2-scuola-pubblica-21Era il 1998 quando Paolo Sylos Labini, insieme a Giorgio Bocca, Alessandro Galante Garrone, Vito Laterza e Critica Liberale firmava l’appello per la scuola pubblica. Al suo interno, con limpida chiarezza, venivano affermati i principi cardine del dettato costituzionale in materia di istruzione:

“Sì all’autonomia e al pluralismo dello stato. 2) No alle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. 3) Sì alla rigenerazione della scuola pubblica. 4) No al finanziamento statale diretto o indiretto delle scuole confessionali. 5) Sì alla libertà  di insegnamento. 6) No a trucchi per aggirare il dettato costituzionale: “Senza oneri per lo stato”. 7) Sì alla libertà  di espressione di tutte le religioni. 8 ) No ai privilegi della chiesa cattolica. 9) Sì alla libertà  delle scelte morali e culturali di ciascun individuo. 10) No a una legislazione che provoca disuguaglianza tra i cittadini”.

Oggi come ieri l’importanza di questo appello è dirimente. Il 26 maggio, infatti, la città  di Bologna si troverà  a votare un referendum sul finanziamento pubblico alla scuola privata. Si tratta di un referendum consultivo, che però potrebbe avere un effetto propulsivo nel resto d’Italia, coinvolgendo le associazioni di genitori e insegnanti a difesa del diritto di ogni bambino a una scuola pubblica, plurale e laica. Ne hanno discusso in molti, nelle ultime settimane, a partire da Rodotà , Presidente Onorario del Referendum, sino a eminenti costituzionalisti e rappresentanti laici della Chiesa cattolica. Potete ricostruire brevi momenti del dibattito qui, qui e qui. Ancora una volta la posta in gioco è alta, ed è la stessa sottolineata da questo appello: No a trucchi per aggirare il dettato costituzionale: “Senza oneri per lo stato”. Si al pluralismo e alla libertà  di espressione di tutte le religioni.
Riportiamo di seguito, dunque, le parole di Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca, Alessandro Galante Garrone e Vito Laterza in difesa della scuola pubblica, a supporto del dettato costituzionale e in solidarietà  con il comitato referendario bolognese.
Una firma per la scuola pubblica

di Giorgio Bocca, Critica Liberale, Alessandro Galante Garrone, Paolo Sylos Labini, Vito Laterza

Questo appello, pubblicato giovedì scorso nella pagina delle lettere di Repubblica e ripreso ieri anche dal nostro giornale, ci sembra un’ottima base per impegnarsi nella battaglia per la scuola pubblica e contro i finanziamenti a quella privata. Dunque, non solo ve lo riproponiamo, ma ci mettiamo a disposizione per raccogliere nuove firme.

Sì all’autonomia e al pluralismo dello stato. 2) No alle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. 3) Sì alla rigenerazione della scuola pubblica. 4) No al finanziamento statale diretto o indiretto delle scuole confessionali. 5) Sì alla libertà  di insegnamento. 6) No a trucchi per aggirare il dettato costituzionale: “Senza oneri per lo stato”. 7) Sì alla libertà  di espressione di tutte le religioni. 8 ) No ai privilegi della chiesa cattolica. 9) Sì alla libertà  delle scelte morali e culturali di ciascun individuo. 10) No a una legislazione che provoca disuguaglianza tra i cittadini.

Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tener conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. Di chi è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra fede e posti di governo e sottogoverno. Di chi sa che la libertà  dello stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante voler imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori univoci e verità  rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe che l’individuo maggiorenne fosse padrone di se stesso e quindi libero di scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che all’individuo minorenne non fossero imposte, né dallo stato né dalla famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba avere effettivamente la massima libertà  d’esprimersi, coltivare e realizzare la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla libertà  degli altri sia dall’obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla.

Siamo molto preoccupati dalle ricorrenti e sfacciate rivendicazioni clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor più dall’acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra costituzione e i principi di laicità  che fondano lo stato moderno. Soltanto concezioni ferme al medioevo possono ancora concepire l’individuo sottoposto a autorità  ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e imposti.

Il principio dello stato moderno, quello che ha salvato l’Europa dalle guerre religiose e ha garantito la libertà  di culto, è la distinzione fra diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia sull’attività  del governo e del parlamento sia, addirittura, sulle trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già  da tempo, il papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l’interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali.

Ugualmente aperto è il contenzioso tra una pratica laica e gli ambienti politici cattolici che si fanno portavoce della chiesa cattolica sulla negazione della donazione dei gameti che va contro la libertà  di procreazione, e sulla limitazione delle tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità. Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale per la bioetica.

La chiesa interferisce – come non succede in nessuno degli stati occidentali – direttamente nelle scelte politiche della nostra repubblica, perché non accetta quello che per lo stato liberale e democratico è invece il fondamento indiscutibile: “Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono quindi uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni pubbliche, di condizioni personali e sociali (art. 3 della costituzione).

E’ chiaro che lo stato non impone, né privilegia particolari scelte morali. Secondo la chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi cattolici. Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità  alcuna, è in totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite questo patto.

Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di civiltà, che sia davvero il governo di tutti e non il governo dei cattolici praticanti. Invitiamo cittadini, politici, sindacalisti, amministratori, studenti, movimenti, associazioni, riviste a firmare e far firmare questo appello. Per aderire rivolgersi alla fondazione Critica Liberale (fax 06-6867981, e-mail mdl1736@mclink.it, via dell’Orso 84 00186 Roma).

Redazione
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