La faglia responsabile del sisma che ha devastato L’Aquila lo scorso 6 aprile era stata individuata gia’ nel 1989 da un gruppo di giovani geologi romani; ma la loro scoperta non fu presa sul serio dalla comunita’ scientifica, che non diede molto credito all’idea che proprio tra L’Aquila e Paganica ci fosse una faglia attiva in grado di provocare terremoti di elevata intensita’ (leggi tutto… ).
Per questo risultano sorprendenti le dichiarazioni di Gianluca Valensise, geologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, uno dei testimoni della difesa al processo sulla Commissione grandi rischi. Secondo Valensise la ‘faglia di Paganica’ che ha originato il terremoto del 6 aprile 2009, non era nota agli esperti alla vigilia della scossa delle 3.32, quella di magnitudo 6.3 che ha devastato l’Aquilano.
Qui il lavoro geologico sui bacini aquilano e subequano, pubblicato come estratto nel 1989 e poi nel volume Quaternaria Nova II del 1992, e il libro Sangue e cemento - Le domande senza risposta sul terremoto in Abruzzo - con DVD.
Qui i primissimi risultati ottenuti attraverso l’Interferometria Differenziale SAR (DInSAR) con la tecnica dei PS (Persistent Scatterers). I dati del monitoraggio sono stati presentati a Roma il 3 ottobre 2012 dal Dott. Massimo Morigi dell’ISPRA in occasione della Conferenza Internazionale della IEEE, First AESS European Conference on Satellite Telecommunication, organizzata dalla ESTEL Conference. Tali dati dimostrano che nel periodo precedente al forte terremoto del 6 Aprile 2009, quando era in corso lo sciame sismico, alcuni edifici di Onna avevano subito deformazioni rilevanti prima di collassare.



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