Molti economisti e molti politici sono propensi ad imprimere una forte accelerazione alla politica delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Per le privatizzazioni, in ristagno da anni, vi è la possibilità che siano cedute nuove quote dei colossi di Stato e delle aziende municipalizzate. Ma vendere le azioni in un momento in cui le quotazioni azionarie sono ai minimi è veramente antieconomico oltre che un suicidio per la politica industriale ed energetica che si potrebbe fare con le grandi imprese ancora controllate dallo Stato. In questo momento difficilissimo per la tenuta delle finanze pubbliche, ENI, ENEL e Finmeccanica sono tra le poche imprese ad avere le risorse finanziarie e le capacità tecnologiche per elaborare importanti progetti di ricerca e per realizzare grandi investimenti volti a stimolare la crescita del nostro Paese. Il rilancio della crescita avrebbe anche l’effetto di far risalire le quotazioni azionarie di queste imprese che oggi sono pesantemente sottovalutate a causa del “rischio Italia”. E lo stesso discorso vale per il sistema bancario che è molto migliore di quello di altri paesi europei ma è penalizzato dalla bassa crescita e dall’elevato debito pubblico che affliggono il nostro Paese. Dunque, vista l’impossibilità di stimolare la crescita attraverso maggiori spese pubbliche e riduzioni delle entrate fiscali, le grandi imprese a partecipazione statale e il sistema bancario devono assumere un ruolo più attivo in un progetto volto a rilanciare la crescita dell’economia, non solo per motivi di solidarietà nazionale ma anche per tutelare i loro stessi interessi. Compito del governo è quello di dare i giusti indirizzi di politica industriale e di mettere a sistema tutti gli attori che possono dare un contributo importante in questa direzione.
La green economy: un’opportunità di crescita sostenibile



No comments
Be the first one to leave a comment.