La trasmissione di Michele Santoro ha riproposto il tema della “Trattativa tra Stato e mafia” dei primi anni 90 che rappresenta ancora uno dei periodi più oscuri della storia d’Italia. E’ importante ricordare che subito dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1990 e nel 1991 in Italia si mettono in moto delle spinte centrifughe che mirano a dividere il paese. Nel settentrione cresce la Lega Nord mentre al Sud nascono le Leghe meridionali per l’autonomia del Mezzogiorno. Nel 1992 e nella prima metà del 1993 in Sicilia e nel continente sono compiute dalla mafia stragi e attentati terroristici che possono essere considerate vere e proprie azioni di guerra finalizzate a destabilizzare lo Stato italiano. Ma nella seconda metà del 1993 le stragi cessano e all’inizio del 1994 nasce Forza Italia che cambierà il corso della politica in Italia. Uno degli effetti della comparsa del nuovo partito è quello di arginare la crescita della Lega Nord e di inglobare i movimenti per l’autonomia del Mezzogiorno.
Tuttavia, se sul piano politico-istituzionale la divisione dell’Italia si arresta – a differenza della Jugoslavia, l’Italia è un paese interamente cattolico – sul piano economico questo processo continua ad andare avanti per le privatizzazioni di banche e imprese e per il decentramento amministrativo e finanziario. Tali decisioni hanno avuto l’effetto di indebolire il potere dello Stato centrale e quindi di far aumentare ancora di più il divario tra Nord e Sud e l’influenza economica della criminalità organizzata.
Ma che cosa è successo davvero nei primi anni ’90 in Italia ? Perché dopo una lunga alleanza di natura politica ci fu dapprima uno scontro di tipo militare accompagnato da una “trattativa” e poi un “nuovo patto di convivenza“ tra lo Stato e la mafia ?
Nella nota su il manifesto sardo sono riportate alcune considerazioni sul tema, nel libro di Maurizio Torrealta viene svolta un’approfondita analisi a livello nazionale e negli articoli di Antonio Gentile e Antonella Randazzo vi sono dei collegamenti con il contesto internazionale. Inoltre, sembra importante portare all’attenzione anche il diverso atteggiamento che ebbe Papa Wojtyla nei confronti della mafia nel corso degli anni ’80. Il Papa venne una prima volta a Palermo nel 1982 e ci fu qualche polemica perché non usò mai la parola mafia nei suoi discorsi. Recuperò dopo la caduta del Muro di Berlino nella visita “ad limina” dei vescovi siciliani, il 22 novembre 1991, senza equivoci: “La mafia rappresenta una seria minaccia non solo alla società civile ma anche alla missione della Chiesa, giacche’ mina all’ interno la coscienza etica e la cultura cristiana del popolo siciliano”. Infine, nel maggio del 1993 ad Agrigento, Papa Wojtyla si scagliò con tutte le sue forze contro il potere mafioso.



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