Considerazioni sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina

 

(Stefano Sylos Labini)

 

 

 

1. Installazione di una rete di monitoraggio permanente

 

 

Il costo per la realizzazione del Ponte stimato dall’Impregilo si  basa su un progetto che non è supportato da una serie di dati strumentali che possono essere ottenuti attraverso una rete di monitoraggio ad alta precisione da installare sulla sponda calabrese e sulla sponda siciliana. Il monitoraggio delle due sponde dove saranno piantati i piloni del Ponte è di fondamentale importanza per verificare:

 

A.   l’esistenza di movimenti tettonici verticali e orizzontali asismici tra le due sponde;

B.    la presenza di scivolamenti gravitativi profondi dei versanti che delimitano la parte settentrionale dello Stretto di Messina (in particolare il  ripido versante calabrese e le scarpate sottomarine della Sicilia e della Calabria);

C.   l’attivazione di movimenti quando inizieranno l’escavazione dei  profondi crateri per piantare i piloni del Ponte e i lavori di costruzione dei sistemi viari di collegamento.

 

L’esigenza di effettuare un monitoraggio permanente tra le due sponde fu segnalato per la prima volta in uno studio dell’ENEA[1].

 

Per avere una serie storica affidabile occorrono almeno 3 anni di tempo; solo dopo questo periodo di misure sarà possibile capire realmente che cosa sta succedendo tra le due sponde e sui versanti. I nuovi dati che saranno ottenuti dal monitoraggio saranno fondamentali per la stesura del progetto esecutivo che deve fondarsi su una conoscenza molto precisa dei fenomeni geodinamici di natura tettonica e gravitazionale in atto nella zona dello Stretto dove sorgerà il Ponte.

 

In sintesi, sono necessari 3 anni di misure con strumenti di alta precisione (interferometria satellitare, scanner laser, GPS) tra le due sponde per avere una serie storica affidabile in modo da acquisire tutte le informazioni necessarie per mettere a punto il progetto esecutivo e quindi per calcolare i costi di costruzione e di manutenzione della struttura.

 

Ciò significa che la cifra di 3,88 miliardi di Euro con cui l’Impregilo ha vinto la gara di appalto è una cifra che è associata ad un progetto definitivo che non ha nessun valore ingegneristico ed economico, dal momento che rappresenta il costo di un progetto che si basa su dei dati  ipotetici, che devono essere ancora verificati con il monitoraggio ad alta precisione centrato sulle due sponde dove saranno piantati i piloni del Ponte e sui versanti che delimitano la parte settentrionale dello Stretto di Messina.

 

Dunque, la cifra di 3,88 miliardi di Euro  potrebbe cambiare nel momento in cui i dati del monitoraggio dovessero indicare l’esistenza di movimenti tettonici non trascurabili e di  scivolamenti gravitativi rilevanti e l’attivazione di movimenti durante la fase di costruzione dell’opera. Questi fenomeni potrebbero comportare la stesura di un progetto più sofisticato e complesso, l’utilizzo di materiali più avanzati e costosi, accorgimenti di varia natura che fino ad ora sono stati completamente ignorati e che potrebbero allungare i tempi di realizzazione dell’opera.

Inoltre, i lavori di costruzione del Ponte potranno partire non prima di 3 anni, il tempo necessario per avere dei dati affidabili da utilizzare per l’elaborazione del progetto esecutivo.

In conclusione, la mancanza di dati precisi implica che lo Stato non debba pagare alcuna penale nel momento in cui l’opera venisse abbandonata perché il progetto presentato dall’Impregilo non è attendibile né sul piano ingegneristico, né sul piano dei costi e né su quello dei tempi di realizzazione.

 

2. Problematiche della sponda siciliana

 

Il pilone del Ponte della sponda siciliana sarà piantato nella duna litoranea che ha determinato la formazione dapprima del più profondo lago del Faro (profondità massima di – 28 metri) e poi della laguna di Ganzirri (profondità massima di – 6,5 metri). L’escavazione di un profondo cratere dentro la duna litoranea è un’operazione estremamente rischiosa perché potrebbe destabilizzare un’area che rappresenta il risultato di un complesso equilibrio idro e geodinamico in cui l’accumulo della sabbia litoranea ad opera delle correnti  marine si è combinato con il sollevamento tettonico della zona. Come detto, le due lagune esistono perché si sono instaurate le condizioni per la deposizione di grandi quantità di sabbia, per cui se si dovesse intaccare questo particolare equilibro dinamico, si potrebbero avere conseguenze sulla stabilità dell’intera duna costiera e quindi sull’esistenza delle lagune. Per questi motivi occorre che accanto alle informazioni sulla stratigrafia della zona siano effettuate delle simulazioni molto accurate per valutare come gli effetti dell’escavazione di un grosso cratere all’interno della duna si possano ripercuotere sulla stabilità dell’intera zona costiera.



 



[1]  “Ponte sullo Stretto, nuovi rischi” . Corriere della Sera, 19 marzo 2002,

 http://www.syloslabini.info/online/wp-content/uploads/2002/03/Ponte-Corriere.pdf