Manifesto per la libertà del pensiero economico

 

Contro la dittatura della teoria dominante e per una nuova etica

Il Manifesto si propone di suscitare una discussione aperta sugli orientamenti della ricerca economica e delle sue implicazioni politiche e culturali, riprendendo i temi della “Lettera al Direttore” pubblicata su “Repubblica” il 30 settembre 1988, e firmata da Giacomo Becattini, Onorato Castellino, Orlando D’Alauro, Giorgio Fuà, Siro Lombardini, Sergio Ricossa e Paolo Sylos Labini. L’Associazione Paolo Sylos Labini, che si è fatta promotrice dell’iniziativa, raccoglie le adesioni (per firmare vedi a fine pagina). Su questo sito si trova un apposito spazio per ospitare commenti ed analisi da parte di tutti coloro (singoli individui, associazioni, siti web ecc.) che vorranno aderire al manifesto.

Superate le 700 firmeLe adesioni al “Manifesto” promosso dall’Associazione Paolo Sylos Labini*

  • Critica Liberale
  • Sbilanciamoci.info
  • Economia e Politica
  • Associazione Rossi-Doria
  • Movimento d’azione giustizia e libertà
  • Giorgio Ruffolo
  • Alessandro Roncaglia
  • Marcella Corsi
  • Roberto Petrini
  • Stefano Sylos Labini
  • Francesco Sylos Labini
  • Loretta Napoleoni
  • Enzo Marzo
  • Mario Pianta
  • Riccardo Realfonzo
  • Agostino Megale (Segretario confederale Cgil nazionale e presidente Ires Cgil)
  • Mauro Gallegati
  • Luciano Gallino
  • Luciano Barca
  • Massimo Paradiso
  • Giulietto Chiesa
  • Michele Salvati
  • Marcello Degni
  • Giovanni Vetritto
  • Attilio Pasetto
  • Stefano Zamagni
  • Roberto Artoni
  • Giovanni Scanagatta (segretario generale UCID)
  • Marco Berlinguer
  • Michele Macri’
  • Paolo Raimondi
  • Valeria Panzironi
  • Stefano Prezioso
  • Pierangelo Dacrema
  • Carlo D’Adda
  • Salvatore Biasco
  • Paolo Palazzi
  • Anna Giunta
  • Giacomo Becattini
  • Cristina Marcuzzo
  • Michele de Benedictis
  • Gilberto Seravalli
  • Bruno Jossa
  • Giorgio Lunghini
  • Massimo Livi Bacci
  • Stefano Fassina (Responsabile Economia e Lavoro PD)
  • Laura Pennacchi
  • Arrigo Opocher
  • Pier Luigi Porta
  • Mario Sarcinelli
  • Gaetano Sabatini
  • Marco Cipriano
  • Gianni Viaggi
  • Roberto Romano
  • Emilio Carnevali
  • Paolo De Joanna
  • Ferruccio Marzano
  • Cosimo Perrotta
  • Claudio Gnesutta
  • Loredana Mozzilli
  • Pierfranco Pellizzetti
  • Nadia Urbinati
  • Cristina Comencini
  • Antonella Stirati
  • Fabrizio Botti
  • Carlo D’Ippoliti
  • Guglielmo Forges Davanzati

E tra gli altri ….

  • Paolo Bosi
  • Alfonso Gianni
  • Nicola Acocella
  • Mino Vianello
  • Marzio Catarsi
  • Duccio Cavalieri
  • Lanfranco Turci
  • Gianfranco Viesti
  • Carla Ravaioli
  • Sergio Ferrari
  • Stefano Zapperi
  • Annamaria Testa
  • Andrea Ginzburg
  • Mario Mazzocchi
  • Alberto Niccoli
  • Silvia Larizza
  • Jose’ de Faira-Costa
  • Giovanni Palmerio
  • Fabrizio Battistelli
  • Terenzio Cozzi
  • Pietro Alessandrini
  • Antonella Picchio
  • Carlo Panico
  • Paolo Pini
  • Sergio Cesaratto
  • Sebastiano Fadda
  • Gugliemo Chiodi
  • Guido Ortona
  • Elisabetta Basile
  • Francesca Bettio
  • Daniela Parisi
  • Salvatore Rizzello
  • Annamaria Simonazzi
  • Sergio Rossi
  • Cristiano Antonelli
  • Gustavo Visentini
  • Marco Causi
  • Bruno Contini,
  • Paolo Guerrieri,
  • Giuseppe Di Taranto.
  • Antonio Di Majo
  • Andrea Salanti
  • Alessandro Vercelli
  • Mauro Baranzini
  • Frederic S. Lee
  • Tae-Hee Jo
  • Alessandro Vercelli

Segue qui.

*le firme sono disposte in ordine di arrivo

1. La teoria dominante è in crisi

Oggi dopo anni di atrofizzazione si affaccia un nuovo sentire al quale la scienza economica deve saper dare una risposta. La crisi globale in atto segna un punto di svolta epocale. Come in tanti hanno rilevato, oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore. Queste teorie non avevano colto la fragilità del regime di accumulazione neoliberista. Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a determinare le condizioni della crisi. E’ necessario ricondurre l’economia ai fondamenti etici che avevano ispirato il pensiero dei classici.

2. E’ urgente riaprire il dibattito economico

E’ urgente riaprire il dibattito sulle fondamenta delle diverse impostazioni teoriche presenti nel campo economico. Occorre respingere l’idea – una giustificazione di comodo per tanti economisti e commentatori economici mainstream – che esista una sola verità nella scienza economica. Occorre dare spazio alle teorie alternative – keynesiana, classica, istituzionalista, evolutiva, storico-critica nella ricchezza delle loro varianti – nell’insegnamento e nella ricerca. Occorre adeguare ai tempi i nostri strumenti, assumendo l’analisi di genere nei nostri studi. E’ necessario dare “diritto di tribuna” ad ogni nuova idea economica nel segno della libertà e del libero confronto. Le concentrazioni di potere (nelle università, nei centri di ricerca nazionali e internazionali, nelle istituzioni economiche nazionali e internazionali, nei media), come quelle che hanno favorito nella fase più recente l’accettazione acritica del fondamentalismo liberista, debbono essere combattute.

3. Un’economia al servizio delle persone

La scienza economica dev’essere intesa in modo ampio, senza definizioni unilaterali e con piena apertura all’interscambio con le altre scienze sociali. L’obiettivo della ricerca dovrebbe consistere nella comprensione della realtà sociale che ci circonda, come premessa per scelte politiche dirette a migliorare la condizione di vita delle persone e il bene comune.

4. Un metodo non più fine a se stesso

A questo fine va indirizzato l’utilizzo delle tecniche disponibili, dall’analisi storiografica a quella econometrica, dall’analisi delle istituzioni alla costruzione di modelli matematici, senza preclusione verso alcuna tecnica ma allo stesso tempo senza che la raffinatezza tecnica dell’analisi divenga un obiettivo autoreferenziale, fonte di conformismo e di appiattimento nella formazione delle giovani leve di economisti. Per questo, va favorito un confronto critico tra impostazioni e analisi diverse.

5. Una nuova agenda

Suggeriamo cinque temi – su cui promuovere studi e iniziative – che ci sembrano di particolare rilievo nella fase attuale:

  1. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;
  2. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.
  3. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.
  4. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale. Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale.
  5. Uno sviluppo più equilibrato. Va favorita la transizione da una crescita quantitativa senza limiti verso uno sviluppo più equilibrato basato sulla qualità. Occorre impegnarsi per costruire degli indici alternativi al prodotto interno lordo che è inservibile e fuorviante dal momento che non riesce a rappresentare diverse attività economiche, i costi ambientali e il reale benessere della popolazione.

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Guendalina Balzani, Zola Predosa, , libero professionista