gaetano_salveminidi Donatella Coccoli

Gli eredi del pensiero azionista, liberalsocialista e repubblicano lanciano un appello. L’obiettivo: un “network di culture”. Enzo Marzo, uno degli ideatori: «In Italia non esistono solo le tradizioni cattolica e comunista»

Marzo 2001, quattro professori avanti con gli anni ma molto combattivi lanciano un appello contro la Casa delle libertà . Scrivono che gli innumerevoli conflitti di interessi di Silvio Berlusconi mettono a rischio la tenuta stessa della democrazia. I quattro si chiamano Norberto Bobbio, Paolo Sylos Labini, Alessandro Galante Garrone e Alessandro Pizzorusso: il fior fiore del pensiero laico. L’allarme di allora cadde nel vuoto e l’anomalia berlusconiana continuò il suo corso. Ora ci riprovano. Gli eredi delle culture azionista, liberale, liberalsocialista e repubblicana tornano a parlare. Scegliendo il momento più delicato degli ultimi decenni, segnato dalla condanna definitiva per frode fiscale di Silvio Berlusconi e dall’indeterminatezza del governo delle larghe intese. Non è un caso che l’appello-manifesto pubblicato il 19 luglio da un gruppo di studiosi, filosofi e docenti universitari parta dalla constatazione di un «disastro politico, economico, morale e di coesione sociale» e dal «fallimento irreversibile delle due componenti del centrosinistra l’ex Pci e l’ex dc».

Si tratta di “Otto punti per uno spazio libero”, un documento che ha l’obiettivo, si legge, di «costruire un soggetto che si faccia portavoce di chi si ritrova a sinistra in un’area politicamente orfana». Strano destino quello dei laici italiani. Schiacciati nel dopoguerra da due moloch (cattolico e comunista), poi messi in un angolo dal decisionista Craxi negli anni 80 e infine azzerati come forza politica nel ventennio berlusconiano. Basti ricordare Giorgio La Malfa figlio di un grande del laicismo italiano, scivolato nell’orbita del cavaliere o la fine del mini partito liberale di Stefano De Luca inglobato nel centrodestra. E’ giunto quindi il momento di riprendere un discorso interrotto? «C’è un buco enorme nella sinistra italiana», afferma Enzo Marzo, uno dei promotori del manifesto, presidente della Fondazione Critica liberale e direttore dell’omonima rivista che, ricordiamo, si rifà  a Salvemini, Croce, Gobetti, Bobbio. «La cultura italiana non è esclusivamente cattolica o comunista. C’è anche una sinistra liberale e democratica.

Quella repubblicana di Ugo La Malfa, dei socialisti Ruffolo, Giolitti o Lombardi. Quella del Mondo di Pannunzio attorno al quale è nato l’ambientalismo, con personaggi come Antonio Cederna», continua Marzo. Un filone di pensiero, quello liberale e liberalsocialista, che «negli altri Paesi europei costituisce la sinistra, seppur in diverse gradazioni, e che è la stessa di Obama». Il manifesto, che parte dai valori di libertà  e equità, auspica una cultura politica «federalista in campo europeo; in campo economico antimonopolista e orientata alla costruzione di un mercato regolato; contraria alla vulgata neoliberista quanto alle ricette consunte del vetero-statalismo». Idee da lanciare in un agone politico, ma all’orizzonte non c’è un soggetto organizzato. Solo un network di culture: Italia spazio libero a cui si può aderire in Rete (www.italiaspaziolibero.it). Oltre a Enzo Marzo, l’appello è stato ideato da Antonio Caputo, presidente dei circoli Giustizia e libertà , e Luigi Mascilli Migliorini, della fondazione De Martino, con l’adesione dell’associazione Paolo Sylos Labini. E poi decine di nomi tra filosofi, giornalisti, giuristi, da Giulio Giorello a Vittorio Emiliani, da Nadia Urbinati a Federico Orlando.

Ha firmato anche Carlo Augusto Viano, docente di Storia della filosofia in molti atenei italiani, che nel 2006 con il saggio Laici in ginocchio aveva svelato la subordinazione della cultura laica nei confronti della chiesa e la debolezza intrinseca dell’ideologia marxista rispetto alla morale cattolica. Da allora non è cambiato granché. «Il tema dei diritti liberali, del riconoscimento delle altre culture e delle scelte diverse in Italia è sempre stato un po’ estraneo e questo è uno dei pesi che portiamo», afferma Viano. Il quale ammette: «Capisco che forse in questo momento sarebbe più urgente creare ricchezza anche se non si sa come fare. Ma ampliare la sfera dei diritti individuali invece si può fare e non costa neppure molto. Mi riferisco a battaglie importanti come la rivendicazione della parità  dei comportamenti sessuali, la lotta intransigente al razzismo e un’idea di scuola pubblica che dia a tutti le stesse possibilità  di partenza».

Il professor Viano che sta per pubblicare un libro sull’obiezione di coscienza (da quella militare a quella sanitaria) considera l’attuale governo «senza nessuna intesa sui temi liberali. E anche all’interno dei due partiti non c’è assolutamente nulla, con il Pdl che si presenta sempre come partito liberale e invece è un partito paternalistico e il Pd che è ingessato su certi temi e che adesso sui diritti dei gay viene quasi superato dalle dichiarazioni del papa». Nei dettagli, il giudizio politico dei laici sulle forze in campo, è netto: «Pannella è stato bravissimo, ma nel ’93 ha tradito tutte le idealità  liberali candidandosi con Forza Italia. E ha prodotto un disastro perché ha dato un avallo liberale a chi non sapeva cosa fosse il liberalismo», commenta Marzo. E il centrosinistra ? «A parte l’esperienza dell’Ulivo, innovativa per certi aspetti, maciullata poi dagli ex comunisti e da D’Alema, adesso nel Pd l’unica novità  è Civati, che mi sembra fuoriuscito da una mentalità  ex comunista.

Per Barca ho una grande stima, anche se mi sembra un illuso, così come ritengo Ambrosoli una persona civilissima e serissima». Ma veniamo alla condanna di Berlusconi. Il 2 agosto Spazio libero ha debuttato in Rete con un comunicato. Dopo avere definito «deludente, sorprendente e improvvido» l’intervento del Presidente Napolitano a proposito della priorità  di una riforma della giustizia, si rivolge al Pd. Chiedendo di «assumersi davanti al Paese la responsabilità  di perpetuare o meno l’alleanza con una forza politica unipersonale». Perché, dicono i laici, «scindere il Pdl dal suo padrone è impossibile».

 

Redazione
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