Un articolo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini su la Repubblica di martedì 18 marzo 2014

Dopo circa 15 anni dall’ultima grande manovra di riduzione delle tasse, quella attuata nel 2000 dall’allora Ministro dell’Economia Vincenzo Visco nel Governo Amato, il nuovo Governo Renzi ha deciso di tagliare le tasse ai lavoratori con basso reddito. Si tratta di un intervento da 10 miliardi di Euro che interesserà circa 10 milioni di lavoratori i quali avranno un incremento del potere di acquisto di 80 euro mensili. E’ una scelta giusta attesa da tempo immemorabile che può rilanciare i consumi, passo fondamentale per sostenere la produzione, l’occupazione e gli investimenti delle imprese.

Immediatamente sono divampate le polemiche: la Banca Centrale Europea ha redarguito il Governo Italiano perché non sta attuando quelle misure necessarie per ridurre l’enorme debito pubblico. La critica della BCE è inaccettabile per due motivi fondamentali.

Primo, perché la BCE dovrebbe preoccuparsi di intervenire per ridurre il valore dell’Euro che ormai è arrivato ad 1,4 rispetto al dollaro: l’Euro forte sta distruggendo le economie meno competitive dell’Unione Monetaria rendendo vane tutte le politiche di riduzione del debito pubblico.

Secondo, perché il risanamento dei conti pubblici potrà essere ottenuto solo se ci sarà una ripresa dell’economia e la crescita dell’occupazione. Pertanto, se veramente si vuole ridurre il peso del debito pubblico, bisogna lanciare un grande piano di investimenti per avviare un nuovo ciclo di crescita. L’affermazione che politiche per la crescita e misure di risanamento possano coesistere è solo una grande menzogna. Senza maggiore occupazione non ci può essere la riduzione del debito.

Ricordiamo che Joschka Fischer, ex-braccio destro del Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder nei primi anni duemila, in un’intervista rilasciata un paio di anni fa aveva affermato che “L’attuale strategia chiaramente non funziona. Va contro la democrazia e va contro la realtà: lo sappiamo sin dalla crisi del 1929, dalle politiche deflattive di Herbert Hoover in America e del cancelliere Heinrich Brüning nella Germania di Weimar, che l’austerità in una fase di crisi finanziaria porta solo a una depressione. Sfortunatamente, sembra che i primi a dimenticarlo siamo proprio noi tedeschi”.

E’ necessaria, dunque, una svolta radicale nella politica economica europea. La Banca Centrale Europea deve attuare una consistente espansione monetaria per portare il tasso di cambio dell’Euro in rapporto al dollaro ad un valore non più alto di 1,2. E considerando che in questa fase la pressione sui tassi di interesse si è allentata e che non c’è nessuna garanzia che le banche facciano affluire le maggiori risorse finanziarie nell’economia reale se questa non riprende a crescere, la BCE dovrebbe garantire l’emissione di Eurobonds per finanziare un grande piano di investimenti a livello continentale assicurando il pagamento delle spese per interessi sulle nuove obbligazioni.

Se tale linea di azione non sarà fatta propria dai principali paesi europei come la Germania e la Francia, la situazione potrebbe aggravarsi per il crescente sentimento antieuropeista che sta montando non solo in Italia ma nella maggior parte dei paesi in difficoltà. In Italia, da tempo, stanno circolando proposte molto drastiche tra cui il ritiro delle risorse che sono state versate nel Fondo Salvastati, superiori a 40 miliardi di euro, la costituzione di un Euro del Sud Europa e addirittura l’uscita dell’Italia dall’Unione Monetaria Europea.

La nostra speranza è che l’Euro possa sopravvivere, ma perché ciò avvenga occorre che vi sia un netto cambiamento della politica economica e che si passi dalle invocazioni alla crescita e alla lotta alla disoccupazione ad azioni concrete che siano in grado di rilanciare il progetto di integrazione europea.

Qui l’articolo in pdf

 

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4 Comments

  1. luca.zamarco@alice.it scrive:

    PERDERE TEMPO, durante una crisi cardiaca, non fa bene all’infartuato, anzi spesso ne decreta la morte. Servirebbe molto un defibrillatore o almeno un massaggio cardiaco fatto con violenza, di quelli, per intenderci, che spaccano le costole del paziente, ma che riattivano il cuore salvandogli la vita. (si capisce, vero, che preferisco guardare il “Dr. Hause” piuttosto che guardare la “disinformazione” televisiva?)
    Lo so, è una critica forte, forse immeritata, alla posizione che esprimete nell’articolo, nel quale auspicate cose certamente positive, che tutti quelli con un po’ di senno vanno chiedendo all’Europa da almeno tre anni : espansione monetaria, svalutazione dell’euro/$, ristabilire il circuito del credito, cioè il meccanismo di iniezione di liquidità dalle banche alle imprese, emissione di Eurobond con la variante che, se non si vuole socializzare a livello europeo i debiti vecchi, almeno che si socializzino i debiti nuovi, dando però avvio ad un programma di nuovi investimenti.
    Che dire, sarebbe bello. Ma è fattibile? Esistono le condizioni che possano ragionevolmente far pensare che si possano adottare misure simili? Io dico che non esistono le condizioni e che non è ragionevole attendersi che le cose mutino. Spero di sbagliarmi, e se sbaglio sarò tra i più felici, quando lo vedrò, ma ho seri motivi per credere il contrario. Analizziamo uno a uno gli auspici che fate e guardiamo negli occhi la bestia:
    -Espansione monetaria. La BCE ha per statuto il compito di tenere bassa l’inflazione, compito assegnatogli in origine dai Tedeschi, come condizione ostativa per la loro entrata nell’euro, pensate che si possa facilmente modificare lo statuto?. e che vi sia la volontà di farlo da parte dei Tedeschi?
    -Inoltre, la bassa inflazione fa parte delle condizioni essenziali alla esistenza stessa del “paradigma mercantilista” , che la Germania ha abbracciato e che non ha proprio nessuna intenzione di abbandonare, visto il successo economico, garantito alla sua grande industria e al suo grande capitale.
    -Inoltre, faccio notare che un incremento della liquidità in Italia causerebbe un rapido deterioramento della bilancia commerciale, infatti, perdurando il differenziale di produttività tra i due paesi, calcolabile ad oggi tra il 20 ed il 30% , è probabile che la liquidità aggiuntiva vada ad acquistare beni d’importazione, soprattutto Tedeschi e non beni Italiani e quindi con effetti nulli sulla produzione e sulla occupazione. Detto in soldoni: possiamo anche regalare agli Italiani qualche migliaio di euro , ma loro andrebbero a comprare Golf Polo (base) a 12.200 euro invece di comprare FIAT 500 (base) a 12.310. Si, lo so, non sta bene fare un esempio su un singolo bene, forse nemmeno confrontabili come segmento, non è statisticamente giusto, è un obbrobrio economico basarsi su un singolo bene. Bene, fatemi voi degli esempi contrari, esempi che mostrino che quel determinato bene prodotto in Italia costa meno del suo omologo prodotto in Germania e che sia confrontabile e dotato di rilevanza macro economica.
    -Emissione di eurobond. La corte costituzionale Tedesca non è favorevole all’acquisto dei Bond dei PIIGS, lo considera anticostituzionale, un aiuto di stato, vietatissimo dai trattati, figuratevi se sarebbe favorevole all’emissione di bond indirizzati a finanziare investimenti in infrastrutture Italiane. Qui Siamo nel puro campo dei sogni.
    -Svalutazione dell’Euro contro dollaro. In questo caso sarebbero gli Americani a non gradire, e visto come stanno trattando l’Europa nell’affare Russia – Ucraina, nulla mi fa pensare che vi siano facili accordi sulla politica economica dei due continenti. Per di più mi pare di ricordare che la Germania sia stata più volte bacchettata dagl’Usa proprio sulla sua politica mercantilistica e forse lo scandalo intercettazioni ha in qualche modo a che fare con questa guerra economica. Cosi vedo più probabile un apprezzamento dell’euro invece che un suo deprezzamento.
    -Anche sulla questione “cambi” bisogna guardare agli interessi in campo e quindi guardiamo la bestia negli occhi: alla Germania cosa conviene? Risposta: tenere bassa l’inflazione rispetto ai competitors europei (non “partners”, ho scritto proprio competitors, non ho sbagliato termine). In questo momento, ho l’impressione che paesi come l’Italia siano sostanzialmente in una situazione di “deflazione relativa” più veloce di quella tedesca e questo spiega anche il calo dello Spread tra i bound Tedeschi e Italiani. Perciò, visto che l’inflazione futura in Italia rischia di essere minore che in Germania, col cavolo che i tedeschi sono disposti a intraprendere la via della svalutazione dell’euro che andrebbe a favorire di più i suoi competitori europei di quanto possa favore gli interessi germanici. Faccio peccato a pensare male?La storia ce lo dirà. Intanto si possono controllare i dati sull’inflazione qui : http://it.inflation.eu/tassi-di-inflazione/inflazione-cpi.aspx e far caso che, per la Germania, l’inflazione (febbraio) mensile 0.47 annua 1.24; per Italia mensile -0.09
    Annua 0.47; francia mensile 0.55 annua 0.92.

    Vorrà o no dire qualcosa il fatto che noi siamo in deflazione, pur se, per il momento, solo mensile?????Non servono grandi economisti per vedere il pericolo certo che ci sta innanzi e che invece stiamo affrontando col paraocchi e che viene colpevolmente sottotaciuto dai media. Pensare che 10MLD di liquidità possano fare la differenza bhe! Ce ne vuole di fantasia, anche perché al momento, non è chiaro se sono 10MLD di maggiore spesa o in parte recuperati da tagli, e in tal caso avrebbero un effetto depressivo certo non espansivo. Permettetemi quindi di farvi notare che , mentre, si parla di immettere 10 MLD, si parla anche, in contemporanea, di tagliare spese e di aumentare tasse per importi anche maggiori dei 10 che forse si immetteranno nel sistema. Concludo dicendo che il malato è a terra e non vedo nessun dr. Hause disposto a fargli il massaggio cardiaco e nemmeno uno straccio di defibrillatore in giro, sono certaamente un po’ sfiduciato, e mi sembra quasi una perdita di tempo sperare in cambiamenti di indirizzo economico spontanei dalla UE.

  2. Marcello Romagnoli scrive:

    A me sembra che sia vano analizzare cosa non va e cosa si dovrebbe fare. Mi sembra evidente che ci sono paesi che intendono l’unione europea solo come un sistema all’interno del quale è possibile rafforzarsi a scapito di altri membri i quali hanno poco avvedutamente rinunciato ad ogni loro vantaggio competitivo passato sperando così di ottenere una economia più rigorosa e salda. Tra i paesi che oggi chiedono con forza il rigore e il rispetto dei trattati abbiamo quelli che per primi non lo hanno fatto e non solo per quanto riguarda lo sforamento del magico 3% di rapporto Deficit/Pil, ma che hanno anche esportato verso i paesi della UE più di quello che avrebbero potuto secondo i trattati stessi. Questi ultimi prevedono un coordinamento delle politiche economiche che sono avvenute solo a vantaggio di alcuni e a scapito di altri. Qualcuno potrebbe obbiettare che durante le riunioni dei ministri e dei capi di governo c’eravamo anche noi italiani e potevamo dire qualcosa, magari opponendo qualche veto. E’ vero, ci dovremmo domandare perchè non è stato fatto, quali motivazioni tecniche e/o politiche hanno guidato queste scelte. E se queste si rivelano dannose per il paese perchè non si dovrebbe recedere? Dopotutto una Italia, una Spagna, una Francia ecc. deboli convengono veramente ai paesi del Nord?

  3. Stefano Sylos Labini scrive:

    Risposta a Zamarco

    Il suo commento è condivisibile e anche io credo che sia difficile cambiare la situazione.

    Se, però, non si cambia linea, questa Europa è destinata a crollare, il problema è il tempo: per quanto tempo ancora si andrà avanti in questo modo insensato ?

    Le elezioni europee ci potranno dare qualche risposta.

    Per quanto riguarda il cambio, è vero che i rapporti commerciali tra la Germania e l’Italia rimarrebbero invariati, ma sarebbero diversi i rapporti tra l’Italia e i paesi che non hanno l’Euro. Inoltre, secondo noi, l’espansione monetaria dovrebbe essere finalizzata a rilanciare la domanda interna.

    Comunque, si tratta di proposte oggi impossibili da realizzare, ma che sarebbero indispensabili per salvare l’Euro e il progetto di integrazione europea.

    Cordiali saluti.
    Stefano Sylos Labini

  4. Stefano Sylos Labini scrive:

    Risposta a Romagnoli
    I nostri politici hanno fatto errori enormi, l’ultimo dei quali è la firma del Fiscal Compact, che sarà impossibile rispettare. Paesi deboli in Europa convengono a quelli forti: la crisi sta provocando la deindustrializzazione del nostro Paese e questo alla Germania va benissimo.
    La possibilità di uscire dall’Euro è concreta, però sarebbe bene che l’Italia lavorasse per costruire un’alleanza con altri paesi in difficoltà su obiettivi condivisi.

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