’ di tempo prima di un aumento dei tassi, gli analisti parlano dell’autunno o del 2016. Se arriva prima rafforza il dollaro e lascia debole l’euro: meglio per il nostro export.
Pessimista. Sarà “¦ Comunque uno dei punti forti di quelli che come te hanno un fiducia cieca nella ripresa internazionale è la caduta del prezzo del petrolio. Io dico che non dura.
Ottimista. Guarda che il greggio è precipitato dalla seconda metà  dell’anno scorso del 40 per cento e oggi si aggira ancora intorno ai 60 dollari al barile.
Pessimista. Le quotazioni le devi guardare tutti i giorni, il greggio sta già  risalendo e i contratti future esprimono prezzi più alti.
Ottimista. Il mercato del petrolio non è una cosa che si possa affidare a semplici economisti, sono in ballo variabili geopolitiche che vanno trattate da specialisti. Mi pare che l’Arabia saudita che ha dato avvio alla riduzione dei prezzi, per contrastare lo shale gas Usa e l’Iran con il Re Abdullah, oggi non abbia alternative: il successore del defunto sovrano, Salman Al Saud, e il suo stesso ministro del petrolio Al Naimi, per riportare il prezzo a 80-90 dollari al barile dovrebbero mettere in atto forti tagli alla produzione e alla fine favorirebbero gli altri soci dell’Opec. E’ vero tuttavia che il capo economista dell’Agenzia internazionale dell’Energia, Fathi Birol, ha detto che è in corso un massiccio taglio di investimenti. Ma sembra che si tratti degli investimenti futuri e non quelli in corso che continuano ad alimentare la produzione e dunque a dare prospettive di ribasso dei prezzi. Il recente rialzo dei future dunque sarebbe frutto di speculazione.

Pessimista. Comunque siamo a 60 dollari al barile. Anzi ti aggiungo che anche il Qe di Draghi in cui riponete tanta fiducia non durerà  più di tanto: la Bce già  non può più acquistare i titoli tedeschi perché il loro rendimento è sceso al di sotto della soglia di accessibilità  che non può essere inferiore al tasso fissato sui depositi, ovvero -0,2. Inoltre qualcuno fa notare come in questi giorni l’inflazione attesa fra cinque  anni per i successivi cinque nell’Eurozona (una delle misure preferite dalla Bce per misurare le aspettative a medio termine) sia risalita dall’1,50% all’1,84%: non lontano quindi dall’obiettivo.
Ottimista. Io mi fido di Draghi:nei giorni scorsi a Washington ha detto che il Qe si sta rivelando “più efficace del previsto”.

Pessimista. Permettimi di esprimere il mio scetticismo.
Ottimista. Sei il solito gufo.
Pessimista. Filogovernativo.

Redazione
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