LUNEDÌ 10 MARZO 2014 06:55, la voce Cosentina.it

Grande interesse ha suscitato l’iniziativa di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini di aver lanciato il Manifesto per la Costituente Socialista in Italia e in Europa, soprattutto dopo la storica l’adesione del Pd nel Pse, che ricompone una evidente anomalia tutta italiana che perdurava da fin troppi anni. Al Manifesto hanno aderito in qualità di primi firmatari e promotori nomi di personalità operanti in veri settori della società. Molti i docenti universitari, i magistrati, gli ex parlamentari, gli economisti. Fra questi Mario Almerighi, già mambro del Csm, Cesare Salvi, docente di diritto privato ed ex parlamentare, Nicola tranfaglia, già europarlamentare, docente universitario, Giuseppe Tamburrano, Docente Universitario, Presidente Fondazione Nenni, Elio veltri, già parlamentare e presidente associazione Democrazia e legalità. Vittorio Emiliani, già parlamentare ed economista, Alberto Benzoni, già vicesindaco di Roma, Paolo Bagnoli, già Senatore, Renato Ballardini, già parlamentare ed avvocato, Felico Borgoglio, già parlamentare ed ex sindaco di Alessandria, solo per citarne alcuni.

Riportiamo di seguito in modo integrale il “Manifesto per la Costituente Socialista in Italia e in Europa”

La crisi economica, politica e morale che viviamo ha cause complesse e concatenate, molte delle quali sono da ricondurre ad un’idea distorta della crescita. Una crescita sfrenata e illimitata che si basa sullo sfruttamento del lavoro e delle risorse naturali e non si traduce in sviluppo della società e della cultura umana. Questo modello ha come stella polare il Prodotto Interno Lordo, un indicatore che distorce le decisioni di politica economica. In un quadro così compromesso il progetto europeo ha subito le conseguenze peggiori, fino a trovarsi oggi sull’orlo del fallimento. Ciò potrebbe portare a una crisi violenta non soltanto dell’Unione Europea, ma della stessa idea di democrazia. “Noi vogliamo una società più ricca, ma diversamente ricca”, scrisse il socialista Riccardo Lombardi. Non è un caso che i Grandi del Pensiero socialista vedessero giusto e prima degli altri. Crediamo infatti che se siamo arrivati a questo punto, indifesi e senza alcun orizzonte cui rivolgere il cammino, sia anche a causa della scomparsa del Socialismo liberale dal panorama della politica europea.

Il Socialismo liberale era l’unico ideale con un obiettivo sia continentale che universalista; visione complessiva dei rapporti sociali che avrebbe potuto contrapporsi tanto alla reazione dei localismi, delle comunità omogenee e dei razzismi, quanto al predominio del capitalismo finanziario. Il libero movimento dei capitali su scala globale non ha trovato invece alcun ostacolo nel potere politico, che non ha voluto imporre né freni, né regole, né meccanismi in grado di scongiurarne gli effetti più dannosi. Le forze politiche che avrebbero dovuto essere i medici di questa patologia economica sono diventate esse stesse parte della malattia i cui effetti sono stati scaricati in maniera devastante sul mondo del lavoro attraverso il ricatto delle delocalizzazioni produttive e di una precarietà che ha finito per incidere pesantemente sulle vite delle generazioni più giovani. In tale processo i sistemi democratici sono stati così svuotati della loro capacità di rappresentanza. I partiti che si professano socialisti non sono stati capaci di realizzare gli ideali cui dicono di ispirarsi e necessitano, anch’essi, di profonda rigenerazione.

L’Italia è un caso emblematico di una crisi che attraversa il nuovo millennio e che rischia di trasformare in modo duraturo la mappa delle nostre società. Colpevoli ritardi nelle riforme di struttura e di una macchina burocratica lenta e inefficiente, hanno consentito che la questione della legalità condizionasse in modo sempre più pesante sia l’economia che il sistema politico. Corruzione, criminalità organizzata, paralisi della giustizia e assenza di etica pubblica hanno favorito il degrado politico-istituzionale ostacolando lo sviluppo economico. Così l’economia sommersa e criminale, l’esportazione di capitali e l’evasione fiscale non hanno trovato ostacoli alimentando una distribuzione ingiusta e intollerabile della ricchezza e rendendo evanescente il confine tra finanza ed economia legale e illegale. Riteniamo che molti dei guasti del sistema politico italiano discendano dalla mancata soluzione della “questione socialista”.

Storicamente il rapporto di forza tra Partito Socialista e Partito Comunista è stato falsato dal peso dell’Unione Sovietica sullo scacchiere internazionale e dalle sue ingerenze nel sistema politico italiano. Solo all’inizio degli anni Sessanta, con i governi di centrosinistra e la politica di programmazione economica, il Psi riuscì a essere il perno centrale del progetto di cambiamento, sebbene all’interno dell’anomala alleanza con il proprio naturale avversario, la Democrazia Cristiana. Ma la politica delle riforme di struttura fu stritolata nella morsa PCI-DC. Negli anni a seguire, con il craxismo imperante, il protagonismo del PSI è stato speso in una politica di perseguimento puro e semplice del potere, che ha inquinato la dialettica democratica fino a determinare la scomparsa del Partito di sinistra più antico del paese. Non meno gravi sono state le responsabilità del Partito comunista la cui deriva moderata e liberista e l’ipocrita e superficiale accantonamento dell’”opzione socialista” hanno portato alla scomparsa della sinistra italiana.

1. L’Italia e l’Europa

Il destino del nostro Paese dipende da quello dell’ Europa. E’ ormai incontestabile che le politiche di risanamento deprimono la crescita e fanno aumentare inesorabilmente il peso del debito: il rigore penalizza le economie in difficoltà, fa fuggire i capitali verso i paesi più competitivi, accentua la restrizione del credito bancario innescando un circolo vizioso distruttivo. Pensiamo che i grandi paesi come la Francia, l’Italia e la Spagna, anche sfruttando il mutato contesto internazionale che sta mettendo sotto pressione la Germania, debbano prendere una forte iniziativa per modificare i Trattati Europei e restituire ai cittadini la titolarità della costruzione europea. Ciò per costruire una Banca Centrale sul modello della Federal Reserve, creare un debito pubblico sovranazionale, emettere eurobond per finanziare un grande piano di sviluppo e per il lavoro a livello continentale, realizzare in tempi brevi la riforma del sistema bancario che ne limiti la concentrazione e ne impedisca la speculazione finanziaria. L’obiettivo è quello di costituire finalmente uno Stato federale con un bilancio, una politica estera, una politica della difesa, una politica industriale ed energetica comuni, come avvenne negli Stati Uniti alla fine del 1700 sotto la guida di Alexander Hamilton.

2. Le proposte per l’Italia

In Italia le scelte più urgenti dovrebbero seguire due linee-guida: il risanamento del tessuto ambientale, sia in senso materiale che morale, e un contemporaneo rilancio dell’ intervento pubblico per stimolare programmazione e ricerca innovativa. Così da far fronte alla debolezza del nostro capitalismo privato, contrastare la disoccupazione e il divario crescente nella distribuzione del reddito. Crediamo che il modello di un’economia mista fondato sulla coesistenza tra imprese e banche pubbliche e imprese e banche private possa oggi permettere al nostro Paese di riconquistare – come accadde nel passato – un posto di rilievo tra le grandi potenze industriali. Un’ adeguata politica dei redditi potrà contrastare diseguaglianze che non sono solo inaccettabili da un punto di vista morale, ma che costituiscono un freno allo sviluppo dell’economia proprio perché riteniamo che “lo sviluppo economico è possibile solo con una maggiore eguaglianza sociale”. Ma l’eguaglianza dei cittadini nelle condizioni di partenza, nel nostro Paese, necessita di essere affermata, anzi ribadita, come uguaglianza davanti alla legge. Solo un risanamento etico, supportato dal ripristino della legalità, può garantire il libero sviluppo della persona e dell’economia. Al risanamento dell’etica non potrà che corrispondere anche un piano nazionale di risanamento dell’ambiente naturale, devastato da corruzione, incuria politica e affarismo privato. Si tratta di “vuoti” di legalità nei quali si inserisce e prospera l’affarismo della criminalità organizzata. Occorre inoltre rilanciare la bandiera del laicismo, una parola ormai scomparsa persino dal lessico politico. Il laicismo è sempre stato una delle bandiere del riformismo socialista, che ha portato al nuovo diritto di famiglia, al divorzio, all’aborto. Allo stesso modo va rivalutato il concetto di cultura insieme all’enorme patrimonio di beni culturali e ambientali oggi svilito a valore economico-finanziario finalizzato al profitto.

3. L’opzione socialista

Ci sarebbero dunque dei grandi spazi per l’azione di una forza dichiaratamente socialista che si impegni a costruire un nuovo modello di sviluppo e un’economia con piena occupazione equamente retribuita. Un nuovo modello in cui la finanza sia riportata al servizio dell’economia reale e che sappia valorizzare le capacità dei lavoratori, tuteli l’ambiente e sia improntato ad una maggiore eguaglianza sociale. Si tratta di puntare sulla qualità e non su un’espansione quantitativa illimitata che in un territorio inquinato e congestionato come quello italiano non è più sostenibile. La Costituzione italiana, una delle più democratiche e avanzate del mondo, rappresenta l’antitesi essenziale al modello del neoliberismo economico che ci ha condotto dentro la crisi e che continua ad aggravarla giorno dopo giorno, smantellando progressivamente i fondamenti della vita democratica e della convivenza civile. I movimenti per la difesa della Costituzione rappresentano perciò una base fondamentale su cui aggregare un consenso più ampio che possa avere uno sbocco sul piano politico. L’azione politica è assolutamente necessaria per dare concretezza e una prospettiva alle molteplici iniziative sociali che non riescono ad incidere perché sono troppo frammentate e non hanno la possibilità di conseguire dei risultati sul piano legislativo e su quello della politica economica. Per questi motivi crediamo che sia giunto il momento di impegnarsi senza remore e steccati per la costruzione di una grande forza che si ispiri all’azione socialista e che sappia realizzare gli insegnamenti delle figure storiche del movimento socialista, quali Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Gaetano Salvemini, Pietro Nenni, Altiero Spinelli, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti e Sandro Pertini – solo per citare gli esempi più alti di un patrimonio ideale e morale che, centoventidue anni dopo la fondazione del Partito dei Lavoratori, antenato diretto del Partito socialista, resta faro luminoso di uno sviluppo umano nella libertà e nella giustizia.