La scomparsa di Paolo Sylos Labini è una grave perdita per la scienza economica e la cultura politica italiana. Fu maestro in patria e all’estero, esempio luminoso di passione civile, depositario di valori morali che negli ultimi anni ha diffuso senza pausa nel tentativo di arginare nelle coscienze la deriva verso il berlusconismo e i suoi devastanti effetti sulla credibilità  internazionale dell’Italia. Nel maggio del 2003 l’avemmo ospite a Saronno. Era arrivato da solo, molto provato, dopo un avventuroso viaggio. Eravamo rassegnati a ricevere un saluto fuggevole e invece inchiodò una sala stracolma fin oltre mezzanotte. Fu standing ovation. Quella sera Sylos seppe trasmettere un entusiasmo contagioso, il senso del dovere per la battaglia civile, per la ricerca scientifica, per lo scrupolo nel documentare, per la lotta alla povertà  e alla fame nel mondo accompagnando le sue parole con una deliziosa serie di aneddoti. E alla fine si formò una fila che attendeva paziente il turno più che per l’autografo, per poter continuare ciascuno la conversazione che egli non solo non negava ma addirittura fomentava. A ben vedere in quella paziente attesa in coda, ad un’ora proibitiva, c’era già  tutta l’anticipazione della partecipazione composta e consapevole delle recenti primarie, espressione di una volontà  di cambiare ormai incontenibile. Sylos se n’è andato con la stessa consapevole serenità  del suo maestro Salvemini. Noi gli siamo riconoscenti. Con affetto rendiamo omaggio alla sua appassionata testimonianza e alla lezione che ha impartito dalla cattedra del dovere civico, la sua più amata e imperitura.
Angelo Proserpio

Redazione
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