Un articolo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini su la Repubblica di martedì 22 aprile 2014

La bomba esplosa davanti alla sede della Banca di Grecia, ad Atene, il giorno successivo al ritorno della Grecia sui mercati internazionali, dopo quattro anni di assenza, e alla vigilia della visita ad Atene della cancelliera tedesca Angela Merkel è un indice del fallimento del progetto europeo che fino a questo momento non è riuscito ad assicurare una ripresa economica sufficiente ai Paesi che hanno aderito alla moneta unica. In una fase recessiva l’Europa ha puntato esclusivamente sul risanamento dei bilanci pubblici diventando essa stessa un fattore di crisi. Ma come è potuto succedere ? Perché è stata perseguita una linea distruttiva di cui non si vede la fine ? Chi ha interesse a spaccare l’Europa mettendo le popolazioni dei vari Stati le une contro le altre?

A queste domande si possono dare diverse risposte. Gli Stati ricchi ed efficienti guidati dalla Germania hanno avuto la possibilità di esercitare la loro egemonia mettendo in “punizione” i Paesi meno competitivi. Il settore finanziario e le oligarchie hanno dettato le politiche economiche dei governi e la politica monetaria della Banca Centrale. I Paesi in difficoltà hanno mostrato tutti i loro lati negativi essendo devastati da corruzione, evasione fiscale e illegalità diffusa, fenomeni che sono diventati intollerabili in seguito alla recessione. Si è creata in questo modo una miscela esplosiva di cui la bomba di Atene rappresenta una manifestazione concreta. Questo può essere solo l’inizio.

Le responsabilità sono dunque estese a vari livelli e dobbiamo renderci conto che bisogna cambiare strada. Occorre essere concreti e pragmatici per valutare ciò che può essere fatto nel breve periodo e le misure che invece richiedono tempi più lunghi. Ad esempio, la riduzione del debito sarà conseguibile solo se avrà luogo una crescita sostenuta e duratura. Diversamente, politiche economiche e monetarie espansive possono essere attivate in tempi brevi: qui entra in gioco la volontà dei Paesi più forti. Ora, persino la Germania sta comprendendo che una moneta sopravvalutata potrebbe penalizzare le esportazioni e intaccare la crescita dell’economia tedesca, per questo la Bundesbank ha preso in considerazione la possibilità di un “quantitative easing”.

Ma la posta in gioco è ben più alta perché i Paesi dell’euro dovranno prendere atto che la strategia del “fiscal compact” non è perseguibile in una fase di elevata disoccupazione e di bassa crescita. Le imminenti elezioni europee saranno fondamentali per capire se c’è realmente la volontà di intraprendere un processo di integrazione che sia in grado di assicurare benessere e prosperità a tutti gli Stati membri. E’ probabile che l’astensionismo e i partiti antieuropei avranno nell’insieme un peso maggiore dei partiti che sono a favore dell’Euro. In questo scenario il semestre italiano di presidenza europea diventa cruciale. Crediamo che l’Italia debba finalmente prendere l’iniziativa con altri Paesi per cambiare radicalmente la politica dell’Unione Europea promuovendo un piano di sviluppo continentale che sia finanziato senza ricorrere alle risorse dei singoli bilanci nazionali.

Qui l’articolo su la Repubblica in pdf

 

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4 Comments

  1. faldrigh scrive:

    Egregi Ruffolo & Sylos Labini,
    Fino al penultimo paragrafo il vostro articolo è perfetto. La diagnosi della situazione è lucida e completa. Nell’ultimo paragrafo, quando si passa dall’analisi alla proposta, mi sembra che il contenuto diventi più vago e rarefatto. Se mi è consentito, ne approfitto per qualche domanda, visto che alle prossime elezioni europee siamo chiamati ad esprimere il nostro voto e, come cittatini italiano ed europei, non possiamo permetterci di sbagilare.
    1) “E’ probabile che l’astensionismo e i partiti antieuropei avranno nell’insieme un peso maggiore dei partiti che sono a favore dell’Euro”: Quali sono i partiti antieuropei? So di molte formazioni politiche contrarie all’€uro, ma non mi pare che nessuna sia contraria all’Europa. E’ stata una scelta o è stata una svista quella di identificare i due concetti?
    2) “In questo scenario il semestre italiano di presidenza europea diventa cruciale. Crediamo che l’Italia debba finalmente prendere l’iniziativa con altri Paesi per cambiare radicalmente la politica dell’Unione Europea promuovendo un piano di sviluppo continentale che sia finanziato senza ricorrere alle risorse dei singoli bilanci nazionali”. Quali sono le formazioni politiche italiane che oggi garantirebbero questo tipo di percorso per l’uscita dalla crisi? Insomma, come ci dovremo orientare alle prossime elezioni europee? Il piano di investimenti finanziato senza ricorrere ai bilanci nazionali è una soluzione molto affascinante. Siccome in economia non esistono pasti gratis, chi pagherebbe il conto?
    Grazie per l’attenzione

  2. Stefano Sylos Labini scrive:

    Caro faldrigh,
    le sue osservazioni sono pertinenti e condivisibili. In qualche modo l’Euro e l’Europa coincidono: secondo noi oggi più della metà della popolazione italiana (se ci mettiamo anche quella che si asterrà) non vede di buon occhio la politica economica che viene condotta dalle nazioni che hanno aderito alla moneta unica. Grillo e Berlusconi per esempio sono molto critici verso l’Europa dell’Euro e anche la Lista Tsipras è contraria a questa Europa a guida tedesca dominata dai grandi poteri finanziari e bancari. Solo il PD e i suoi alleati, a cui si aggiungono i tecnocrati del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, sono allineati e vogliono continuare ad andare avanti lungo una strada che si sta rivelando disastrosa.
    In merito al secondo punto, per mancanza di spazio non abbiamo potuto specificare in quali modi dovrebbe essere costruito un programma di sviluppo europeo: con una Banca Centrale sul modello della Federal Reserve, lanciando gli Eurobonds, mettendo in comune i debiti dei paesi europei. Ma per fare questo serve una grande alleanza di paesi che presentino delle proposte condivise, l’Italia da sola potrà fare ben poco. L’alternativa è che l’Euro possa disintegrarsi.

  3. faldrigh scrive:

    Mi sembra di capire che:
    1) le imminenti elezioni europee saranno fondamentali per capire se c’è realmente la volontà di intraprendere un processo di integrazione che sia in grado di assicurare benessere e prosperità a tutti gli Stati membri;
    2) il semestre italiano di presidenza europea diventa cruciale e l’Italia deve finalmente prendere l’iniziativa con altri Paesi per promuovere una grande alleanza di paesi che presentino proposte condivise finalizzate a cambiare radicalmente la politica dell’Unione Europea promuovendo un piano di sviluppo continentale che sia finanziato senza ricorrere alle risorse dei singoli bilanci nazionali (Banca Centrale modello FED, Eurobond ecc)
    3) come oggi, anche durante il semestre europeo l’Italia sarà guidata da un Governo a guida PD & alleati, i quali sono allineati e vogliono continuare ad andare avanti lungo una strada che si sta rivelando disastrosa.
    Tutto questo non sembra promettere nulla di buono rispetto ai vostri auspici. L’unica speranza è nella debacle del PD alle Europee in modo che Renzi possa rinsavire, sempre che Napolitano teleguidato dai poteri forti non faccia il quarto colpo di Stato.
    Per far ciò il voto deve essere necessariamente indirizzato sulle forze di opposizione.
    La prima alternativa è quella di votare Berlusconi. Ma Silvio, abbandonato perfino da Bonaiuti e Bondi, non mi sembra in grado di negoziare alcuna grande alleanza a livello Europeo.
    La seconda alternativa è quella di votare Grillo. Ma il M5S al di là di essere contro questa Europa non si è ancora capito a favore di cosa sia. Casaleggio recentemente se ne è uscito dicendo di voler tagliare la spesa pubblica per 200 miliardi di euro. Una catarsi collettiva. O un bagno di sangue (degli altri si intende), che è poi la stessa cosa. C’è il rischio che il M5S sia allo stesso tempo pro e contro gli Eurobond, così come sembra esserlo sull’Euro, con il rischio di esaurimento nervoso per i possibili partner di questa grande alleanza. No Grillo è il gran giullare di corte, non se lo filerebbe nessuno in Europa.
    La terza alternativa è Tsipras. Mi sembra che con Tsipras sia candidata anche Barbara Spinelli. L’ho vista in TV ma sul “piano economico” non è riuscita a dire granchè. O magari non ho capito io.
    Insomma, se votiamo PD siamo sicuri di essere condannati sulla strada dell’austerità e della miseria. E se votiamo gli altri pure, visto che il voto dato a loro sarebbe quello teoricamente più utile ma si rivelerebbe di fatto quello praticamente più inutile. Quindi qualsiasi sia il voto si arriverà necessariamente alla dissoluzione dell’Euro, perchè come dite voi, “l’alternativa è che l’Euro possa disintegrarsi”. Scusate ma se è così, non ci conviene tutti votare Lega? In effetti loro avrebbero già una piattaforma programmatica condivisa con Front National in Francia e ADF in Germania: lo smantellamento programmato dell’Euro. In fondo se Euro e Europa sono la stessa cosa solo “in qualche modo”, possiamo tranquillamente rinunciare al primo per salvare la seconda. Dovendo scegliere tra disintegrazione caotica o dissoluzione programmata, potrebbe essere intelligente optare per la seconda. Che ne pensate?

  4. Stefano Sylos Labini scrive:

    La situazione è disastrosa e personalmente non vedo grandi vie di uscita. Berlusconi è contro questa Europa, però, non ha nessun progetto politico credibile, anzi sta addirittura nel Partito Popolare Europeo che rappresenta il pilastro su cui si regge questa Europa a guida tedesca, dell’austerità e dei poteri finanziari. Anche Beppe Grillo dice cose in parte condivisibili, ma non si capisce quale sia la sua strategia: uscita unilaterale dall’Euro ? Il PD dovrebbe dichiarare che il Fiscal Compact è inapplicabile, che lo statuto della BCE va cambiato, che occorre emettere gli Eurobonds, ma non lo farà mai. Alla fine chi si sta muovendo con più intelligenza è la destra francese a cui si è accodata la Lega. Il punto è che la disintegrazione dell’Euro potrebbe richiedere tempi non così brevi. Allora, se le elezioni europee vedranno una netta sconfitta dei partiti promotori dell’austerità forse si potrebbero mettere in moto delle spinte positive che inducano a cambiare strada. Personalmente voterò la lista Tsipras anche se non è riuscita a costruire quelle alleanze necessarie per promuovere un vero cambiamento.

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