E’ scomparso la sera del 7 novembre 2012 Luciano Barca, un grande uomo, partigiano, giornalista, membro della Direzione del Partito Comunista Italiano e responsabile della Commissione economica. E’ stato uno stretto collaboratore di Enrico Berlinguer dal 1970 al 1980 ed amico di infanzia di Paolo Sylos Labini, come Luciano Barca ricorda in uno scritto pubblicato su Il Ponte.

“C’eravamo conosciuti al liceo Giulio Cesare di Roma. Paolo era palesemente il leader della sua classe e aveva sempre attorno un gruppetto simpatico al quale a volte mi univo all’uscita. Poi ci eravamo ritrovati all’Università  La Sapienza, entrambi iscritti a Giurisprudenza, ma intenzionati a diventare economisti. Per questo avevamo scelto come riferimento Guglielmo Masci che insegnava Economia Politica e che passava per essere burbero e severo, ma che in realtà  seguiva con attenzione i suoi studenti e per essi organizzava, oltre alle lezioni, due seminari alla settimana.

Noi ci sedevamo accanto, nell’aula ad anfiteatro, e ci dividevamo il compito di prendere appunti. Io avevo inventato una mia stenografia e riempivo pagine e pagine con Paolo che mi sostituiva ogni tanto per farmi riposare e apprezzare la lezione. Il pomeriggio ci trovavamo a casa sua, in via Baglivi 2 , e, rifocillati dalla mamma e dalla sorella di Paolo, stendevamo il testo destinato, nelle nostre intenzioni, a diventare le dispense ufficiali di Masci. Non ci riuscimmo perché la guerra ci portò in zone diverse e al nostro ritorno non trovammo più il testo che avevamo steso e che in un momento di generosità  Sylos aveva dato in prestito ad un amico (uno del Giulio Cesare) perché recuperasse lezioni perdute.

Quando tornai a Roma, da Malta e dalla Marina, una delle prime persone che cercai fu Paolo. Lo trovai, laureato nel 1942, al Ministero dell’Agricoltura a collaborare con Fausto Gullo e Antonio Segni alla stesura dei primi decreti propedeutici di una vasta riforma agraria. Io ovviamente non ero laureato, ma a bordo del sommergibile con l’aiuto di generosi amici avevo cercato di studiare, avevo dato nelle licenze tutti gli esami mancanti e avevo anche presentato la tesi che Masci mi aveva assegnato nel 1942: “I danni dell’autarchia”. Che in tempo fascista era una bella tesi, degna dell’amore che Masci nutriva per Ricardo. Non era tuttavia piaciuta ad Ugo Papi (“troppo di sinistra” aveva detto il successore di Masci al mio rientro dopo la liberazione di Roma) ed io mi ero astenuto dal discuterla”. (leggi tutto…).

Redazione
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