Tra le altre proposte di liberalizzazione, il PD avanza anche quella di separazione proprietaria della rete di trasporto e degli stoccaggi gas: in un emendamento ad hoc si intende fissare al 31 marzo 2011 il termine entro il quale limitare il ruolo dell’operatore dominante (ENI) allo scopo ultimo di creare maggiore concorrenza nel mercato e far diminuire il peso della bolletta attraverso l’azzeramento del differenziale del gap con l’Europa in termini di prezzo all’ingrosso del gas, con un risparmio di circa 4 miliardi di euro.

Ci sono seri dubbi che limitando il ruolo dell'ENI si possa creare maggiore concorrenza, infatti, anche se si riuscisse a ridurre il ruolo dell'ENI, continuerebbero ad esistere poche grandi imprese price leader sul mercato del gas. E la teoria dell'oligopolio ci dice che le imprese tendono, normalmente, a trovare un accordo di pacifica coesistenza e di spartizione del mercato muovendo i prezzi in modo coordinato.

Poiché l'ENI è un'impresa price leader controllata dallo Stato (30%), perché non potrebbe praticare invece delle politiche dei prezzi più favorevoli ai consumatori in linea con le indicazioni del governo ? Perché lo Stato dovrebbe limitare il ruolo dell’operatore dominante che esso controlla ?

La strada maestra è invece quella di dare all'ENI un mandato politico per gestire i prezzi del gas nell'interesse dei consumatori: le altre imprese sarebbero costrette ad adeguarsi alle decisioni dell'impresa dominante.

E questo vale anche per la benzina e per l'elettricità dove le imprese dominanti sono, di nuovo, l’ENI e l’ENEL, anch’essa a maggioranza pubblica.

Anche nel settore bancario, dove, purtroppo, non esistono banche controllate dallo Stato, il mercato è dominato da concentrazioni oligopolistiche[1] che impiegano il denaro a loro discrezione e che possono stabilire i prezzi finali (interessi sui prestiti) applicando un margine sui costi variabili (interessi sui depositi e costo del lavoro).

In un tale contesto, la proposta che sarà discussa questa mattina dai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell'Unione Europea di tassare le banche per far sì che contribuiscano al costo della crisi comporta grossi rischi.

Ciò perché la variazione del carico fiscale può avere lo stesso effetto di una variazione dei costi diretti, di conseguenza se venissero alzate le tasse sulle banche, esse, dato il potere di mercato di cui dispongono, per conservare i margini di profitto potrebbero scaricare questo incremento sui tassi sui prestiti alle imprese e alle famiglie oppure potrebbero impiegare il denaro nel settore finanziario frenando in entrambi i casi la crescita dell'economia.

L’alternativa è quella di mettere a punto un patto sociale tra sindacati, imprese e banche per garantire il finanziamento dell’economia reale in modo da sostenere la crescita e quindi l’espansione del gettito fiscale.

 

Stefano Sylos Labini, 17 giugno 2010

 



[1] Anche la gestione dei Futures Usa è nelle mani di un oligopolio bancario di sole 5 grandi banche americane  http://www.borsamonitor.it/futures/futures-usa/futures-usa-futures-e-banche.html , così come gli intermediari bancari specializzati in derivati sono un oligopolio che controlla scambi per 600mila miliardi di dollari http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-24/come-prima-soft-disciplina-064505_PRN.shtml