3 giugno 2009

Festival dell’Economia Trento 2009 «Identità e crisi globale»

Economisti alla sbarra: non capiti i rischi sistemici del credito impazzito

Trento, “processo” agli economisti ”Studino i mercati finanziari”

Ma c’era anche chi aveva capito e non è stato ascoltato….

Link al libro Roberto Petrini  ”Processo agli economisti” (Chiarelettere 2009) 

e riproponiamo l’articolo di PSL su 

Le prospettive dell’economia mondiale
di PAOLO SYLOS LABINI
Moneta e Credito, n. 223, settembre 2003.

In una relazione sulle prospettive dell’economia mondiale, che presentai
nell’aprile del 2002 a un convegno della Cgil e che poi fu pubblicata
da Il Ponte (maggio 2002), esprimevo gravi preoccupazioni sulle
prospettive dell’economia americana, che condiziona fortemente le
economie degli altri paesi e, in particolare, quelle europee. La mia diagnosi
fu giudicata da molti pessimista, ma i fatti, finora, mi hanno dato
ragione. Oggi la mia diagnosi è ancora più pessimista, ma, giusta o
sbagliata che sia, essa si fonda non su intuizioni o sul fiuto, bensì su
un’analisi approfondita.

28 maggio 2009

Articolo pubblicato martedì 26 maggio 2009 dal Financial Times (traduzione in Italiano qui)

..Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere. I veri pericoli si trovano altrove…

ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills;

ha definito “inutile” [il Parlamento ndr] e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare.

.Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.

.Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno.

***************

Per completare il quadro inquietante delineato dal Financial Times occorre ricordare che Berlusconi ha definito “eroe” un boss mafioso pluriomicida condannato all’ergastolo (Vittorio Mangano).

Ed è incredibile come la Chiesa non abbia preventivamente lanciato un grido di allarme su un personaggio come Berlusconi che rappresenta l’opposto dei principi e dei valori per cui si batte l’istituzione religiosa. Un allarme che fu lanciato ben 8 anni fa da personalità eminenti della cultura italiana e che riportiamo qui sotto.

***************

Il testo dell’ Appello contro la Casa delle libertà del 8 marzo 2001

È necessario battere col voto la cosiddetta Casa delle libertà. Destra e sinistra non c’entrano: è in gioco la democrazia. Berlusconi ha dichiarato di voler riformare la prima parte della Costituzione, e cioè i valori fondamentali su cui poggia la Repubblica italiana. Ha annunciato una legge che darebbe al Parlamento la facoltà di stabilire ogni anno la priorità dei reati da perseguire. Una tale legge subordinerebbe il potere giudiziario al potere politico, abbattendo cosí uno dei pilastri dello Stato di diritto.

Oltre a ciò, Berlusconi, già piú volte condannato e indagato, in Italia e all’estero, per reati diversi, fra cui uno riguardante la mafia, insulta i giudici e cerca di delegittimarli in tutti i modi, un fatto che non ha riscontri al mondo. Ma siamo ancora un paese civile? Chi pensa ai propri affari economici e ai propri vantaggi fiscali governa malissimo: nei sette mesi del 1994 il governo Berlusconi dette una prova disastrosa. Gli innumerevoli conflitti d’interesse creerebbero ostacoli tremendi a un suo governo sia in Italia sia, e ancora di piú, in Europa. Le grandiose opere pubbliche promesse dalla Casa delle libertà dovrebbero essere finanziate almeno in gran parte col debito pubblico, ciò che ci condurrebbe fuori dall’Europa. A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare, diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria della Casa delle libertà minerebbe le basi stesse della democrazia.

Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Alessandro Pizzorusso, Paolo Sylos Labini

***************

Vedi anche l’articolo di Furio Colombo su MicroMega


 

 

15 maggio 2009

Caro Gianni,


ti scrivo per informarti che “la versione di Antonio” riportata nel tuo libro-intervista è lacunosa o addirittura falsa per quel che riguarda i fatti che portarono dapprima alla nascita della lista Di Pietro – Occhetto e poi all’entrata di Giulietto Chiesa nel Parlamento Europeo (per l’esattezza le elezioni europee si tennero nel 2004 e non nel 2005). All’epoca ero a fianco di papà in tutte le sue iniziative politiche e mi ricordo bene ciò che accadde in quel periodo e che viene precisamente riportato nel libro di Alberico Giostra “il Tribuno” (qui allegato). Per prima cosa non è vero che l’Italia dei valori aprì le sue liste a candidati esterni al partito come afferma Di Pietro, ma fu costituita una nuova lista, seguendo le indicazioni di papà (il cosiddetto lodo Sylos Labini, cfr. il Tribuno), che fu chiamata non a caso con un nuovo nome (rivelatosi poi alquanto infelice) e cioè la lista Di Pietro – Occhetto. Di Pietro garantì che sarebbe stata una lista paritaria come richiedevano papà, Elio Veltri e Achille Occhetto, e non la mera confluenza dei movimenti nell’Idv.

Il punto che però mi preme sottolineare riguarda ciò che avvenne il giorno dopo le elezioni europee del 2004 in cui la lista Di Pietro – Occhetto ottenne un risultato ben al di sotto delle aspettative prendendo solo due seggi al Parlamento europeo. Per l’esattezza la lista prese due seggi a Nord-Ovest e al Sud e in entrambe le circoscrizioni il primo fu Di Pietro e il secondo fu Occhetto che in quel periodo era senatore in Italia e non sarebbe andato in Europa. Per cui i primi non eletti nelle due circoscrizioni furono Giulietto Chiesa nel Nord-Ovest e Donnici (Idv) nel Sud. Nel tuo libro Di Pietro afferma che lui optò per il seggio dell’Italia meridionale lasciando l’altro posto a Giulietto Chiesa. Una tale ricostruzione sembrerebbe dimostrare la lealtà di Di Pietro che in tal modo avrebbe rispettato l’accordo con Occhetto e Giulietto Chiesa – l’accordo prevedeva che sarebbe andata a Strasburgo una componente paritetica dei due soggetti presenti nella lista.

In realtà le cose non andarono affatto così, bensì nel modo raccontato da Alberico Giostra. Di Pietro per rispettare i patti avrebbe dovuto optare per la circoscrizione Sud consentendo a Giulietto Chiesa di andare a Strasburgo come primo dei non eletti al Nord-Ovest. .Di Pietro però decise improvvisamente di scegliere il Nord-Ovest spianando la strada a Donnici, il primo dei non eletti al Sud, ed infrangendo così il patto che prevedeva la suddivisione tra Idv e movimenti.

A quel punto papà andò su tutte le furie, come racconta in modo preciso Alberico Giostra, e si rivolse al costituzionalista Alessandro Pizzorusso che smentì le obiezioni di costituzionalità avanzate da Di Pietro. Poi ci fu anche l’intervento di Diego Novelli e così Giulietto Chiesa andò al Parlamento europeo perchè Di Pietro fu costretto a rispettare gli accordi.

E qui mi fermo perché come sai papà ci ha lasciato il 7 dicembre del 2005 ben prima che scoppiasse il litigio tra Di Pietro e Occhetto dopo le elezioni del 2006 e di cui Di Pietro parla diffusamente.

Per concludere, che pensare di questa vicenda ? Papà all’epoca definì Di Pietro un “perfetto italiano”


Cari saluti.

Stefano Sylos Labini


Estratto da “Il Tribuno”


Estratto da “Il Guastafeste”


4 maggio 2009

Presentazione della Società Pannunzio ROMA MERCOLEDI’ 29 APRILE SPAZIO EUROPA PALAZZO CAMPANARI Via IV novembre 149

L’associazione Paolo Sylos Labini e’ tra i promotori dell’iniziativa

Link