2.3-A L’Unità  16.11.2001


I leader dei ds hanno detto che la perdita dei consensi dipende in primo luogo dalla
grave inadeguatezza dei programmi. Vero. Hanno detto anche che dipende dai litigi
interni. Anche questo è vero. Manca però il ROSPO: il grave errore di strategia
commesso quando, per avviare la Bicamerale, quei leader hanno cercato in tutti i
modi un accordo con Berlusconi, che doveva essere il socio di un’impresa tanto
ambiziosa quanto assurda: riformare la Costituzione, che era costata lacrime e sangue,
con la collaborazione di un personaggio che aveva gravi conti aperti con la giustizia e
che quindi avrebbe cercato innanzi tutto di informare a proprio vantaggio il sistema
giudiziario: se non avesse avuto soddisfazione, avrebbe fatto saltare il tavolo, com’è
accaduto e come alcuni avevano previsto fin da principio. Non si poteva, da un lato,
chiedere ed ottenere la collaborazione di Berlusconi per la Bicamerale e, dall’altro,
combatterlo, per esempio, sul terreno del mostruoso conflitto d’interessi. Ecco perché
i leader dei ds accettarono come buona la «finzione» – il miserabile cavillo – secondo
cui non era Berlusconi ma Confalonieri il titolare delle concessioni televisive,
aggirando così la legge del 1957 che stabiliva l’ineleggibilità  dei titolari di
«concessioni pubbliche di rilevante interesse economico».
Accettato quel cavillo ed avendo così resa inutilizzabile la legge del 1957, i ds hanno
dovuto imboccare la strada della nuova legge. Nello sciagurato spirito della
collaborazione con Berlusconi fu preso per buono ed approvato, solo alla Camera, un
disegno di legge presentato dallo stesso Berlusconi e dai soci, fondato sull’idea
americana del blind trust un’idea ragionevole nel caso di titoli e di beni fungibili,
come i beni immobili, ma inattuabile – diciamo pure ridicola – nel caso di reti
televisive. Il disegno di legge non fu presentato al Senato e rimase con la sola
approvazione della Camera, viene tuttavia ripetutamente gettato fra le gambe dei ds
da Berlusconi e da chi sia pure non apertamente lo difende. Forte del tacito assenso
dei ds il Cavaliere è diventato sempre più sfrontato sul conflitto d’interessi ed ora ha
fatto presentare da Frattini un nuovo disegno di legge che è una vera e propria
burletta. Ha scritto giustamente Sartori che «in Italia sta scomparendo un principio
fondante della democrazia, la pluralità  e la concorrenzialità  degli strumenti
d’informazione». Dalla collaborazione con Berlusconi, che era l’inevitabile corollario
dello sciagurato errore strategico della Bicamerale, sono derivati vari altri «errori», fra
cui lo scarsissimo impegno nel ratificare in tempi brevi la convenzione italo-svizzera –
poteva essere approvata già  nel 1998 – e la critica ai «demonizzatori» di Berlusconi,
come me e come diversi miei amici, tutti o quasi tutti dalla tradizione liberalsocialista
(saremmo dovuti essere cooptati nella «Cosa 2», mi pare, ma forse abbiamo capito
male). E’ vero almeno che «esagerando» nelle critiche a Berlusconi avremmo fatto il
suo gioco? No, non è vero: secondo uno studio serio di un centro torinese di ricerche
sui flussi elettorali la nostra azione, insieme con gl’interventi di Benigni, di Travaglio
e di Veltri e dei giornalisti dell’Economist, avrebbe spostato a favore del
centrosinistra, il minor male, da uno a due milioni di voti. Non chiedevamo né
ringraziamenti né riconoscimenti, ma almeno una qualche presa di posizione, nei fatti
e negli atti, che la nostra azione non andava duramente criticata, ma utilizzata: siamo
nella stessa barca. A giudicare da recenti dichiarazioni di diversi leader del
centrosinistra e dei ds in particolare sembra che ciò stia finalmente avvenendo.
Tuttavia, per contrastare con efficacia i reiterati attacchi di Berlusconi e di altri sulle
posizioni dei ds riguardanti il conflitto d’interessi e la «pigrizia» nella ratifica della
convenzione sulle rogatorie e per persuadere i votanti delusi ed amareggiati che
muteranno veramente la loro politica i leader ds debbono fare chiaramente ed
esplicitamente autocritica per quel grave errore strategico, magari invocando come
attenuante il fatto che il cinismo e la slealtà  di Berlusconi hanno superato ogni limite,
sia pure riconoscendo che la politica non è un’attività  per educande. Solo con una tale
autocritica – e non con la generica ammissione che errori sono stati compiti – i leader
ds possono via via recuperare credibilità.

Paolo Sylos Labini
nomail@nomail.nomail

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