Non è solo una questione di terremoti, maremoti e venti impetuosi. Alle tante insidie già previste e considerate dal progetto Ponte sullo Stretto di Messina, ora se ne aggiungono due nuove: i sollevamenti verticali del suolo e gli spostamenti orizzontali. Un gruppo di geologi dell’ Enea e di altri enti italiani e stranieri ha scoperto che i lembi affacciati della Sicilia e della Calabria, proprio nelle zone in cui il Ponte dovrà affondare i suoi piloni, sono affetti da lenti e continui movimenti (leggi tutto… ).
Qui il lavoro dell’ENEA pubblicato nel marzo 2002, un articolo di Elio Veltri su l’Unità del 13 luglio 2002 e la ricerca geologica pubblicata su Quaternaria Nova nel 2004.



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