Alle origini della secessione italiana
di Antonio Gentile ©2010 - L’Altro Sud-UDS
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Correva l’anno 1989, poco dopo la caduta del Muro di
Berlino, quando il gotha dell’oligarchia mondiale, il “Club degli Eletti”,
presieduto da Filippo d’Edimburgo, affidò all’industriale olandese Alfred
Heineken un progetto di scomposizione degli Stati nazionali europei. In tale
progetto, elaborato in collaborazione con elementi del Sis (servizio segreto
britannico), Heineken suddivideva l’Europa in 75 ministati in base a criteri
demografici. Paesi come Olanda, Belgio, Italia, Germania, Yugoslavia, Francia,
in questo disegno, cessano di esistere. Gli Stati vengono sostituiti da
territori con un numero di abitanti varianti dai cinque ai dieci milioni e,
l’Italia, viene a sua volta divisa in otto piccoli stati. Questo progetto
prevedeva situazioni geopolitiche che puntualmente si sarebbero determinate
negli anni successivi. Con la Slovenia integrata nel Noricum ex austriaco -
molto simile al progetto in discussione nel 2008 di “Euroregione” tra Carinzia,
Friuli, Venezia Giulia e Slovenia. Con Serbia, Croazia, Macedonia, Bosnia
Erzegovina indipendenti. Con il Belgio - e siamo a giorni nostri - verso una
drammatica secessione, divisa tra Fiandre e Vallonia che si contendono
duramente la circoscrizione Bruxelles - Hal-Vilvoorde.
Il Nord Italia, in questo nuovo
ordine, avrebbe dovuto far parte del gruppo dei piccoli stati europei
dell’Europa centrale e il Sud, senza alternative, spedito verso il terzo mondo
africano.
Uno dei massimi fautori della
frammentazione dell’Europa in piccole realtà geopolitiche, sotto le spinte
secessioniste, fu certamente il nazionalista russo Vladimir Zhirinovskij.
Quest’ultimo, come si è potuto appurare dalle indagini della Magistratura e dei
Carabinieri, avviò un giro d’affari con il leader nazionalista sloveno Nicholas
Oman che incontrava in presenza di altri esponenti del suo partito e della
stessa Duma.
Oman, tra l’altro, come ci rivelarono
gli accertamenti della Digos di Arezzo, è stato un frequentatore di Villa
Vanda, nota residenza di Licio Gelli, capo della Loggia P2.
Tra i maggiori sponsorizzatori di
Zhirinovskij e del suo progetto ritroviamo il colonnello Gheddafi. Secondo gli
investigatori ci fu, probabilmente, un enorme transito di valuta libica per
sostenere l’attività destabilizzatrice in Europa. Gheddafi avrebbe concesso
sostegno ”a gruppi (politici) a carattere secessionista e indipendentista che
operavano nel nostro Paese”.
Dalle indagini della Procura di Torre
Annunziata sono emersi “numerosi riscontri che legavano alcune parti del movimento
di Bossi proprio con i nazionalisti sloveni“, legati a quelli russi e
finanziati coi “dinari” libici. Sempre secondo i Carabinieri l’uomo cerniera
tra Lega Nord, Zhirinovskij, Oman, Gheddafi, sarebbe stato l’ex colonnello del
KGB Alexander Kuzin.
Dunque, i nazionalisti sloveni sono
stati indicati tra i principali sostenitori dei movimenti indipendentisti del
Nord-Est italiano, creando rapporti privilegiati con esponenti politici
confluiti poi nella Lega di Bossi e, secondo Francesco Elmo, molti elementi
dimostrerebbero l’esistenza di finanziamenti di Slovenia e Croazia ai movimenti
più irriducibili.
Intanto, nei primi anni ‘90, i
progenitori del “cosiddetto “partito del Sud Italia“, muovevano i primi passi.
In Sicilia e nel Mezzogiorno nascevano una molteplicità di “leghe” e “leghine”
tutte ispirate alla Lega bossiana.
Si chiamavano “Sicilia libera”,
“Calabria libera” e così via. Il loro obiettivo era l’indipendenza e la
secessione dal resto dell’Italia. Secondo un’indagine della Procura di Palermo,
guidata all’epoca da Giancarlo Caselli, dietro questi movimenti politici vi
erano mafia e ‘ndrangheta, P2 e neofascismo.
Tra il 1991 e1992, alla vigilia delle
stragi di Capaci e Via D’Amelio, Totò Riina decise di mettersi in proprio e di
scendere in politica, mentre contemporaneamente Licio Gelli (dichiarazioni del
cg Marino Pulito) chiedeva il suo appoggio per un progetto consimile: la
creazione di un partito denominato “Lega Meridionale” da contrapporre alla Lega
Nord.
Secondo Leonardo Messina ci furono
diversi incontri di capi mafiosi per realizzare ”un progetto politico
finalizzato alla creazione di uno stato indipendente del Sud, all’interno di
una separazione dell’Italia in tre stati… In tal modo Cosa Nostra si sarebbe
fatta stato. Il progetto era stato concepito dalla massoneria”.
Messina parla anche di una “Lega Sud”
che doveva essere la risposta alla Lega Nord, specificando anche che “il vero
artefice era Gianfranco Miglio” dietro il quale vi erano Gelli e
Andreotti”. Lo stesso Miglio ammise, poi, l’incontro con Andreotti.
L’inchiesta rivela anche che questi
movimenti sudisti “stabilirono rapporti con la Lega Nord” favoriti dal fatto
che, soprattutto alle origini, vi erano importanti personaggi “legati alla
massoneria” nel partito di Bossi. In quel periodo ci fu un proliferare di
leghe meridionali, sponsorizzate da Gelli, dall’ex esponente di Avanguardia
Nazionale Stefano Delle Chiaie, con “l’appoggio fornito da Umberto Bossi alle
loro iniziative anche con la diretta partecipazione ad alcune manifestazioni…”.
La Lega Nord nasceva nel
novembre 1989 federando i movimenti leghisti, tutti costituiti successivamente
alla Lega Lombarda di Bossi (1983) con l’eccezione della Liga Veneta
(1980). Oltre alla formazione lombarda aderiranno altri movimenti: Piemont Autonomista,
Union Ligure, Liga Veneta, Lega Trieste, Lega Friuli, Lega Emiliano-Romagnola,
Alleanza Toscana. Quest’ultima, che diventa poi Lega Toscana, era un movimento
legato al mondo massonico e “contaminato” da soggetti appartenenti alla destra
eversiva. Anche nella Liga Veneta era consistente la componente legata
all’eversione nera che penetrerà anche nell’esperienza delle leghe meridionali.
In particolare, tra i personaggi più rappresentativi, ricordiamo Franco
Rocchetta, Stefano Meningacci - legale di Stefano Delle Chiaie - e vero tramite
tra il movimento veneto e il leghismo centro-meridionale.
Nel 1992 si determina un’importante
trasformazione della strategia leghista grazie al contributo di Gianfranco
Miglio che diviene l’ideologo della Lega.
Il Professore considera non più
adeguato il neoregionalismo, perché il contesto regionale è troppo ristretto e
non ha potere contrattuale accettabile nel conflitto con lo Stato. E così le
leghe regionali confluiscono nella Lega Nord e si comincia ad ipotizzare uno
Stato federale articolato in macro-regioni: Nord, Centro, Sud. Si propone una
vera e propria secessione con “la Repubblica del Nord, l’unico rimedio per
tagliare il nodo della partitocrazia centralista, corrotta e mafiosa”. Dice
Miglio: “io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il
Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cosa è
la mafia? Potere spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al
modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che
determina crescita economica. Insomma bisogna partire dal concetto che alcune
manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.
Nell’Aprile del 1990, per iniziativa
di Cesare Costa, iniziava l’attività della Lega Centro e della Lega Sud cui
facevano riferimento numerose leghe regionali.
Dunque, il progetto politico della
Lega Nord, Gelli (P2), Delle Chiaie (estremismo nero), era quello di riprodurre
nel Meridione lo stesso processo di formazione della Lega.
“La Lega delle Leghe del gruppo
gelliano non si presentava come movimento antagonista alla Lega di Bossi
ma ne condivideva il programma e l’ideologia, presentandosi come l’attore
politico in grado di pilotare al Sud il programma di divisione dell’Italia in
macroregioni”. Il progetto finale era, quindi, quello di creare entità separate
con ordinamenti di stati autonomi in una Italia federata, attratta al Nord
sotto l’influenza dell’Europa del Nord e al Sud sotto l’influenza dei paesi del
Nord Africa (Libia).
Tale progetto faceva e fa, tuttora,
gola alle organizzazioni criminali. La frammentazione del Paese in stati
federali avrebbe consegnato il Sud all’egemonia del “sistema criminale”, e ciò
anche grazie “alla regionalizzazione del voto e all’introduzione del sistema
uninominale che esaltavano le potenzialità di condizionamento delle votazioni
da parte delle lobbies criminali“. Grazie, poi, al cg Tullio Cannella è stato
possibile ricostruire la genesi del movimento “Sicilia Libera” che sarebbe nata
per iniziativa di Leoluca Bagarella con lo scopo di fondare un soggetto
politico nuovo, controllato direttamente da Cosa Nostra e inserito in un
progetto più ampio che collegava il movimento siciliano con altre formazioni
autonomiste-secessioniste meridionali. Il fine era la separazione della Sicilia
dal resto d’Italia al fine di tutelare meglio gli interessi dell’Organizzazione
“pervenire alla realizzazione di piccoli stati, dotati di autonomia, riuniti in
uno stato federale…”.
La Democrazia Cristiana dopo il crollo
del Comunismo aveva voltato le spalle alla Mafia, la quale aveva, a quel punto,
scelto la via binaria dell’attacco militare (con le stragi) e la contemporanea
formazione di leghe del Sud. L’obbiettivo era la conquista dello Stato. “Un
meccanismo non molto diverso dalle istanze separatiste avanzate dall’Eta nei
Paesi Baschi e dall’Ira nell’Irlanda del Nord, anche se con ideali molto
diversi dai loro“. Secondo le inchieste, già alla fine degli anni ‘80, questa
convergenza di poteri forti - cupola dei Corleonesi, Massoneria e intelligence
deviata, poteri internazionali, estremismo nero - avevano ideato un piano di
ricostruzione dell’Italia, dopo il crollo dei vecchi partiti, divisa in
federazioni regionali e che avrebbe dovuto consegnare il Mezzogiorno nelle mani
dell’Antistato, ormai diventato “Sistema” e inserito in un contesto
apparentemente democratico. Un progetto politico in cui, come sempre, Cosa
Nostra rimane nell’ombra. Saranno infatti Bossi con la Lega Nord, Berlusconi
con il suo piano politico piduista e i poteri economici, a liquidare lo stato.
Per quanto detto finora, appare
evidente perché il progetto secessionista della Lega Nord,
incredibilmente, non ha trovato ostacoli. Il tutto è avvenuto con la complicità
dei partiti di governo e d’opposizione - persino il PD propone una sua propria
versione nordista e federata, così come è avvenuto in Belgio -, con la scarsa
attenzione dei media, con il silenzio dei sindacati, con l’appoggio dei poteri
economici ed imprenditoriali, con settori del mondo cattolico, con la regia di
forze internazionali. E, purtroppo, anche con il fiancheggiamento di formazioni
politiche d’ispirazione meridionalista. “Fai arrabbiare i Meridionali - dicono
i leghisti - e questi faranno il nostro gioco”. Il “federalismo fiscale
padano“, poi, segnerà inesorabilmente la fine dell’esperienza unitaria
nazionale.
Molti degli attori principali di
quella drammatica stagione stragista ed eversiva , sono ancora presenti e si
accingono a terminare la loro missione. Un “golpe”, quello degli anni’90, che
ha fatto tremare le strutture “sensibili” dello Stato e che si è potuto
dilatare nel tempo, fino ai giorni nostri, soltanto grazie alla discesa in
campo di una “nascente forza politica” che recepiva in tempi brevi quelle
istanze “particolari”.
Una lunga stria di sangue, di morti
ammazzati e suicidati, di minacce, di depistaggi, di omissioni ha
contrassegnato l’evolversi di questa strategia sovvertitrice.
E in tutta questa convergenza di
interessi sotterranei il Sud paga un prezzo pesantissimo. Espulso
progressivamente dall’ Italia che conta e da quella “kerneuropa” sempre più
evidente, il Mezzogiorno italiano precipita irreversibilmente nella
“ghettizzazione terzomondista”, governato sempre più da processi di
“privatizzazione territoriale” e condannato all’anarchia della
“sopravvivenza quotidiana”.
Menti sottili, forze superiori, hanno
guidato questo processo di ridefinizione territoriale nel quale la Lega di
Bossi è solo uno strumento rozzo e dirompente. Una attenta ed occulta regia,
che trova la sua sede ideale nei Paesi di riferimento degli “Illuminati”, guida
la metamorfosi politico-istituzionale
Per i tanti amici, movimenti
politici, associazioni culturali meridionaliste, dunque, un momento di
riflessione. Rivendicare l’indipendenza, la secessione vista da Sud, l’orgoglio
autonomista, il distacco dalle altre comunità, senza avere in tempi brevi piena
autonomia economica, libertà d’azione dalle organizzazioni criminali, una nuova
e credibile classe politica, fa solo il gioco di quelle forze oscure che
abbiamo citato sinora, e che hanno tutto l’interesse che il Sud sia abbandonato
al proprio destino.
Il Mezzogiorno ha bisogno di una
moderna forza politica e culturale che lo rappresenti con dignità e competenza
nelle istituzioni nazionali e internazionali, tutelando con determinazione i
propri interessi di comunità e rimanendo saldamente ancorato all’Europa. A tal
proposito, ricordiamo l’inquietante articolo “Redrawing the map” comparso sul
britannico “The Economist”, che, in un riassetto della carta geografica
europea, prefigura per il Meridione d’Italia, separato dal resto d’Europa, un
stato chiamato “Bordello”, sinonimo di “casino”, in inglese racket. Cioè mafia.
Certamente i Meridionali non devono
cadere nella trappola della “secessione condivisa”, della “contrapposizione
decostruttiva”, dell’incomprensione reciproca. Bisogna mantenere i nervi saldi
e respingere ogni strategia d’isolamento. Soprattutto, i partiti del Sud non
devono lasciarsi strumentalizzare da persone e forze legate ad interessi
esterni, che si sono infiltrate in queste realtà politiche con lo scopo di
portare il Mezzogiorno fuori dall’Europa e verso il baratro economico-sociale,
favorendo un nuovo ordine territoriale.
I crimini NATO in Kosovo
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it - 2 marzo 2007
Autrice del libro "DITTATURE:
LA STORIA OCCULTA"
http://www.disinformazione.it/crimini_nato_kosovo.htm
……L'attacco al Kosovo era
il capitolo finale della devastazione che la Jugoslavia subiva dall'inizio
degli anni Novanta. La destabilizzazione aveva preso inizio quando, nel corso
degli anni Ottanta, la Repubblica Federativa e Socialista di Jugoslavia (RFSJ)
subì fortissime pressioni dal Fondo Monetario Internazionale e della Banca
Mondiale. Nel 1990, il premier Mihailo Markovic cedette alle pressioni ma
ottenne effetti molto negativi. La popolazione, impoverita, si oppose ad
ulteriori riforme di tipo neoliberistico. Le potenze occidentali tentarono la
carta dei micronazionalismi. Finanziarono i gruppi nazionalisti per creare
scontri fra questi gruppi e le politiche centralistiche dei socialisti serbi.
Se non potevano piegare il governo jugoslavo, allora gli mettevano contro le
rivendicazioni autonomiste di alcune regioni, per scatenare la guerra e
ottenere la dissoluzione del paese. Venne erogato molto denaro alle regioni
secessioniste. Nell'ottobre del 1990, la Croazia ottenne dal Sovrano Militare
Ordine di Malta (SMOM) due miliardi di dollari.
Il 5 novembre del 1990, il Congresso americano approvò la legge 101/513,
che decretava la dissoluzione della Jugoslavia mediante il finanziamento
diretto di diverse formazioni nazionaliste e secessioniste. [9] Nello stesso
mese, venne redatto un rapporto della Cia che prevedeva la dissoluzione della
Jugoslavia nel giro di pochi mesi.
Le potenze occidentali assoldarono gruppi armati per seminare divisioni e
terrore. Iniziarono a risvegliare gli odi etnici e crearono situazioni di
scontro fra i diversi gruppi.
I media occidentali davano notizie false o esagerate sulle operazioni serbe
contro questi gruppi. Ad esempio nel giugno 1991, venne data la falsa notizia
del bombardamento di Ljubljana. Soltanto anni dopo, l'allora Ministro degli
Esteri italiano Gianni De Michelis confesserà alla rivista Limes che
effettivamente c'era una campagna disinformativa, senza precisare da chi
partisse.
L'esercito serbo appariva nei media crudele e criminale. Non si faceva
menzione del progetto americano di distruzione della Jugoslavia, e dei gruppi
armati assoldati dall'Occidente.
Dal dicembre 1991, venne applicato alla Jugoslavia il vecchio principio
divide et impera. Dividere la Jugoslavia risultava l'unico modo per
controllarla.
La Croazia e la Slovenia , regioni industrializzate e con un tenore di vita
più alto, credevano che l'autonomia li avrebbe rese più ricche, ma in realtà la
guerra preparata da Washington aveva lo scopo di distruggere economicamente e
politicamente tutte le regioni della ex Jugoslavia. Ciò era stato dichiarato
dallo stesso Vicepresidente della Banca Mondiale, Willi Wapenhans:
"Secondo la nostra opinione non sussiste alcun dubbio sul fatto che
nessuna delle parti componenti la Jugoslavia trarrà profitto dallo sfascio
della Jugoslavia o della sua economia nel breve e medio periodo". [10]
L'8 luglio del 1991, la Slovenia venne riconosciuta indipendente. Nel
dicembre dello stesso anno, la Croazia proclamò la sua indipendenza,
immediatamente riconosciuta dalle autorità occidentali. Nel febbraio del 1992,
la Bosnia ottenne l'indipendenza dopo un referendum.
Il 7-8 aprile 1992, i serbi formarono la Repubblica Serba di Bosnia, che
comprenderà i territori a maggioranza serba (il 65% del territorio). Il 27
aprile 1992, Serbia e Montenegro costituirono la nuova Federazione Jugoslava.
Per scatenare l'opinione pubblica contro i serbi, le autorità occidentali
organizzarono diverse azioni terroristiche. Ad esempio, il 27 maggio del 1992,
avvenne una strage a Sarajevo. Alcune persone in fila per il pane vennero
uccise da un colpo di mortaio. Si trovavano già lì le telecamere pronte a
filmare il fatto e a trasmetterlo nei media occidentali, per dare ad intendere
che i serbi erano criminali senza pietà. Ciò sarebbe servito a fare in modo che
il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approvasse una risoluzione di condanna
contro la Jugoslavia , e la risoluzione n. 757, che imponeva sanzioni
economiche contro la Federazione Jugoslava.
Dopo qualche tempo si saprà che i responsabili della strage di Sarajevo e
di altri crimini erano i gruppi dell'estremismo musulmano formati e finanziati
da Washington.
Dal luglio del 1992, le autorità Usa iniziarono una serie di strategie per
rovesciare il governo della Repubblica Federale di Jugoslavia. Tentarono di
insediare Milan Panic, che prese soltanto il 34% dei voti, mentre Slobodan
Milosevic vinse con il 56%. Salito al potere Bill Clinton, iniziarono le
operazioni militari. Nel dicembre del 1992, il "Defence and Foreign
Affairs Strategic Policy" fece un elenco delle armi leggere e pesanti (60
panzer) date alla Croazia da parte tedesca.
Le autorità occidentali, attraverso i servizi segreti, organizzarono altri
attentati terroristici a Sarajevo. Il 5 febbraio 1994 organizzarono una prima
strage a Markale, la piazza del mercato di Sarajevo. La seconda avverrà il 28
agosto 1995. Nel 1995, arrivarono in Jugoslavia 60.000 uomini delle truppe di
terra della Nato, con carri armati e artiglieria, che si aggiungevano agli
altri già impegnati nei paesi limitrofi, per un totale di 200.000 uomini. La
propaganda diceva che si doveva "stabilizzare", ma in realtà il
motivo era l'opposto: "destabilizzare" e far crollare la Repubblica
Federale Jugoslava……..
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TAPPE DELLO SQUARTAMENTO DELLA RFS DI JUGOSLAVIA
a cura del
Comitato unitario contro la guerra alla Jugoslavia
http://www.bulgaria-italia.com/fry/sfrj/sfrj_01.htm
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LA NATO NEI
BALCANI
Autore: AA.VV.
Anno Edizione: 1999
Editore: Editori Riuniti
Pagine: 224
Prezzo: ? 9,30
ISBN: 8835947200
Il crollo del muro di Berlino sembrava aver posto fine alla guerra fredda e
alle grandi tensioni internazionali. Ma nei Balcani il Pentagono ha messo in
atto la più grande impresa militare in Europa dalla fine della seconda guerra
mondiale. Questo libro, scritto da un gruppo di studiosi e opinionisti
americani, cerca di rispondere alle domande e ai dubbi più inquietanti
suscitati dalla catastrofe balcanica.