Dalla crisi debito pubblico agli spread, dall’economia reale alla finanza, sono diversi gli argomenti affrontati da Alessandro Roncaglia, che, rilegge la crisi attuale, alla luce delle teorie economiche di Keynes. Inoltre analizza il ruolo delle banche, del leverage, i crediti default swap e della previsione che si autorealizza.

[Clicca sull’immagine sotto]

roncaglia

 

Redazione
redazione@nomail.nomail

One thought on “Gli effetti nefasti del Jobs Act”

  1. Avrei due domande.
    Nel testo, di cui condivido l’impostazione generale, si dice che la diminuzione della quota salari sul PIL dal 1990 al 2013 è diminuita in Italia dal 62 al 55 %. Questo dato è assoluto, o è al netto della diminuzione di occupati? In altri termini, quanto di questa diminuzione è dovuta alla riduzione dei salari e quanto alla riduzione del numero di salariati?
    Inoltre, il testo afferma che si può essere “certi” che, ove la legge permetta di pagare salari più bassi, l’80 % delle imprese (quattro imprese su cinque) utilizzeranno tale facilitazione e non spenderanno un euro in più in ricerca, sviluppo e investimenti, rinnovo degli impianti, innovazioni, ecc. Esiste un fondamento macroeconomico, o dati storici, per questa “certezza”? Si può immaginare che una parte delle imprese (non tutte, di questo sono certo anch’io) userà il risparmio sul costo del lavoro per investire dentro l’impresa stessa (magari anche con incentivi fiscali). Bisognerebbe però capire se quel 20 % di imprese (1 su 5, come ammette lo stesso Gallino) che potrà investire a fronte di una maggiore disponibilità di cassa, produrrà occupazione e – soprattutto – quanta ne produrrà, tenendo conto ad esempio delle sue dimensioni, della sua tipologia, ecc. In soldoni, come si ripercuoterà sul PIL questo Jobs Act? Il Ministro Padoan ha delle stime quantitative da comunicare al Paese, e di cui assumersi anche la responsabilità?
    Grazie.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.