APPUNTI
SULL’OLIGOPOLIO ELETTRICO
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Economia del Mercato Elettrico
http://www.die.unipd.it/files/lezione_3_2011.pdf
Quando
non si è in concorrenza perfetta si parla di oligopolio ogni qual volta ci siano pochi
produttori sul lato dell’offerta.
Il settore elettrico è uno dei settori di
oligopolio per eccellenza.
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http://www.autorita.energia.it/allegati/pubblicazioni/IC22.pdf
4.1 Il modello di oligopolio
presente sui mercati rilevanti
L’analisi della struttura del
mercato all’ingrosso dell’energia elettrica e del potere di mercato
unilaterale, condotta nel capitolo
precedente, ha chiaramente mostrato che in Italia, in almeno tre
dei mercati geografici rilevanti
individuati (macronord, macrosud, macrosicilia), si
ha una situazione
di dominanza singola in capo ad
ENEL. La peculiarità dei contesti oligopolistici che
si determinano
sui mercati rilevanti è dunque data
dalla presenza, in ciascun mercato, di un operatore dominante
(ENEL), che è
l’unico ad avere una capacità di punire in maniera credibile eventuali
comportamenti
devianti dei concorrenti, ed una frangia
di altri operatori minori. Unica eccezione è rappresentata
dalla Sardegna dove gli elementi
raccolti individuano la presenza di un duopolio costituito da ENEL
ed Endesa.
L’analisi svolta ha dimostrato che
l’operatore dominante nei mercati macronord, macrosud e
macrosicilia, ENEL, ha anche interesse ad
esercitare il proprio potere di mercato (al fine di
incrementare i prezzi), divenendo così il price maker nei vari mercati.
Il modello di interazione
oligopolistica che sembra prevalere sui mercati rilevanti della vendita
all’ingrosso di energia in Italia è
dunque del tipo leader/followers (ENEL con potere di mercato, i
concorrenti con incentivo ad attuare
strategie accomodanti per appropriarsi di una quota di
rendita). Per le stesse modalità di funzionamento delle offerte in borsa e fuori
borsa, è
nell’interesse degli operatori
concorrenti di ENEL (dotati di una capacità di offerta non
paragonabile e con una localizzazione zonale
non altrettanto articolata e limitati nella propria
reazione dai vincoli imposti dai limiti di
trasporto sulla rete), lasciare all’operatore con potere di
mercato il ruolo di price-maker, e godere dei margini di profitto
estraibili sulla rispettiva parte di
domanda servita56.
Del resto, proprio la diversa
posizione e dotazione di capacità di offerta rendono
gli operatori
followers difficilmente in grado di porre in essere strategie di
reazione, o comunque strategie
credibili, alle scelte del leader; il loro incentivo è di
accettare, per la parte di domanda di loro
competenza, il margine di profitto - mark up - fissato, direttamente o
indirettamente (ossia in borsa
per il meccanismo del prezzo
marginale ultimo accettato, oppure fuori borsa per l’implicito indirizzo
che deriva dalle aspettative del
prezzo di borsa) dall’operatore dominante. Viceversa, quest’ultimo
dispone del potere di porre in essere
credibili reazioni aggressive a scapito dei concorrenti, quindi
tali da rendere incentivante il
rispetto delle politiche da lui dettate senza il rischio di condotte
“devianti”. E’ evidente che
l’equilibrio di un assetto leader/followers vede questi ultimi in una
posizione di accettazione passiva, spesso
di marginalizzazione, quando la parte di domanda
servita dai secondi nella zona risulta
così limitata da rendere estremamente modesta la loro
posizione; ovvero quando gli operatori followers subiscono gli effetti negativi di
strategie di
leverage adottate dall’operatore dominante
in un’altra zona
Le prime due caratteristiche
individuate nell’elenco sopra, che tra l’altro appaiono come le più
importanti, sono sicuramente presenti nel mercato
all’ingrosso dell’energia elettrica italiano. La
presenza di un mercato centralizzato delle
offerte giornaliero individua la possibilità che la
punizione per un comportamento deviante da
un percorso tacitamente collusivo sia rapidissima; le
eventuali imprese devianti dovranno
pertanto calcolare i guadagni da deviazione utilizzando un
fattore di sconto molto elevato.
Attualmente, l’operare di queste condizioni,
come gìà detto, conduce ad un assetto “leaderfollower”.
Infatti, si registra:
a) la presenza sul mercato italiano di un operatore incumbent i cui impianti sono
“indispensabili”
per la copertura della domanda
all’ingrosso dell’energia nella maggioranza delle ore della
giornata, e che appare un elemento
sufficiente a ritenere credibile una strategia di ritorsione;
b) la diversa ripartizione geografica degli impianti
di generazione tra le varie aree del paese,
con gli impianti concorrenti di ENEL
che si concentrano nella parte settentrionale e che
dunque, dato il meccanismo dei prezzi
zonali, rende conveniente per ENEL una “punizione”,
tramite la fissazione di prezzi bassi, ai
propri concorrenti nel Nord, ed un mantenimento di
prezzi elevati nella altre aree del
paese.
Quanto,
infine, alla presenza di più mercati nei quali gli operatori si
incontrano e dove possono
essere poste in essere le strategie punitive ad eventuali
deviazioni dall'equilibrio raggiunto
tacitamente (cd “multimarket contacts”), è sufficiente osservare che i
principali operatori sul
mercato all’ingrosso dell’energia elettrica operano quasi tutti anche sul
mercato
dell’approvvigionamento e della vendita di gas naturale; in
particolare, ENEL, incumbent sul
mercato dell’energia, attualmente compra una grossa fetta dei
propri approvvigionamenti di gas
naturale, impiegato nelle centrali di generazione, da ENI la
quale, tramite la propria controllata
ENIPOWER,
rappresenta, oltre le tre ex Genco’s, l’unico nuovo ingresso nel settore della
generazione elettrica.
La borsa italiana doppia quelle europee. E
non è tutta colpa del mix di combustibili
http://www.alfano.it/client/default.aspx?root=15566&parent=2383&content=1&docs=0&NewsType=
Quotidiano Energia,28-05-09
E’ bastato un po’ di caldo,
con il conseguente aumento della domanda, a far riemergere la peculiarità tutta
italiana di una borsa elettrica con prezzi elevati anche quando la richiesta è
debole. E’ in queste situazioni, sottolinea Energy Advisors nella consueta
analisi settimanale, che si dimostra appieno il potere di mercato che
detiene l’oligopolio elettrico.
A fronte infatti di una crescita dei carichi del 2% i prezzi sono
saliti di quasi il 9%, doppiando quelli dell’Europa Centrale per il base load e superandoli del 115-118% nelle ore di punta. Non basta però il diverso mix di combustibili a spiegare questo
differenziale.
E’ stato sufficiente
un aumento dei carichi (interamente riconducibile a fattori climatici) di poco
superiore al 2% (limitato all’1,74% nelle ore piene e
del 2,54% in ore vuote, con il condizionamento residenziale) per far salire i
prezzi di quasi il 9%. E’ in queste
situazioni che si dimostra in tutta la sua pienezza il
potere di mercato che detiene l’oligopolio elettrico.
Se pensiamo che alla
punta la domanda non è arrivata ai 46.000 MW ( a fronte di una potenza
efficiente che è stimabile ormai sui 60.000 MW) e che nel frattempo
non si sono modificati in misura apprezzabile i costi del combustibile, lo
strappo dei prezzi non trova spiegazioni nei fondamentali, ma solo nell’assetto
del mercato di borsa. A riprova abbiamo la divaricazione che si è aperta tra
l’IPEX e le altre borse europee. Nell’ultima settimana il Powernext
ha perso il 6,38% nel base load
ed il 7,23% nell’on peak e l’EEX è sceso del 2,63% nel base load
e del 2,9% nell’on peak. Le percentuali della discesa sono diverse solo perché
la settimana scorsa in Germania i prezzi erano più bassi che in Francia ed il
sostanziale allineamento che si è ora realizzato ha comportato flessioni più
misurate a Lipsia che non a Parigi.
Ora abbiamo prezzi sui
30-32 €/MWh per il base load e sotto i 40 €/MWh per l’on
peak. Sull’IPEX i valori corrispondenti sono stati rispettivamente di 61,32 €/MWh e di 83,28 €/MWh. In altri termini i prezzi italiani sono ora il doppio
di quelli dell’Europa Centrale e del 115-118% superiori nelle ore di punta. Non
basta il diverso mix di combustibili a spiegare questo differenziale ed è vero
che anche negli altri paesi l’industria elettrica ha un assetto oligopolista e
che eccezion fatta per l’Inghilterra (non la Gran Bretagna, per la peculiare
situazione della Scozia) e per la Norvegia, in tutta Europa i mercati
dell’energia non sono ormai particolarmente concorrenziali.
Negli altri paesi però
l’avvio del processo di liberalizzazione ha portato ad
una guerra dei prezzi, che non vi è stata in Italia. Bisogna poi ricordare che
il sostegno alle rinnovabili attraverso i Certificati Verdi si riflette nei prezzi di borsa, mentre negli altri paesi grava
sulla bolletta elettrica (per altro in misura inferiore a quella italiana) ma
non sui prezzi dei produttori. Si aggiunga che la larga presenza del nucleare
nel resto d’Europa riduce il costo della CO2 per la produzione elettrica.
Dall’insieme di questi fattori deriva la peculiarità italiana di prezzi
particolarmente elevati, anche con una domanda debole.
Speculazione in borsa
elettrica a danno dei consumatori. Le proposte di Esperia
http://www.esperianews.it/wordpress/?p=354
Abbiamo letto con interesse il recente intervento della società Fedabo su QE in merito alle speculazioni nella borsa
elettrica.
Ci incoraggia scoprire che anche i Clienti
finali si stanno ormai preoccupando delle anomalie che affliggono il mercato
elettrico all'ingrosso.
La Fedabo ha lanciato giustamente l'ennesimo allarme
sulla speculazione nel mercato all'ingrosso che gli Operatori indipendenti, già
da tempo indirizzano sistematicamente verso le
Autorità italiane ed europee.
Noi in particolare abbiamo già fatto presente anche attraverso una trasmissione
televisiva a diffusione nazionale, che l'attuale borsa non garantisce prezzi
congruenti ai fondamentali di mercato, neanche in un sistema imbottito di energia nucleare come quello francese.
Basta, infatti, che gli Operatori dominanti si mettano d'accordo o
gestiscano le indisponibilità per far incrociare la curva della domanda con
quella dell'offerta in corrispondenza di una
costosissima centrale a turbogas, che secondo le attuali regole fa il prezzo
per tutti, e subito il costo del chilowattora va alle stelle.
L'abbiamo dovuto amaramente constatare l'anno scorso
quando per quasi tutto il 2008, il prezzo di Borsa francese è stato addirittura
più alto di quello della Borsa italiana.
Queste esperienze negative ci hanno fatto capire che i prezzi all'ingrosso
rimarranno sempre senza controllo se non ritorniamo ad un ruolo attivo
dell'Autorità pubblica italiana ed europea.
Pensare che il prezzo delle borse dell'elettricità possa stabilizzarsi
semplicemente passando dal marginal price al pay as bid
(il Venditore in borsa verrebbe pagato non con il
prezzo marginale ma con il prezzo che realmente offre durante la
contrattazione), è una semplice chimera.
I forti Oligopoli elettrici, ( come riconosciuto anche dalla
UE), saprebbero sicuramente trovare opportune contromisure, permanendo
un inefficace controllo pubblico.
Ci riferiamo in particolare all'insufficiente ruolo che svolgono
attualmente i pubblici Gestori delle reti elettriche nazionali, oggi di fatto
"neutrali" se non addirittura estranei rispetto alla formazione del
prezzo all'ingrosso.
Questo forse dipende dall'origine dei Gestori, filiazione delle vecchie Società
monopoliste nazionali che a volte non li rende purtroppo totalmente
indipendenti ed al di sopra delle parti.
Abbiamo sottolineato questa nostra convinzione ai
funzionari di Bruxelles della UE presso cui abbiamo protestato per il famoso
caso francese di fine 2007, quando il prezzo di borsa esplose all'improvviso ed
incredibile valore di 1500 euro a MWh (praticamente
3000 delle vecchie lire per ogni chilowattora!).
Un cosi eclatante esempio di prezzo all'ingrosso del
tutto fuori da ogni logica, ci permette di affermare che in quel caso il
Gestore della rete non ha vigilato per garantire il corretto e sicuro approvvigionamento
di energia alla nazione.
Risulta
evidente che non è stato attuato il controllo e la prevenzione che la UE e le
leggi nazionali affidano al Gestore della rete.
Molti dimenticano che l'elettricità è un bene essenziale, per di più non
immagazzinabile, fornito dal monopolio naturale dei Produttori collegati alla
rete.
Le Direttive europee proprio per questo non affidano alle Borse il reperimento
dei congruenti mezzi di produzione per determinare un corretto
approvvigionamento nazionale, ma conferiscono esclusivamente all'indipendente
Gestore della rete nazionale, la responsabilità fondamentale della tutela del
cittadino consumatore.
Il Gestore di rete dovrebbe essere quindi un vero e proprio guardiano della
borsa, una controparte con poteri simili a quelli della Consob.
Il Gestore, secondo le direttive UE, dovrebbe impedire già l'intenzionalità di
potenti Gruppi di produttori a manovrare per far salire il prezzo a 1500 euro,
ma anche prevenire la speculazione strisciante, meno eclatante
ma altrettanto dannosa, come lamentato da Fedabo.
Oggi Terna, il gestore italiano, ha già potenzialmente a
disposizione tutti gli strumenti per prevenire, controllare, impedire,
sanzionare immediatamente. In altre parole una sua azione proattiva
ricovererebbe il mercato all'ingrosso in un ambiente sicuro e confidente.
Occorre solo avere il coraggio di attribuire al Gestore un ruolo più chiaro ed
indipendente.
Solo così sarà possibile finalmente promuovere una libera e tutelata
contrattazione bilaterale e/o di borsa dando finalmente opportunità a tutti
nell'attuale ingessato mercato all'ingrosso, oggi, di fatto, solo popolato
dagli stessi soggetti sia lato offerta (produttori elettrici), sia lato domanda
(grossisti di filiera dei produttori elettrici).
29.09.2009
La price-leadership
La
determinazione dei prezzi in un certo settore è solitamente coordinata
attraverso il meccanismo
della price-leadership; l'impresa
leader sarà quella che unisce bassi costi a un'ampia quota di
mercato e che si
afferma storicamente in tale ruolo, salvo perderlo in seguito ad un declino
competitivo e all'emergere
di un'altra impresa leader. Essa annuncia, allorché si manifesti
una
variazione dei costi
variabili (in seguito per esempio ad un aumento dei salari o dei prezzi delle
materie prime), l'intenzione di aumentare i prezzi entro una certa data. Il
nuovo prezzo sarà quello che risulta dall'applicazione
del margine di profitto prefissato ai nuovi costi variabili.
Entro il
periodo tra l'annuncio e il momento della variazione effettiva del prezzo, le
altre imprese del settore hanno il tempo di seguire l'indicazione della impresa leader e di annunciare a loro volta un analogo
aumento dei prezzi.
Una volta che
l'impresa leader abbia imposto un certo prezzo, le altre imprese ("followers") si
troveranno costrette a
subire i margini di profitto che da tali prezzi dipendono. Se
i loro costi
variabili sono più alti
di quelli dell'impresa leader, i margini di profitto possono essere per queste
imprese del tutto
insoddisfacenti. Ciò le costringe a tentare di abbattere i costi per
sopravvivere.
Naturalmente,
se le quantità vendute sono inferiori a quelle previste, nemmeno l'impresa
leader sarà in grado di realizzare i profitti desiderati.